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    Cultura

    ‘Gli anni rubati’, le memorie di Settimia Spizzichino alla Casina dei Vallati

    Una serata densa di emozioni in ricordo di Settimia Spizzichino. È stato presentato alla Casina dei Vallati nella Fondazione Museo della Shoah il libro ‘Gli anni rubati’, scritto dalla pronipote di Settimia, Miriam Spizzichino, e dallo storico Marco Caviglia. Ad introdurre l’evento il presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia con i saluti della vicepresidente della Comunità ebraica di Roma Carola Funaro e Caterina De Mata, Presidente della Fondazione Ernesto Besso. Messaggio di saluto del sindaco di Cava de’ Tirreni Raffaele Giordano. A presentare l’evento, la giornalista e scrittrice Elisabetta Fiorito.
    Il libro si articola in due parti. La prima riguarda le memorie di Settimia Spizzichino, unica donna a tornare dalla razzia del 16 ottobre 1943. Racconta la storia sua e della sua famiglia, la cattura all’alba di quel terribile sabato, il trasferimento al Collegio Romano, poi il viaggio verso Auschwitz. Segue la selezione, dove la madre, una sorella e la nipote vengono subito mandate alle camere a gas, l’entrata nel campo insieme alla sorella Giuditta che non sopravviverà, il blocco degli esperimenti, la marcia della morte, l’arrivo a Bergen Belsen e la salvezza il 15 aprile.
    La seconda parte del libro, invece, è quella scritta da Miriam ed è quella di cui si è parlato di più durante la serata. Si è voluto ricordare zia Mimma, la vita dopo il ritorno ad Auschwitz, una donna che ha scelto come emblema della sua vita la libertà per destinare le sue energie ai nipoti, alla famiglia e alla memoria. Così caparbia e “tignosa” da far pubblicare la sua testimonianza a Cava de’ Tirreni, le notti insonni a guardare i programmi di politica in tv perché, ripeteva sempre, non erano preparati alla deportazione: “una famiglia chiusa all’esterno, quasi ripiegata su sé stessa, attenta solo al nostro piccolo mondo e a quello poco più grande del Ghetto di Roma dove vivevamo”. Miriam ha riportato alla luce le memorie intime davanti ad una platea gremita dove c’erano molti componenti della famiglia Spizzichino. Spicca la generosità e l’intelligenza di Settimia, soprattutto la mattina del 16 ottobre quando con prontezza riesce a far scappare la sorella Gentile con la figlia e la nipotina dicendo ai tedeschi che era la domestica. Momenti di commozione quando Miriam ha ricordato l’illuminazione del Ponte Settimia Spizzichino da parte dell’Acea la notte tra il 15 e il 16 ottobre di quest’anno e il suono dello Shofar di Rav Colombo.
    Marco Caviglia ha invece approfondito la parte storica, soprattutto il momento della selezione e la consapevolezza dei deportati della fine tragica dei loro cari. Ha ricordato la frase iniziale delle memorie di Settimia: “ci sono cose che tutti vogliono dimenticare. Ma io no. Io della mia vita voglio ricordare tutto, anche quella terribile esperienza che si chiama Auschwitz.
    Ed è proprio sull’importanza della memoria ora che, per dirla con Miriam, “i sopravvissuti stanno scomparendo che si sente sempre più la necessità di investire le nostre risorse e questo libro è una di queste”.

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