
Alla Sala Umberto di Roma va in scena, dal 12 al 22 febbraio, “Come sedurre un femminista”, commedia brillante che ribalta prospettive e luoghi comuni sull’amore contemporaneo. Protagonisti Susy Laude e Dino Abbrescia, diretti dalla stessa Laude, in un testo firmato da Samantha Ellis, tradotto da Isabella Prigione.
Kate è una giornalista brillante, disillusa, stanca di uomini narcisisti e manipolatori. Alla ricerca di autenticità più che di promesse, incontra Steve a una festa in maschera. Da quell’incontro inatteso nasce una storia che si muove tra equivoci, aspettative romantiche e il peso di un passato sentimentale non sempre facile da archiviare. Il titolo gioca con l’ambiguità e invita a non fermarsi alla superficie: non è la storia di una femminista da conquistare, ma di un femminista da sedurre. Un ribaltamento che diventa chiave narrativa e motore comico, aprendo a una riflessione sull’identità, sulla parità e sulla libertà di essere se stessi – anche, e soprattutto, in amore.
Lo spettacolo alterna ironia e profondità, leggerezza e consapevolezza. Genitori ingombranti, fidanzati invadenti, matrimoni disastrosi: tutto contribuisce a disegnare il campo minato delle relazioni contemporanee, dove il desiderio di equilibrio si scontra con stereotipi duri a morire. Come ha raccontato la regista e protagonista Susy Laude a Shalom: “A volte riflettere anche con un sorriso può essere molto più potente che invece una tragedia. Quindi ci si diverte, ci si pensa e forse anche un po’ commuove, chi lo sa?”. E aggiunge: “Rimane comunque sempre una bella storia d’amore. Non cadete nell’inganno di pensare che sia una femminista, ma un femminista”.
La scena è firmata da Cristian Antonio Auricchio, i costumi da Giuseppe Ricciardi, e le musiche da Daniele Grammaldo e Luca Proietti. Come sedurre un femminista è una commedia sentimentale che diverte e fa pensare, senza mai perdere di vista il cuore della vicenda: l’amore come spazio di confronto, crescita e verità. Perché, tra battute e momenti di tenerezza, resta la domanda più semplice e al contempo più difficile di tutte: si può essere davvero se stessi in coppia?












