
Ragionare sul ruolo dell’educazione nelle scuole, come rafforzare l’identità ebraica delle nuove generazioni e, soprattutto, investire nel loro futuro. Un confronto tra esperienze, professionalità, background diversi, è stato al centro della tre giorni nella Conferenza annuale della Yael Foundation, uno degli attori filantropici più dinamici e attivi del panorama internazionale. Fondata nel 2020 da Uri e Yael Poliavich, l’organizzazione ha in programma un aumento significativo del proprio budget annuale dedicato alle scuole ebraiche nel mondo, con un’espansione delle risorse destinate all’educazione e all’identità ebraica su scala globale, legata anche alle crescenti esigenze comunitarie dopo il 7 ottobre e all’evoluzione del suo modello operativo. La conferenza si è tenuta a Vienna. Il Gala annuale e la cerimonia degli “Yael Awards of Excellence”, si sono svolti in una cornice mozzafiato: nell’imponente Imperial Ballroom del palazzo Hofburg di Vienna: tra i momenti più emozionanti un’esibizione al violino dell’israeliana Agam Berger, l’ex ostaggio liberato, e uno spettacolo del mentalista israeliano Lior Suchard, scelto come intrattenimento principale dell’evento.
All’appuntamento hanno partecipato circa 200 dirigenti scolastici, leader comunitari e decision-maker provenienti da oltre 30 paesi, insieme a speaker di rilievo. La cerimonia ha incluso il riconoscimento di eccellenze degli Yael Awards, giudicati da una giuria internazionale con figure come Natan Sharansky, volto storico della Jewish Agency. La Comunità ebraica di Roma ha partecipato con una rappresentanza composta dal Presidente Victor Fadlun, il Preside del Liceo “Renzo Levi” Rav Benedetto Carucci, la Preside e direttrice delle scuole “Vittorio Polacco” e “Angelo Sacerdoti” Roberta Spizzichino e la morà Karen Di Veroli. Roma è infatti “uno dei fiori all’occhiello” della Yael Foundation, un asse strategico per l’educazione ebraica in Europa, radicata nel territorio e resiliente, come spiega il Presidente Fadlun a Shalom.
Rafforzare l’identità ebraica, una sfida educativa
“L’intenzione, il programma della Yael Foundation è di potenziare la didattica ebraica in Europa e nel mondo. Sono arrivati a sostenere 129 scuole sparse in tutti i continenti. Adesso per esempio la Fondazione sta operando anche in Asia.” spiega Fadlun. E se la sfida, soprattutto negli ultimi anni per l’ebraismo mondiale, è di rafforzare l’identità ebraica delle diverse comunità, la Yael Foundation la declina come modello educativo. “La loro convinzione è che una didattica ben organizzata, con scuole competitive, con ottimi management e facilities, con strutture nuove, moderne, permette a tutti di crearsi una cultura e un’identità ebraica forte. Ciò significa che se anche in futuro la prospettiva fosse quella dell’Alià, ci sarà una generazione di ebrei con un’anima e con un’educazione ebraica forte, un’identità che le comunità porteranno ovunque, nel mondo. Questa è la loro filosofia.” continua Fadlun. In questo quadro le eccellenze fanno la loro parte, ma nessuno deve restare indietro: “secondo la loro visione, bisogna puntare anche sulle comunità in difficoltà ed investire nelle loro scuole, perché i ragazzi un giorno saranno uomini e donne che andranno nel mondo, con una base culturale, identitaria e un’anima ebraica forte. Questo è il loro progetto nel quale investono cifre molto importanti. Quest’anno si parla di arrivare a oltre 70 milioni di euro, in un anno per tutto il mondo. Si tratta di un investimento gigantesco”. Le scuole ebraiche di Roma, forti della loro storia, sono protagoniste di questa visione, per varie ragioni: “Roma è un fiore all’occhiello, con un investimento da 8 milioni che la Yael Foundation ha stanziato sulle nostre scuole: è uno dei principali investimenti che la Fondazione fa a livello mondiale. – conclude Fadlun – c’è grande entusiasmo per questo progetto e la Fondazione lo vede anche come una operazione strategica in Europa”.

