Skip to main content

Ultimo numero Settembre – Ottobre 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    ROMA EBRAICA

    CER e comunità di Sant’Egidio insieme nel ricordo della Shoah e nella lotta all’antisemitismo

    La consueta commemorazione del rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma, ha ricordato la sofferenza della deportazione degli ebrei romani con uno sguardo rivolto al presente, in cui la diffusione dell’antisemitismo si fa ogni giorno più preoccupante.
    La cerimonia si è aperta con l’intervento del Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo Di Segni, che ha apprezzato la vicinanza della Comunità di Sant’Egidio: “La vostra presenza, tradizione di qualche decennio, è confortante. Questi sono tempi molto difficili per la nostra Comunità che mai come in questi tempi si trova ad affrontare un’ostilità di fondo che nasce da un’antica ostilità”. Il Rav ha poi fatto riferimento al clima antisemita che anima i nostri giorni, ribadendo il conforto che offre la presenza “degli amici che si ricordano di noi e di quello che è successo alla nostra comunità per una questione strutturale che fa parte del loro stesso DNA”. Ha infine auspicato che “di fronte alla realtà che stiamo affrontando cerchiamo di trovare insieme gli strumenti per contrastare quello che succede”.
    Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha ripreso le parole di Rav Di Segni nell’osservare la solitudine che riguarda gli ebrei oggi, vissuta già in passato: “In questa memoria c’è una nota dolente in più che riguarda il presente. Questa realtà richiama alla memoria la condizione di solitudine in cui la comunità ebraica si è trovata varie volte: con l’indifferenza nel ’38, le leggi razziste promosse dal fascismo, con la paura nel ’43 di fronte alla razzia e alla deportazione degli ebrei di Roma ad opera dei nazisti e dei fascisti. Una solitudine presente anche negli anni della Repubblica, che in parte è scivolata nell’antisemitismo fino al 1982, quando fu ucciso Stefano Gaj Taché”. Riccardi ha poi aggiunto che “di fronte a questa solitudine abbiamo sempre detto nella memoria del 16 ottobre 1943, come in altre occasioni, ‘mai più’. Per questo noi ci siamo”.
    Il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun ha evidenziato come il ricordo del rastrellamento del ghetto di Roma debba fungere da monito per affrontare il presente: “Il 16 ottobre ci insegna a riconoscere il momento in cui l’odio smette di essere un sentimento individuale e diventa un fenomeno collettivo, tollerato, giustificato, persino incoraggiato”. Fadlun ha aggiunto: “Noi ebrei di Roma siamo qui da oltre duemila anni; non chiediamo privilegi: chiediamo che nessuno debba nascondere la propria identità per sentirsi al sicuro”.
    Ha partecipato alla cerimonia anche la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Livia Ottolenghi, che ha evidenziato l’allarme del ritorno dell’antisemitismo, invitando a riconoscerlo e condannarlo: “Oggi è tempo dell’impegno personale: ognuno di noi deve vigilare nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, quando si sente una giustificazione dell’odio o una battuta, perché non sono solo parole ma un campanello d’allarme che va intercettato affinché un 16 ottobre non possa più ripetersi”.
    “Questa memoria tanto dolorosa pone ancora domande vitali al nostro presente, alla nostra città e a noi che insieme la abitiamo, ebrei e cristiani” ha sottolineato Monsignor Marco Gnavi, delegato del Cardinal Vicario. “Oggi la globalizzazione e la velocità di questo cambiamento d’epoca non devono cancellare le ferite incise nella carne, di chi questa storia l’ha vissuta, di chi ne trovò la morte e di chi sopravvisse e ha posto la propria esistenza al servizio della coscienza delle nuove generazioni, come Settimia Spizzichino, carissima amica, internata nei campi di Auschwitz e Bergen-Belsen”.
    La commemorazione del 16 ottobre 1943 ha così rinnovato l’impegno collettivo a contrastare l’antisemitismo di oggi, affinché l’odio antiebraico, alimentato dall’indifferenza e dalla sua giustificazione, non possa nuovamente trasformarsi in quella violenza che spianò la strada ai campi di sterminio.

    CONDIVIDI SU: