
Purim — in ebraico “sorti” — è la festa più allegra di tutto il calendario ebraico. Un’esplosione di colori, travestimenti e risate che invade le strade, dove grandi e piccini si lasciano travolgere da un clima di pura gioia. Un carnevale dell’anima, insomma!
Ma Purim non è solo divertimento: la festività è scandita da quattro precetti fondamentali, le mitzvot, che ne definiscono l’identità più profonda. Si chiamano comunemente “le quattro mem”, perché i loro nomi iniziano tutti con la lettera ebraica mem: il mishteh (il banchetto), il mikra megillah (la lettura del libro di Ester), i matanot l’evyonim (i doni ai poveri) e i mishloach manot (i doni agli amici). Tradizione, condivisione e generosità, il tutto servito con una bella dose di allegria. E tra i festeggiamenti, non mancano mai recite a tema e — naturalmente — le immancabili gare di canto!
Le due immagini che accompagnano questo racconto ne sono la prova vivente. La prima cattura tutta l’euforia di un gruppo di amici riuniti per divertirsi, mangiare e — ovviamente — travestirsi. La seconda, invece, ci porta dritti dentro il piccolo ma scintillante Festival di Sanremo di Purim degli anni ’50: un palcoscenico improvvisato, una chitarra, e tanta voglia di cantare.
Da sinistra a destra, ecco i protagonisti di quella serata indimenticabile: Alberto Funaro, Leo Pavoncello, Sandro Funaro (il cantante in gara), Leo Di Segni, Silvano Di Porto (alla chitarra), Salvatore Calò e Giacomo Sonnino.

La domanda rimane aperta, sospesa nel tempo come una nota musicale: chi avrà vinto il Festival di Purim di quegli anni?