Didattica, metodo e confronto: nuove prospettive globali dell’educazione ebraica
Durante la conferenza, si sono svolti momenti di confronto tra “addetti ai lavori” su visione e strategie educative. “Questa esperienza è stata veramente molto interessante come quella dello scorso anno, per almeno due aspetti. – spiega a Shalom Rav Benedetto Carucci – Il primo aspetto è che il livello degli interventi, degli speech, delle presentazioni è molto alto, sono professionisti e accademici di grande livello che danno moltissimi spunti di riflessione dal punto di vista didattico, metodologico, e della formazione dell’identità ebraica. Quindi i contenuti sono veramente di livello molto elevato e permettono di avere tanti strumenti che possono essere utilizzati successivamente. Il secondo aspetto è il fatto che sono presidi, insegnanti di 45 scuole ebraiche in tutto il mondo, e che quindi permettono di confrontare in maniera molto ampia e approfondita le questioni dell’identità ebraica, della didattica e dell’ebraismo in contesti molto diversi. Questa diversità permette di fare riflessioni sia sulla nostra condizione ebraica, che spesso noi consideriamo problematica, e invece nella comparazione a volte riesce ad uscire in maniera più positiva, e comunque di ragionare ad un livello non così limitatamente locale come talvolta noi facciamo, ma con un punto di vista ben più ampio”.
Uno spazio di riflessione e di dialogo per una rete educativa internazionale
“L’incontro ha riunito direttori e leader di scuole ebraiche provenienti da diversi Paesi, uniti dalla responsabilità comune di guidare l’educazione delle nuove generazioni. – racconta la Preside Roberta Spizzichino – Non è stata semplicemente una serie di conferenze, ma uno spazio di riflessione profonda sul ruolo delle nostre scuole oggi: luoghi in cui identità, eccellenza, innovazione e tradizione devono dialogare in modo sinergico. Il filo conduttore dei lavori è stato il passaggio da una leadership reattiva a una leadership intenzionale: non limitarsi a gestire l’esistente, ma progettare con coraggio il futuro. In un contesto internazionale complesso e in rapido cambiamento, le scuole ebraiche sono chiamate a rafforzare la propria identità, a costruire comunità solide e a formare studenti capaci di coniugare competenza, valori e senso di appartenenza”. Uno spazio di dialogo dunque, che mette a confronto esperienze diverse di docenti, uniti dal percorso che l’ebraismo indica in un’epoca di cambiamenti: “Grande spazio è stato dedicato alla cultura organizzativa, al benessere scolastico, alla capacità di trasformare i valori dichiarati in pratiche quotidiane coerenti, così come alle sfide poste dalle nuove tecnologie. – continua Spizzichino – Accanto ai momenti plenari, il confronto tra colleghi provenienti da realtà diverse ha rappresentato uno degli aspetti più arricchenti: la possibilità di condividere difficoltà, strategie, buone pratiche e interrogativi comuni ha rafforzato il senso di appartenenza a una rete educativa internazionale. La Convention si è conclusa nella suggestiva cornice dell’Hofburg Palace con la cerimonia per gli Yael Awards, ma il valore più autentico dell’esperienza non risiede nella solennità del luogo, bensì nella consapevolezza rinnovata che guidare una scuola ebraica oggi significa assumersi una responsabilità che è insieme culturale, educativa e comunitaria. Rientro a Roma con strumenti concreti, nuove prospettive e una motivazione rinnovata: investire nella qualità dell’educazione ebraica significa investire nel futuro delle nostre comunità. È nelle aule, nel dialogo quotidiano con studenti e docenti, che prende forma quel futuro che a Vienna abbiamo immaginato insieme”. La condivisione con altre realtà nel mondo ha rappresentato un momento importante per la delegazione di Roma, che torna con un bagaglio di esperienze da portare tra i banchi di scuola. “Partecipare alla conferenza annuale della Yael Foundation a Vienna è stata per me un’esperienza di profonda ispirazione, che definirei quasi rigenerante per il mio ruolo di educatrice. – racconta la Morà Karen Di Veroli – Trovarmi immersa in una dimensione internazionale e incontrare colleghi e leader educativi provenienti da contesti molto diversi mi ha permesso di sentirmi parte di un’unica grande famiglia. Questi giorni mi hanno ricordato quanto sia ampia e complessa la sfida dell’educazione ebraica, una missione condivisa a livello globale. Chaya Yosovich, CEO della Yael Foundation, ha ricordato che il compito di un educatore non è solo quello di mantenere acceso il braciere affinché il fuoco non si spenga, ma dobbiamo ricordarci che “abbiamo i fiammiferi in mano” e possiamo accendere continuamente nuovi fuochi. Questi giorni a Vienna non sono stati soltanto una celebrazione dei successi raggiunti, ma un vero laboratorio di idee, che mi ha restituito energia ed entusiasmo da portare in classe”.













