
La torta di mele rovesciata alla cannella è una di quelle ricette che mi piacciono particolarmente, perché dimostra che a volte basta cambiare prospettiva per scoprire qualcosa di bello. Ed è esattamente quello che mi è successo qualche giorno fa, durante una giornata che non prometteva assolutamente nulla di speciale.
Era una giornata normalissima, una di quelle in cui si esce di casa con un elenco infinito di cose da fare, la testa già all’impegno successivo e la sensazione di essere perennemente in ritardo, anche quando, miracolosamente, non lo si è. Ero con mia figlia e, a un certo punto, ho cercato il telefono nella borsa.
Non c’era.
Ho cominciato a cercarlo meglio, perché naturalmente la prima reazione di una donna che non trova qualcosa nella borsa non è pensare di averla dimenticata, ma convincersi che sia nascosta da qualche parte, probabilmente sotto uno scontrino vecchio di sei mesi, tre fazzoletti e una quantità imbarazzante di oggetti inutili.
E invece niente. Il telefono era rimasto a casa.
Ora, non so voi, ma io senza telefono mi sento inizialmente come se mi mancasse un pezzo. Non tanto perché abbia questa necessità irrefrenabile di guardare i social, quanto perché nel telefono c’è praticamente tutta la mia vita: il lavoro, gli appuntamenti, i messaggi dei figli, le liste della spesa, le telefonate a cui rispondere e, naturalmente, quelle ventisette conversazioni WhatsApp che sembrano tutte urgentissime.
Il mio primo istinto è stato quello di tornare indietro a recuperarlo. Poi ho guardato mia figlia, ho pensato al tempo che avremmo perso e ho deciso che, per una volta, il mondo avrebbe dovuto cavarsela senza di me per qualche ora.
E sapete una cosa? Se l’è cavata benissimo.
All’inizio mi sono sorpresa a cercare il telefono quasi automaticamente. Nei momenti di attesa, mentre camminavamo, persino durante una pausa nella conversazione. È impressionante rendersi conto di quanto sia diventato un gesto meccanico, come sistemarsi i capelli o controllare se abbiamo chiuso la porta di casa.
Poi, piano piano, ho smesso di pensarci.
E abbiamo cominciato a parlare. Ma parlare davvero, senza quella fastidiosa abitudine di interrompere una frase per controllare chi ha scritto, senza rispondere distrattamente mentre con la testa si è già altrove. Abbiamo chiacchierato di cose importanti e di assolute sciocchezze, abbiamo riso, commentato quello che vedevamo intorno a noi e ci siamo godute la giornata senza avere nessuna particolare fretta di arrivare al momento successivo.
La cosa curiosa è che non abbiamo fatto niente di straordinario. Nessuna attività speciale, nessun programma memorabile, niente che avrei pensato di raccontare a qualcuno la sera tornando a casa. Eppure, proprio quella giornata così normale è diventata una delle più belle che ricordi degli ultimi tempi.
Mi sono ritrovata a pensare a quanto siamo diventati bravi a essere disponibili per tutti, sempre e comunque, e a quanto invece facciamo fatica a esserlo completamente per chi abbiamo davanti. Perché anche quando siamo fisicamente presenti, spesso una parte della nostra attenzione è altrove. C’è sempre una mail da leggere, un messaggio a cui rispondere, qualcosa da organizzare o un problema da risolvere.
E non è neanche una questione di cattiva volontà. È semplicemente il modo in cui ci siamo abituati a vivere.
Da mamma, poi, credo che questa cosa sia ancora più evidente. Passiamo una buona parte della nostra vita a cercare di incastrare tutto, a organizzare il tempo per i nostri figli, a preoccuparci di quello che serve loro, di quello che dobbiamo fare per loro. E qualche volta, in mezzo a tutta questa organizzazione, rischiamo di dimenticarci che ciò di cui hanno bisogno non è necessariamente un programma speciale o un’attività indimenticabile, ma semplicemente un po’ del nostro tempo, senza distrazioni.
E vale anche per noi. Perché quella giornata non è stata un regalo soltanto per mia figlia, ma anche per me. Per qualche ora non ho dovuto risolvere niente, rispondere a nessuno, essere efficiente o produttiva. Ho potuto semplicemente godermi la compagnia di una delle persone che amo di più al mondo.
