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    ITALIA

    Quel pasticciaccio pd del ddl sull’antisemitismo

    Si preannuncia un iter lungo quello del ddl sull’antisemitismo e si allontana al momento l’accordo bipartisan come era stato auspicato dall’inizio. Nel Giorno della Memoria la maggioranza ha voluto dare un segnale preciso: l’adozione del testo base presentato da Massimiliano Romeo della Lega in commissione Affari Costituzionali al Senato, simile a quello presentato precedentemente da Ivan Scalfarotto di Italia Viva. Il testo è stato votato dalla maggioranza, da Azione e appunto da Italia Viva.

    Un voto che mette all’angolo soprattutto il Pd. Era stato infatti Graziano Del Rio dell’area riformista a presentare un testo molto simile a quello di Massimiliano Romeo, sostenuto da tutta l’area centrista dem e bocciato dalla segreteria di Elly Schlein e Francesco Boccia. Così ancora un’altra volta, il Pd più che avere una sua propria posizione è corso dietro ai no dei Cinque Stelle e di Avs.

    C’è ancora una tenue speranza di arrivare a un testo condiviso. Il termine degli emendamenti in commissione Affari Costituzionali al Senato è fissato per il 10 febbraio: un numero contenuto di proposte permetterebbe di terminare le votazioni in Commissione entro un mese e andare in aula a marzo. Ma l’unanimità sperata dalle forze politiche latita soprattutto per la discussione attorno alla definizione di antisemitismo data dall’Ihra, l’alleanza internazionale per la memoria della Shoah che Del Rio aveva incluso nella sua proposta.

    Vale la pena studiare attentamente la definizione. “L’antisemitismo – si legge nel testo adottato dall’Ihra nel 2016 – è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.

    Fin qui nessun dubbio, ma i problemi appaiono appena si nomina Israele. “Le manifestazioni potrebbero includere l’obiettivo dello Stato di Israele, concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, la critica a Israele simile a quella rivolta a qualsiasi altro Paese non può essere considerata antisemita”.

    A tal proposito, l’Ihra, però, illustra nelle linee guida alcuni esempi: Negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza di uno Stato di Israele sia un’impresa razzista. Applicare doppi standard verso lo Stato di Israele richiedendo comportamenti non attesi né richiesti a nessun’altra nazione democratica. Usare simboli e immagini associati all’antisemitismo classico per caratterizzare Israele o gli israeliani. Fare confronti tra la politica contemporanea di Israele e quella dei nazisti.

    Precisazioni che spaventano la sinistra e che stravolgono la narrativa dominante propal. ”Il ddl Romeo è profondamente sbagliato, rischia di mettere sullo stesso piano il giusto contrasto all’antisemitismo e le critiche al governo israeliano”, spiega Peppe De Cristofaro di Avs. Insomma, la sinistra teme che, approvando la legge, non si possa più manifestare contro Israele.

    Pur di avere il disco verde di tutte le forze politiche, fonti di maggioranza si dicono disponibili a smussare, fino a eliminare, le sanzioni penali inizialmente previste, ad accogliere diversi emendamenti del senatore Del Rio e correzioni dei dem. Difficile a quel punto sostenere un no come quello dell’adozione del testo base da parte della segreteria del Nazareno che, però, è stretta nella morsa propal. Proprio nel Giorno della Memoria un sit-in era stato annunciato davanti alla sede nazionale dem, poi vietato dalla polizia per motivi di sicurezza.

    Ma se il Pd è stretto dai propal, la destra potrebbe invece ritrovarsi all’angolo sul saluto romano. La presidente dell’Ucei Noemi Di Segni auspica che venga punito penalmente il braccio teso e su questo trova il consenso di tutto il centrosinistra, inclusi i Cinque stelle.

    In tutto questo sembra cadere nel vuoto l’auspicio di Liliana Segre di arrivare presto a una legge frutto di una convergenza più ampia possibile. Ma è stata la stessa senatrice a vita a ricordare proprio il 27 gennaio che non si può e non si deve paragonare Gaza alla Shoah e a frenare le distorsioni della Storia. Strumentalizzazioni che, si spera, con la nuova legge saranno seppellite per sempre.

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