Skip to main content

Ultimo numero Gennaio – Febbraio 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    NEWS

    Olimpiadi, Sanremo e il coraggio di Yocheved Gold

    Mentre la fiaccola olimpica attraversava Milano, in via Sforza una manciata di manifestanti invocava l’esclusione di Israele dalla competizione sportiva invernale e dalla carta geografica. I cori sono sempre gli stessi: “From the river to the sea, Palestine will be free”, “Free, free Palestine” – la solita litania urlata, questa volta, da pochi. Per rendere l’idea, abbiamo visto assemblee condominiali più popolose. E alla cerimonia d’apertura dei giochi gli atleti israeliani sono stati accolti dai fischi. Il tentato boicottaggio d’Israele alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina ha chiuso una settimana piena di eventi e polemiche lanciate contro lo Stato ebraico, che tentano di rianimare l’atmosfera ostile divampata dalle piazze agli atenei dal 7 ottobre 2023. In pochi giorni, la narrativa anti-israeliana, talvolta apertamente antisemita, ha provato a insinuarsi in ogni ambito: dallo sport alla musica, dalla medicina agli alberghi, persino nell’arte di fare la pizza.

    Sì, avete letto bene: anche alcuni pizzettai hanno voluto dire la loro. Nei giorni scorsi, su Shalom, abbiamo raccontato il caso di un giovane chef israeliano a cui è stato negato l’accesso a una scuola di pizza in Italia. Il suo sogno era imparare a fare la pizza romana. “Nel momento in cui ha saputo che ero israeliano, il mio interlocutore ha visto nero. Non ha voluto sapere nient’altro di me”, ha detto il ragazzo a Ynet. La scuola ha poi pubblicato una nota ufficiale che respinge le accuse di discriminazione religiosa o etnica, ma come spesso accade, seguono i “ma”: a motivare l’esclusione sarebbero ragioni etiche. “Sosteniamo apertamente la causa palestinese e la protezione della popolazione civile palestinese”, si legge. “Per ragioni etiche, abbiamo deciso di non collaborare o ammettere allo studio persone che siano membri attivi delle Forze di Difesa Israeliane o direttamente coinvolti nell’attuale conflitto”.

    Saranno sicuramente le stesse “ragioni etiche” che hanno spinto il comune di Monza a prendere di mira l’azienda farmaceutica israeliana Teva, trasformando la salute in strumento di boicottaggio. Una scelta che normalizza l’idea secondo la quale l’origine israeliana basti da sola per essere esclusi. Non lontano da lì, a Bergamo, accade un altro fatto: una puntata del programma televisivo “4 Hotel” è stata cancellata dalla programmazione, piattaforme, social network e così via, dopo le polemiche per un post in cui un albergatore dichiarava di aver “bandito gli ebrei” nella sua struttura. A Sanremo, intanto, qualcuno accorda la chitarra alle polemiche: Levante che già guarda al primo posto della manifestazione canora, ha dichiarato che se vincesse non parteciperebbe all’Eurovision. Il “perché” è quasi scontato: c’è Israele. Di contro, Laura Pausini, senza invettive e parole inutili, ricorda che non è giusto penalizzare un artista: “Io ci andrei”, semplice e netto.

    Tornando al poco popolato corteo di Milano, per rispondere a uno degli slogan urlati, “I popoli in rivolta scrivono la storia, intifada fino alla vittoria”, ricordiamo un esempio di coraggio che attraversa il Novecento e che dovrebbe far impallidire tutti i “Cuor di Leone” del boicottaggio e quelli che fischiano gli israeliani: la vicenda di Yocheved Gold, morta qualche giorno fa all’età di 102 anni. Nata in Germania nel 1923, visse in prima persona l’ascesa del nazismo e l’esclusione sistematica degli ebrei dalla vita pubblica, all’epoca considerata normale dalla maggior parte della società. Nel 1936, a soli tredici anni, riuscì a entrare allo Stadio Olimpico di Berlino per assistere alla cerimonia d’apertura dei Giochi: le fu chiesto di unirsi agli altri bambini per porgere un mazzo di fiori ad Adolf Hitler. La ragazzina, che ragionava con la propria testa, si rifiutò. Successivamente assistette alla Notte dei cristalli e, da adolescente, lasciò la Germania per andare a vivere a Haifa, sotto il mandato britannico. In Israele trascorse decenni nel kibbutz Sa’ad, vicino alla Striscia di Gaza, prodigandosi per la sua comunità e facendo l’infermiera. A cento anni, durante l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, è rimasta 30 ore in una stanza di sicurezza. Quando è stata trasferita in un hotel vicino al Mar Morto, ha deciso di tornare al suo kibbutz, affermando di voler continuare a vivere la propria vita dove aveva scelto di costruirla. Il suo sì che è coraggio.

    CONDIVIDI SU: