
Il teatro come uno strumento di memoria e testimonianza. Promosso dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con il Teatro Parioli Costanzo, si è svolto ieri lo spettacolo ‘Voci dalla Shoah’, nell’ambito delle iniziative per l’83° anniversario del rastrellamento del 16 ottobre 1943. Due gli appuntamenti in programma: una matinée dedicata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e una rappresentazione serale aperta al pubblico.
Tratto dal volume di Marcello Pezzetti ‘Il libro della Shoah italiana. I racconti di chi è sopravvissuto’ pubblicato da Einaudi nel 2009, il progetto intreccia le testimonianze di centosei sopravvissuti, dando vita a un racconto corale della persecuzione degli ebrei in Italia.
Sul palco, Pamela Villoresi e Fabio Ferrari, insieme a Micol Pavoncello, Alessandra Cosimato, Luca La Ginestra e Alessandro La Ginestra, hanno restituito voce ai testimoni, accompagnati dalle note del pianoforte dal vivo di Mario Piacentini. La sceneggiatura è firmata da Elisabetta Fiorito, con la consulenza scientifica degli storici Marcello Pezzetti e Manuele Gianfrancesco.

Il racconto prende le mosse dalla quotidianità precedente alle persecuzioni, dall’infanzia alla scuola, per attraversare le leggi antiebraiche, le discriminazioni, l’occupazione tedesca, gli arresti e la deportazione. Un percorso che trasforma la storia in vicende personali, restituendo la dimensione umana della tragedia e mostrando la distruzione delle esistenze individuali e delle comunità ebraiche.
Nel 1943 furono deportati dall’Italia oltre 9.000 ebrei, circa un quinto della popolazione ebraica residente nel Paese. La quasi totalità fu destinata ad Auschwitz. Attraverso le storie dei sopravvissuti, questa memoria continua a essere tramandata, affinché anche le nuove generazioni possano conoscere e comprendere una delle pagine più tragiche della storia italiana.

“La realizzazione del primo spettacolo teatrale interamente pensato e organizzato dalla Fondazione ha richiesto, negli ultimi mesi, un impegno intenso”, ha affermato Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah. Il progetto rappresenta anche, ha spiegato, “un gesto di restituzione alle famiglie dei sopravvissuti che hanno generosamente condiviso il tempo dei propri cari con la collettività, consentendo alle loro testimonianze di raggiungere intere generazioni. Nel portare quelle voci sulla scena, vogliamo custodirne la dignità e la complessità, con la misura, il rispetto e il rigore scientifico che guidano ogni lavoro della Fondazione”.
Anche per Fabrizio Musumeci, amministratore unico del Teatro Parioli Costanzo, il teatro deve essere un luogo in cui la comunità si confronta con le pagine più difficili della propria storia. “La memoria non si trasmette da sola: ha bisogno di testimonianze, conoscenza e occasioni di ascolto”, ha sottolineato, auspicando che la collaborazione possa proseguire con nuove iniziative rivolte alle scuole e alla città.
Foto credit: Ariel Nacamulli
















