
Un’iniziativa di formazione pedagogica si è trasformata in un caso nazionale. Cento insegnanti ebrei del Paradigm Project, provenienti da Israele e dagli Stati Uniti, hanno rinunciato al viaggio di studio a Reggio Emilia, dopo la richiesta di firmare una dichiarazione di presa di distanza dall’”occupazione israeliana di Gaza”. A riferirlo il sito americano Jewish Insider.
La visita era stata organizzata nell’ambito delle attività di “Reggio Children”, il modello pedagogico per l’infanzia conosciuto a livello internazionale. La controversia è nata dopo le proteste di alcuni proPal locali per i presunti legami di alcuni partecipanti con le azioni dell’esercito israeliano a Gaza.
Il documento chiedeva di prendere le distanze “dall’occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati e in ogni altra parte del mondo”. Il Paradigm Project ha contestato la richiesta, sostenendo che i profili personali e istituzionali degli educatori fossero stati esaminati e presentati come prova del loro sostegno a Israele e all’Idf.
A seguito dei fatti, Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, come riporta ‘Il Tempo’, ha parlato di “un principio di schedatura su base razziale”. “I metodi e il clima instaurati da certi comuni emiliani mi ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci: “ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali””, chiedendo all’amministrazione comunale di dimettersi “per il metodo indegno utilizzato e per l’enorme danno di immagine provocato all’Italia”.
Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha replicato: “La Carta non chiede a nessuno di rispondere in quanto ebreo, israeliano o appartenente a qualsiasi comunità. Chiede a chi partecipa a un percorso educativo di condividere principi universali di rispetto e protezione dell’infanzia”. Massari ha inoltre ribadito la disponibilità al dialogo: “La porta è aperta e la nostra disponibilità è limpida e completa”.













