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    INNOVAZIONE

    In Israele il primo trapianto di polmone robotico

    Un nuovo traguardo ha segnato la medicina israeliana. Al Beilinson Medical Center di Petah Tikva è stato eseguito il primo trapianto di polmone robot-assistito in Israele, una procedura altamente innovativa che consente di ridurre l’impatto dell’intervento chirurgico e favorire un recupero più rapido.
    L’operazione, effettuata il mese scorso con il sistema robotico da Vinci, rientra tra le circa 20 procedure di questo tipo realizzate finora nel mondo, secondo quanto riportato da Israel National News.
    A differenza della chirurgia tradizionale, che richiede l’apertura del torace e la divaricazione delle costole, il nuovo approccio utilizza diverse piccole incisioni. Attraverso queste aperture, i chirurghi hanno potuto collegare il polmone trapiantato ai vasi sanguigni e alle vie respiratorie, limitando i danni ai muscoli, ai nervi e ai tessuti circostanti. Il risultato potrebbe avere importanti conseguenze per i pazienti sottoposti a trapianto. Gli interventi tradizionali possono durare dalle otto alle dieci ore e comportare un dolore postoperatorio significativo, che rende più difficile respirare profondamente ed eliminare le secrezioni polmonari, aumentando il rischio di infezioni e complicazioni.
    La procedura è stata guidata dal dottor Yuri Peischowicz, direttore del Dipartimento di Chirurgia Toracica del Beilinson, che ha definito il risultato una svolta per i trapianti polmonari in Israele. L’obiettivo, ha spiegato, è fare in modo che entro cinque anni la chirurgia robotica senza apertura del torace possa diventare lo standard per questo tipo di intervento. Il primo trapianto di polmone robotico al mondo era stato realizzato in Spagna circa tre anni fa. Da allora, la tecnica è stata adottata soltanto da un numero ristretto di centri medici internazionali.
    Per arrivare all’intervento, l’équipe israeliana ha affrontato una lunga fase di preparazione, con formazione specialistica e simulazioni dedicate. Decine di professionisti hanno partecipato all’operazione, tra chirurghi, anestesisti, infermieri, pneumologi e specialisti di terapia intensiva. Una delle principali difficoltà riguardava la gestione delle eventuali emergenze, considerato che la presenza dei bracci robotici all’interno della cavità toracica limita l’accesso diretto al paziente. Per questo motivo, il team ha pianificato in anticipo le procedure di ventilazione, monitoraggio e gestione emodinamica, predisponendo anche il collegamento preventivo del paziente a una macchina cuore-polmone.
    Il nuovo traguardo si inserisce in un percorso già avviato dal centro medico. Circa un mese prima, i chirurghi del Beilinson avevano eseguito un trapianto polmonare con tecnica mininvasiva, senza assistenza robotica, utilizzando soltanto due piccole incisioni.
    A sottolineare il valore dell’esperienza maturata è stata la dottoressa Osnat Livneh-Straichman, direttrice dell’Istituto di Malattie Polmonari e Allergie del Beilinson. Il centro ha già eseguito oltre mille trapianti di polmone, un’esperienza che, insieme al lavoro multidisciplinare, ha permesso di affrontare una procedura così complessa.
    Particolarmente incoraggianti sono stati i risultati postoperatori. Secondo l’équipe medica, il paziente ha recuperato più rapidamente del previsto e ha avuto bisogno di pochissimi farmaci antidolorifici, fatta eccezione per il paracetamolo. La riduzione del dolore ha contribuito anche ad abbreviare la permanenza in terapia intensiva e la degenza ospedaliera complessiva.
    Un risultato che apre nuove prospettive per la chirurgia dei trapianti: la possibilità di combinare la complessità di un intervento salvavita con tecniche sempre meno invasive, puntando a migliorare la qualità del recupero e ridurre le complicazioni per i pazienti.

    Foto: Ufficio Stampa Beilinson

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