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    ROMA EBRAICA

    Giacomo Alatri. Un visionario nella Comunità Ebraica di Roma

    Giacomo Alatri (Roma, 30 maggio 1831 – 8 marzo 1889) non era un uomo qualunque. Figlio primogenito di Samuele Alatri, una delle figure più influenti della Comunità ebraica romana, aveva nel DNA la passione per il sociale e un’idea precisa: l’educazione doveva essere dolce, non punitiva.

    Dal Consiglio comunale agli asili: una missione

    Subito dopo l’Unità d’Italia, Giacomo viene eletto consigliere comunale. Ma il suo vero campo di battaglia è un altro: l’Opera Pia degli Asili Infantili Israelitici. Prima vicepresidente, poi presidente al posto dello storico fondatore Tranquillo Ascarelli (ormai anziano, che gli passa volentieri il testimone), Giacomo eredita dal padre non solo la generosità, ma anche una visione chiara.

    La Roma post-1870: tutto da ricostruire

    Dopo il 1870, gli asili sono praticamente al collasso. Giacomo non si arrende. Nei suoi discorsi denuncia senza mezzi termini “la mancanza di insegnanti adatte” e individua un problema ancora più urgente: dove accogliere i ragazzi ebrei durante le vacanze estive? Quei bambini che ormai frequentano le scuole pubbliche hanno bisogno di uno spazio per non perdere il contatto con la loro educazione religiosa e culturale.

    Il rivoluzionario: contro la severità, per l’amore

    Ma ecco il colpo di scena. Giacomo entra in rotta di collisione con il sistema educativo tradizionale. Insegnanti rigidi, metodi severi, punizioni: per lui è tutto sbagliato. L’educazione deve essere altro, deve partire dall’amore e dalla comprensione.

    Il contrasto è talmente forte che nel 1881 si dimette dalla presidenza degli asili. Un gesto drastico, quello di un uomo che non scende a compromessi sui suoi principi.

    Il sogno che non fece in tempo a vedere

    Le sue intuizioni rivoluzionarie? Furono messe in pratica qualche anno dopo la sua morte. Giacomo aveva visto giusto, aveva anticipato i tempi. Ma la vita gli giocò un brutto scherzo: una crisi cardiaca se lo portò via nel 1889, a soli cinquantasei anni.

    Non fece in tempo a vedere realizzato il suo sogno. Ma la sua eredità è ancora lì, nelle pagine dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, a ricordarci che cambiare le cose richiede coraggio – anche quando il prezzo è rinunciare al potere.

    Fonte: Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino” – Archivio Fotografico

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