Quando studiavo teatro, il mio maestro ci ripeteva spesso una lezione che, allora, a noi giovani studenti sembrava affascinante: la teoria dell’attore secondo Eugenio Barba, fondatore dell’Odin Teatret. Diceva che il corpo dell’attore in scena non deve mai trovare l’equilibrio comodo della vita quotidiana. Deve invece cercare un equilibrio precario, sostenuto da uno sforzo costante, da una tensione tra forze…
IDEE – PENSIERO EBRAICO
Il duplice carattere della festa di Sukkòt
Rav Beniamino Artom (Asti, 1835-1879, Londra), rabbino capo della comunità sefardita di Londra, in una sua derashà per la festa di Sukkòt, tenuta alla sinagoga di Upper Brianstone Street, il 2 ottobre 1868, aprì il suo discorso con queste parole (traduzione mia): “[Dopo il giorno di Kippur] il tempo dell'ansia è finito e ci abbandoniamo alla gioia. Ma anche questa…
Commento a "UN CAMMINO DI SPERANZA"
In una nota congiunta di tre dicasteri vaticani è stato pubblicato un documento, intitolato “Un cammino di speranza” sul dialogo interreligioso, a sessanta anni dalla Dichiarazione conciliare Nostra Aetate. La nota si sofferma con paragrafi significativi e importanti sul dialogo con gli ebrei ed è meritevole di attenzione e di commento per vari punti. La data: il documento è stato…
Sukkot e Israele, la precarietà come destino e come lezione
Fra i popoli dell’umanità è molto difficile trovarne un altro che abbia conservato la propria continuità storica, linguistica, culturale e religiosa per oltre trenta secoli come ha fatto quello ebraico. A questa considerazione molto nota bisogna aggiungere però che tale continuità non si è purtroppo quasi mai realizzata nella calma e nella sicurezza, ma è stata faticosamente custodita nella precarietà…
Nell'ora di Ne'ilà 5787
Pubblichiamo il discorso del Rabbino Capo di Roma Rav Riccardo Shemuel Di Segni, nell’ora di Neillà durante lo Yom Kippur 5787. Nelle selichòt di questi giorni abbiamo ripetuto tante volte questa richiesta: עֲשֵׂה-עִמִּי אוֹת לְטוֹבָה “dammi un segno buono”, presa dal Salmo 86:17. La frase continua con le parole: וְיִרְא֣וּ שֹנְא֣י וְיבֹֹ֑שׁוּ כִי־אתִּ֥ה ה' עֲזרְתִּ֥נִי וְנִחמְתנִי “che i miei nemici vedano e si…
Yom Kippur: Il Padreterno non ride
Shlomo Aschkenasy che guida il Kolel del Bostoner rebbe a Gerusalemme, cita di frequente i rebbe chassidici della dinastia polacca di Gur (il kolel è una casa di studio per lo studio avanzato e a tempo pieno del Talmud e della Halakhà, frequentata prevalentemente da uomini sposati). In un commento preparato in occasione di Kippur, egli citò il rebbe Yisrael…
Perdonare non basta: il percorso per ricucire le ferite
Con l’arrivo delle festività ebraiche, tornano al centro temi come il perdono, la riconciliazione e la possibilità di ricominciare. Ma proprio i momenti trascorsi in famiglia possono riportare alla luce ferite che sembravano ormai superate. Vecchi conflitti, parole mai dimenticate e risentimenti possono riemergere con una forza sorprendente, anche a distanza di molti anni. A raccontare il complesso rapporto tra…
Parashà di Haazìnu: La giustizia del decreto divino
Questa parashà contiene il celebre Cantico di Moshè, un solenne inno che celebra la grandezza di Dio e ammonisce il popolo d'Israele. Nel quarto versetto è scritto: “Egli è la Roccia le cui opere sono perfette, perché tutte le Sue vie sono di giustizia, un Dio fedele senza ingiustizia, Egli è giusto e retto” (Devarìm, 32:4). Joseph Beer Soloveitchik (Belarus,…
Rosh Hashanà: Dubbi di fede e teshuvà
Avraham Kroll (Lodz, 1912-1983, Gerusalemme), nella sua opera Bepikudèkha Asìcha (p. 403) scrive che è una cosa naturale fare i conti a fine anno, perché all’inizio dell’anno non ci sono conti da bilanciare. Quando invece si tratta dei conti spirituali, un ragazzo di tredici anni che diventa bar mitzvà il giorno prima di Rosh Hashanà, viene già esaminato dall’Eterno a…
Parashà di Nitzavìm: La Torà non è in cielo
Alla fine di questa parashà, nel suo discorso di commiato, Moshè esorta i figli d’Israele a ricordare che la teshuvà è alla portata di tutti, con queste parole: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: «Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo…




















