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    ROMA EBRAICA

    “Storie di Pietra”: la memoria che attraversa Roma

    Anche lontano dalle strade e dai sampietrini, le pietre hanno continuato a raccontare. Alla Fondazione Museo della Shoah si è svolta “Storie di Pietra”, la passeggiata narrativa ideata e condotta da Rosario Tedesco. Un percorso che non ha perso la sua forza: le pietre d’inciampo sono entrate simbolicamente nel museo, trasformando lo spazio in un luogo di ascolto e responsabilità.

    La manifestazione nasce come itinerario urbano tra le pietre d’inciampo, ma è soprattutto un dispositivo narrativo che intreccia documenti d’archivio, testimonianze e ricostruzione storica. Come ha spiegato Tedesco, si tratta di “una passeggiata narrativa che, attraverso le storie incise sulle pietre, ricostruisce la relazione tra vittime e carnefici: lo facciamo grazie ai documenti d’archivio e alle testimonianze delle vittime, degli eredi e dei sopravvissuti, intercettando quel legame storico che ha segnato le loro vite”. L’obiettivo non è soltanto commemorativo, ma analitico: riportare alla luce le dinamiche concrete che hanno legato vittime e persecutori, restituendo complessità a vicende spesso ridotte a schemi astratti. In questo senso, l’iniziativa si colloca in una prospettiva di memoria attiva, capace di interrogare il presente.

    Nel corso dell’incontro infatti Tedesco ha ribadito il significato etico dell’appuntamento: “Siamo qui per onorare le memorie delle vittime, se il passato è una ferita aperta noi capiremo chi siamo quando potremo ricucire quella ferita”. E ha aggiunto: “Le pietre non sono soltanto un segno nel selciato, sono un atto di responsabilità collettiva: ogni nome inciso ci chiede di non distogliere lo sguardo”. L’impianto è chiaro: far emergere non solo i nomi delle vittime, ma anche il contesto, le responsabilità, i legami concreti che hanno reso possibile la persecuzione. Un lavoro che intreccia archivio, memoria familiare e drammaturgia, restituendo profondità a storie spesso ridotte a numeri. Le pietre d’inciampo — piccole targhe in ottone collocate davanti all’ultima abitazione libera delle vittime — rappresentano oggi il “più grande monumento a cielo aperto della storia”, come ha spiegato Tedesco: una costellazione diffusa che attraversa l’Europa e obbliga a un confronto quotidiano con la memoria. L’iniziativa si inserisce nel progetto “Due dentro ad un fuoco”, promosso dall’associazione Tracce. Accanto a Tedesco, Marta Brandolini e Marco Ballante hanno accompagnato il percorso con musica e parole, rafforzando l’intensità emotiva della narrazione. Al centro vi è il coinvolgimento diretto degli studenti, che lungo l’itinerario delle Stolpersteine di Gunter Demnig danno voce alle vittime. La musica accompagna il cammino, mentre il finale è affidato al Coro delle Scuole Ebraiche di Roma, diretto da Josef Anticoli con brani della tradizione ebraico-romana. Un progetto che amplia la prospettiva: dalla memoria locale alla dimensione europea, dallo spazio urbano alla cooperazione internazionale. Le pietre, nate come segni individuali davanti alle case, diventano così ponti tra città, lingue e generazioni.

    Il nuovo appuntamento romano del 2026 segna un passaggio ulteriore e decisivo. Sostenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione del Meclemburgo-Pomerania, dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e dal Goethe-Institut Roma, l’evento inaugura un programma di cooperazione culturale tra Italia e Germania fondato su un’idea forte: mettere in dialogo le storie legate alle pietre d’inciampo dei due Paesi. L’iniziativa, ospitata dalla Fondazione Museo della Shoah, è stata organizzata in collaborazione con il Centro di Cultura Ebraica e patrocinata dalla Comunità Ebraica di Roma.

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