
Ieri, a Ra’anana si è tenuta la cerimonia di inaugurazione di un sefer Torà in memoria di Dan Weidenbaum, caduto in combattimento nella Striscia di Gaza il 12 gennaio 2024. Per l’occasione i suoi genitori, David e Aviva arrivati in Israele da Bruxelles quando Dan era ancora un bambino, hanno aperto le porte di una casa viva e luminosa, dove non c’è posto per la tristezza e la disperazione. “Non esiste al mondo un luogo dove fuggire dalla vita e dalle nostre emozioni. La vita ci chiede di assumerci la responsabilità di viverla fino in fondo, con intensità, proprio come hai fatto tu, mio principe” ha detto Aviva, un anno fa, in occasione del primo anniversario della scomparsa di Dan. Il keter, la corona d’argento che decora il sefer, è un’opera dell’artista Zion Hadad, la sua forma riprende quella dell’elmo che Dan indossava in battaglia, che è custodito all’interno della corona stessa. Le stelle di David che la ricoprono sono composte dalle lettere del nome di Dan, una storia di eroismo che continua a parlarci attraverso spirito e materia.

Il corteo è partito dalla casa della famiglia Waidenboim e ha attraversato le strade della città tra musica e danze, il senso della perdita accanto alla forza della vita. L’arrivo al tempio Achi veRe’i è stato segnato dalle note del violino di Agam Berger, soldatessa rilasciata da Hamas dopo 482 giorni di prigionia. Mentre ascoltavo quelle melodie ho ripensato a una recente visita al Nord. È bello il Nord d’inverno, la natura si sveglia, distese verdi e cieli limpidi. E tramonti mozzafiato. Ho visto il cielo tingersi di rosso da Mitzpe Nimrod, un sito panoramico in memoria di Nimrod Segev e dei suoi compagni, caduti nel 2006 durante la Seconda guerra del Libano. Poi, via via il rosso ha lasciato posto a nubi turchine mentre le tenebre scendevano sulla valle, sul monte Hermon e su Har Dov. Luoghi densi, strati di storia e di memoria, dolore e gratitudine. E proprio davanti a tanta bellezza ho pensato a tutte le persone che sono riuscite a far posto nelle loro vite alla gioia accanto al dolore, alla ricchezza accanto alla perdita. Il tramonto da Mitzpè Nimrod è splendido, ma non è solo bellezza. È anche una misura morale. È una terra difesa con sangue ed eroismo, ma non solo. È stata difesa, come ha detto Eitan Oster, caduto il 2 ottobre 2024 mentre difendeva il confine settentrionale, anche con amore. “Un vero combattente non combatte per l’odio verso chi ha di fronte, ma per amore di ciò che lascia alle sue spalle”. Parole che suonano come una profezia, sulle labbra di un ragazzo di ventidue anni. In questo Paese ogni azione, anche la più prosaica, è intrisa di valore, perché ogni piccolo frammento del nostro quotidiano è possibile grazie al sacrificio dei caduti e al costante sforzo di chi combatte ancora, ogni giorno. Fare una gita. Lasciare i bambini davanti al cancello della scuola. Andare a un concerto. Salire su un treno. Possiamo farlo soltanto grazie a loro. Per questo la nostra vita sarà sempre un po’ e un po’, un po’ di tristezza e un po’ di gioia, per poter vivere con intensità, come ha fatto Dan. Come è stato ieri sera, come ogni giorno continuano a insegnarci David e Aviva.