Naturalmente non ho intenzione di trasformarmi in una di quelle persone che predicano la disconnessione digitale e poi pubblicano diciotto fotografie della propria giornata senza telefono. Il cellulare mi serve, mi facilita enormemente la vita e, diciamocelo, senza Google Maps probabilmente starei ancora cercando di tornare a casa.
Però quella piccola dimenticanza mi ha fatto riflettere. Siamo sempre convinti che per stare meglio dovremmo avere più tempo, più vacanze, meno impegni, giornate più lunghe. E forse, qualche volta, basterebbe semplicemente smettere di riempire ogni minuto disponibile.
Non credo che il problema sia il telefono in sé. Il problema è quella sensazione di dover essere sempre reperibili, sempre pronti a rispondere, come se tutto quello che succede fuori dal momento che stiamo vivendo fosse necessariamente più urgente di quello che abbiamo davanti.
Quando sono tornata a casa, naturalmente, ho recuperato il telefono. C’erano messaggi, qualche chiamata persa e una discreta quantità di notifiche. Ho controllato tutto e ho scoperto che quasi niente richiedeva davvero una risposta immediata. Avrei potuto leggere la maggior parte di quei messaggi anche qualche ora dopo, senza che cambiasse assolutamente nulla.
In compenso, se fossi tornata indietro a prendere il telefono, quella giornata con mia figlia sarebbe stata diversa. Magari altrettanto piacevole, ma certamente più frammentata, più interrotta, più simile a tante altre.
E così ho pensato alla torta di mele rovesciata che vi propongo oggi. Una torta semplicissima, di quelle che profumano la cucina e che non richiedono ingredienti particolari, ma che ha una piccola particolarità: la parte più bella si trova nascosta sul fondo e bisogna capovolgerla per scoprirla.
Mi sembra un’immagine perfetta di quello che mi è successo. Sono uscita di casa convinta di aver dimenticato qualcosa di indispensabile e sono tornata con la sensazione di aver ritrovato qualcosa che, senza accorgermene, stavo trascurando.
Non so se da oggi comincerò volontariamente a lasciare il telefono a casa. Conoscendomi, probabilmente no. Ma ho deciso che proverò almeno a lasciarlo più spesso nella borsa, magari spento, quando sono con le persone a cui voglio bene.
E magari, la prossima volta che mia figlia mi proporrà di uscire insieme, invece di controllare prima le mail, controllerò soltanto di avere le chiavi di casa.
Per il telefono, vedremo.
Torta di mele rovesciata alla cannella
Ingredienti per uno stampo da 24 cm
Per le mele:
- 3 mele grandi
- 100 g di zucchero di canna
- 40 g di margarina vegetale
- 1 cucchiaino di cannella
- 1 cucchiaio di succo di limone
Per l’impasto:
- 3 uova
- 150 g di zucchero
- 100 g di olio di semi
- 120 g di acqua
- 250 g di farina 00
- 12 g di lievito per dolci
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- 1 pizzico di sale
Preparazione
Preriscaldate il forno a 175°C statico e rivestite il fondo di uno stampo da 24 cm con carta forno.
Sbucciate le mele, tagliatele a fettine e conditele con il succo di limone e la cannella. In un pentolino fate sciogliere la margarina con lo zucchero di canna e un cucchiaio d’acqua, mescolando fino a ottenere uno sciroppo denso. Versatelo sul fondo dello stampo e disponetevi sopra le fettine di mela, leggermente sovrapposte.
In una ciotola montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete l’olio, l’acqua e la vaniglia, quindi incorporate la farina setacciata con il lievito e il pizzico di sale.
Versate delicatamente l’impasto sulle mele e infornate per circa 40–45 minuti, controllando la cottura con uno stecchino. Lasciate riposare la torta per una decina di minuti, quindi capovolgetela ancora tiepida su un piatto da portata.
È una torta perfetta da preparare in anticipo, buona a temperatura ambiente e ancora più golosa leggermente tiepida, magari accompagnata da una tazza di tè e da una conversazione che, per una volta, nessuno ha fretta di interrompere.
Illustrazione Ludovica Anav













