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    Mondo

    Trump–Netanyahu, asse politico e messaggi simbolici: dalla guerra alle gemme israeliane

    L’incontro tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è svolto in un clima di forte sintonia politica e personale, con dichiarazioni che hanno toccato tutti i principali dossier regionali: Gaza, Iran, Libano, Siria e i futuri equilibri mediorientali.

    Sul fronte di Gaza, il messaggio è stato netto: il tempo concesso a Hamas per deporre le armi sarà breve e le conseguenze di un mancato rispetto delle scadenze saranno severe. Trump ha ribadito l’impegno per il ritorno dell’ultimo ostaggio Ran Gvili.

    Ancora più chiaro il sostegno americano sulla questione iraniana: secondo Trump, il continuo riarmo di Teheran potrebbe portare a un nuovo attacco, anche con un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Parole che rafforzano la linea israeliana sulla necessità di impedire all’Iran di raggiungere capacità militari irreversibili.

    Non sono mancate dichiarazioni destinate a far discutere, come quelle sulla Turchia e su Recep Tayyip Erdoğan, definito “un amico”, con l’ipotesi di una vendita di F-35 ad Ankara e di un possibile ruolo turco a Gaza. Sul Libano, invece, Trump ha criticato apertamente l’inerzia del governo di Beirut nei confronti di Hezbollah, lasciando intendere che presto si vedrà “cosa accadrà”, in un chiaro riferimento a un possibile scenario militare più ampio.

    A suggellare l’incontro, un gesto dal forte valore simbolico: Netanyahu ha donato a Trump una bandiera degli Stati Uniti impreziosita con gemme estratte in Israele dalla società Holy Gems. Dietro il dono si nasconde una storia singolare che affonda le radici nel 1988, quando il Rebbe di Lubavitch parlò dell’esistenza di pietre preziose nascoste nella valle vicino a Haifa. Dopo oltre vent’anni di ricerche, giacimenti di gemme furono effettivamente individuati nell’area del fiume Kishon e sul Monte Carmelo.

    Il regalo, proposto all’ufficio del primo ministro dal figlio di uno dei ricercatori e discepoli del Rebbe, è stato pensato come simbolo del legame speciale, profondo e duraturo tra Israele e Stati Uniti: un’alleanza che, tra dichiarazioni politiche e gesti carichi di significato, l’incontro Trump–Netanyahu ha voluto ribadire senza ambiguità.

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