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    NEWS

    Eliminato Khamenei, il tiranno che voleva cancellare Israele

    Ali Khamenei, la guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, è stato eliminato nell’operazione congiunta israelo-americana “Ruggito del Leone”. Le autorità iraniane hanno confermato la sua morte proclamando 40 giorni di lutto nazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha parlato di “uno degli uomini più malvagi della storia” e ha definito questo momento “una grande occasione per il popolo iraniano di liberarsi”.

    Per oltre trent’anni Khamenei è stato il volto e la mente di un regime che ha fatto dell’odio verso Israele una missione ideologica. Nato nel 1939 a Mashhad, protagonista della rivoluzione islamica del 1979, divenne presidente nel 1981 e guida suprema nel 1989, succedendo a Khomeini. Da allora ha concentrato su di sé il potere politico, religioso e militare.

    Sotto la sua guida, la Repubblica Islamica ha represso duramente il proprio popolo: proteste soffocate nel sangue, arresti di massa, repressioni brutali, specialmente durante le rivolte degli ultimi anni. Ma è sul fronte regionale che il suo nome è diventato sinonimo di terrorismo e cattiveria: finanziamenti, armi e addestramento a Hezbollah, Hamas e altre milizie; un continuo rafforzamento delle Guardie Rivoluzionarie; lo sviluppo del programma nucleare e missilistico come strumenti di minaccia permanente contro Israele.

    Khamenei ha definito Israele un “cancro” da eliminare. Ha sostenuto apertamente ogni forma di “resistenza” contro lo Stato ebraico. La sua strategia era chiara: circondare Israele con un anello di fuoco, logorarlo, delegittimarlo, minacciarlo con missili e con la prospettiva nucleare.

    Secondo le informazioni diffuse, il complesso in cui si trovava a Teheran è stato colpito con decine di ordigni all’inizio dell’operazione.

    Insieme a lui sarebbero stati eliminati alti vertici militari, tra cui il comandante delle Guardie Rivoluzionarie e altri responsabili della sicurezza e dell’intelligence. L’esercito israeliano ha confermato l’eliminazione di diversi leader del sistema di difesa iraniano assieme a lui.

    Nel frattempo, la guerra continua. Questa notte L’IDF ha colpito oltre 30 obiettivi legati a missili balistici e sistemi di difesa aerea in Iran. In Israele sono risuonate sirene nel centro e nel nord del Paese, con intercettazioni di droni e operazioni di soccorso dopo attacchi di ieri sera contro l’area di Tel Aviv che hanno causato una vittima e diversi feriti.

    La morte di Khamenei non è solo la fine di un’epoca costruita sull’odio: è un atto di giustizia storica. Per decenni ha investito risorse, potere e propaganda per colpire Israele e delegittimare l’esistenza dello Stato ebraico. Ha fatto della lotta contro gli ebrei una colonna ideologica del suo regime.

    Per Israele questo non è vendetta. È giustizia. È il diritto di vivere. È la dimostrazione che chi minaccia la nostra esistenza deve sapere che non resterà impunito.

    Ora si apre una fase nuova, incerta ma potenzialmente storica, in cui il popolo iraniano potrebbe finalmente scegliere un futuro diverso da quello imposto da un regime che aveva trasformato la distruzione di Israele in una ragione di Stato.

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