Skip to main content

Ultimo numero Marzo – Aprile 2026

Speciale Pesach 5786

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    NEWS

    Una notte allo Yad Vashem: la scrittrice francese Laure Adler sola nel silenzio dei ricordi

    Ha portato con sé solo un letto pieghevole, una bottiglia d’acqua e un libro: ‘Lettere a Milena’ di Franz Kafka. La scrittrice e giornalista francese Laure Adler ha scelto di trascorrere un’intera notte da sola allo Yad Vashem, luogo simbolo della memoria della Shoah. Non era un obbligo. Al contrario: nel progetto della casa editrice francese ‘Stock’, scrittori e intellettuali possono decidere di andare in qualsiasi museo del mondo. Molti amano circondarsi di capolavori artistici in luoghi come il Louvre, il Centre Pompidou, il Museo Picasso.
    Adler ha scelto, invece, di restare tra le testimonianze dei sopravvissuti e i nomi delle vittime. “Coraggio o stupidità, non lo so. – ha detto in un’intervista rilasciata a Ynet – La mia paura era non essere all’altezza. Ma forse nessuno può esserlo davvero”.
    Entrata alle 20.30 e uscita alle 6 del mattino, Adler ha trascorso la notte camminando tra fotografie, documenti e video dei sopravvissuti. Tra le sale quasi buie del museo ha riempito un taccuino di appunti. “Era come essere circondata da echi storici e filosofici – ha raccontato. A colpirla più di tutto sono state le fotografie della liberazione dei campi e “gli occhi dei bambini”.

    In quella notte, ha spiegato di aver avuto diversi ‘segni’: nella Sala dei Nomi, dove sono registrate le vittime della Shoah, ha aperto un registro a caso. Il nome che è apparso era il suo: Adler. Poco dopo ha ascoltato la testimonianza di un sopravvissuto novantenne. Il giorno dopo ne ha scoperto il nome: era Sini Adler. All’alba è salita sul tetto del museo. Guardando i corridoi illuminati dalla luce che filtrava dal vetro, ha avuto la sensazione di uscire da una caverna.
    Il giorno prima le avevano chiesto a quale domanda sperasse di rispondere dopo quella esperienza. Lei aveva detto: “C’è ancora speranza?”.
    Tuttavia, dopo aver attraversato il museo nel silenzio della notte, la sua risposta è stata un’altra: “Ho visitato questo luogo dieci anni fa. Ci sono cose che non si possono dimenticare, come la Sala dei Nomi. Ma ce n’è una che non ricordavo: il passaggio dal buio alla luce. Questa è la sacralità della vita: è la luce che trionfa”.

    CONDIVIDI SU: