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    ITALIA

    Board of Peace, Tajani: saremo osservatori. L’opposizione invoca l’Onu

    Tra necessità di partecipare al Board of Peace for Gaza da una parte e accuse di scodinzolamenti e affarismo dall’altra, alla Camera e al Senato va in scena il consueto muro contro muro tra governo e opposizione. Il governo tira dritto e ribadisce la partecipazione al Board come spiega il ministro degli Esteri Antonio Tajani in aula alla Camera durante le comunicazioni. “L’assenza a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie, una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali”. Non mancano da parte della maggioranza le critiche al governo israeliano. Il governo, aggiunge Tajani a proposito delle ‘aggressioni’ dei “coloni estremisti israeliani, condanna ogni tentativo di annessione della Cisgiordania. Tentazioni che rischiano di pregiudicare i due Stati”.
    Nella replica, momenti di nervosismo soprattutto dopo l’accusa di Riccardo Magi di Più Europa di essere accucciati e di scodinzolare davanti a Donald Trump. “Noi non partecipiamo ad alcun comitato d’affari, né scodinzoliamo, neanche attorno a Tony Blair scodinzoliamo noi. Io non collaboro con nessuno se non con il Governo del quale faccio parte”, puntualizza il ministro. “Io ricordo che la Camera ha approvato, con 182 voti a favore, 101 astenuti e nessun voto contrario, la risoluzione per sostenere l’iniziativa di pace messa in campo dagli Stati Uniti per Gaza. Ho detto che, secondo me, non esistevano altre alternative a quella che stanno realizzando di Stati Uniti e non ho ascoltato una proposta alternativa in questo dibattito. Se ce ne sono, io sono pronto a tenerne assolutamente conto, però mi è sembrato di non averne ascoltata nessuna. Attendo un rapporto scritto dell’opposizione su quali sono le proposte per il futuro della Palestina”.
    Il no al Board di Trump produce l’effetto “miracoloso” di ricompattare le opposizioni in un campo largo tanto auspicato e difficilmente raggiunto. La minoranza presenta una mozione comune firmata da Pd, M5S, Alleanza sinistra e verdi, Più Europa, Azione e Italia Viva. Due i punti su cui l’opposizione impegna il governo: “A non aderire, né a partecipare in qualunque forma al Board of peace o ai suoi lavori, al fine di non legittimare un organismo internazionale non conforme ai principi fondamentali previsti dall’articolo 11 della Costituzione né a quelli del diritto internazionale, e non delegittimare il ruolo dell’Onu che va rafforzato e sostenuto”. E “a scongiurare, in ogni caso, qualsiasi forma di contribuzione finanziaria, diretta o indiretta, al Board of Peace”.
    Per la segretaria dem Elly Schlein il ministro deve spiegare perché siamo gli “unici che partecipano come osservatori. L’alternativa era dire no e tenere la schiena dritta, come hanno fatto gli altri, che non vogliono la pace meno di noi”. Riccardo Ricciardi dei Cinque Stelle va anche oltre. La via non è soltanto quella di riconoscere la Palestina, ma anche di sospendere ogni rapporto militare con Israele e arrestare Netanyahu. Inutile poi aggiungere l’uso e l’abuso della parola genocidio da parte dei Cinque Stelle e Avs, che chiede di rimettere al centro l’Onu. Unico a votare sì dai banchi dell’opposizione è Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico, che critica proprio le Nazioni Unite. “Parliamo di un contesto legittimato dal mandato ONU. Nonché di un contesto in cui il tradizionale strumento ONU è pesantemente delegittimato, perché infiltrato da estremisti, tramite le vergognose dichiarazioni di Francesca Albanese”. Una voce, quella di Marattin, fuori dal coro.
    L’esito è quello scontato. Passa la risoluzione di maggioranza, bocciata quella delle opposizioni.
    E se il Cardinale Parolin spiega che ci sono perplessità e che il Vaticano non parteciperà al Board, la premier Giorgia Meloni attacca le opposizioni che non hanno le idee chiare. Secondo il virgolettato del Corriere della Sera, “per mesi ci hanno detto che la pace in Medio Oriente era una priorità, e ora ci chiedono di non partecipare — senza vincoli — alle discussioni sull’implementazione del piano di pace, quando mezza Europa lo fa. Forse la Palestina, ora che non è più utile alla campagna elettorale, non è poi così importante per loro”.

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