
Le proteste di massa in Iran continuano a scuotere la Repubblica islamica, nonostante la repressione brutale messa in atto dalle autorità locali. Un giornalista e attivista iraniano ha rilasciato un’intervista anonima a Ynet, lanciando un appello a Israele e agli Stati Uniti affinché intervengano per fermare l’escalation di violenza.
Secondo il reporter, che ha rinominato se stesso Armin, decine di migliaia di persone scendono quotidianamente in piazza nelle principali città nonostante la repressione violenta da parte delle forze di sicurezza e il blackout delle comunicazioni, che limita severamente il flusso di informazioni dall’interno della nazione. Armin ha raccontato che i manifestanti vedono in Israele e negli Stati Uniti potenziali alleati per frenare il massacro e ottenere sostegno politico. Secondo il giornalista, alcune persone avrebbero portato cartelli con ringraziamenti al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al Presidente americano Donald Trump.
Le autorità iraniane hanno ammesso che migliaia di persone sono state uccise nella repressione delle proteste, mentre organizzazioni per i diritti umani e fonti di opposizione suggeriscono numeri molto più alti, difficili da verificare a causa delle restrizioni sulla comunicazione e delle interruzioni di internet. Armin ha affermato inoltre che l’isolamento delle comunicazioni ha lasciato molte famiglie senza contatti con i loro cari in patria e che la richiesta di aiuto esterno nasce dal timore che il regime continui a uccidere i propri cittadini “nell’oscurità”.
La crescente violenza interna ha attirato l’attenzione internazionale e solleva interrogativi sul possibile ruolo che potenze esterne come Washington e Gerusalemme potrebbero svolgere in una delle crisi politiche più profonde degli ultimi anni per l’Iran.













