
“Ricorda ciò che ti fece Amalek lungo il cammino, quando uscivate dall’Egitto:
come ti attaccò per strada e colpì fra te tutti i più deboli che stavano in coda, mentre tu eri stanco e sfinito; e non temette Dio. Perciò, quando il Signore tuo Dio ti avrà dato riposo da tutti i tuoi nemici attorno, nella terra che il Signore tuo Dio ti dà in eredità per possederla, cancellerai il ricordo di Amalek sotto il cielo. Non dimenticare”.
Questo Shabbat leggeremo uno dei brani più forti e radicali della Torah. La mitzvà è duplice: ricordare… e non dimenticare. Un’azione positiva accompagnata da un divieto.
Come se la Torah sapesse che la memoria è fragile, selettiva, emotiva. Nella nostra vita spesso accade il contrario: i dolori restano impressi con una forza quasi incancellabile, mentre il bene ricevuto tende a dissolversi più facilmente. Eppure il precetto è chiaro: ricordare di non dimenticare. Ricordare chi ci ha regalato un sorriso. Non dimenticare chi ci ha fatto piangere. Ricordare chi c’è sempre stato per noi. Non dimenticare chi ci ha abbandonato. Ricordare chi è stato onesto. Non dimenticare chi, con la propria disonestà, ci ha arrecato danno. Ricordare chi ci ha trattato come figli. Non dimenticare chi ci ha mancato di rispetto. Non dimenticare il male ricevuto non significa vivere nel rancore. Significa non normalizzare la cattiveria. Significa non chiamare “ingenuità” ciò che in realtà è debolezza morale.
Per essere pronti al momento della conquista, della crescita, della vittoria — personale o collettiva — dobbiamo sapere da cosa prenderci le distanze. Ma con la stessa intensità dobbiamo custodire il bene: i piccoli miracoli quotidiani, le mani tese, la luce che, anche quando sembra lontana, alla fine vince sempre sul buio.
Il collegamento con la ricetta di oggi è, per me, personale.ma c’è anche un richiamo alla mia Napoli. In napoletano, chi non è molto intelligente viene spesso chiamato “baccalà”. Ebbene, questo Shabbat la Torah ci invita ad ascoltare bene. A non essere ingenui. A non confondere bontà con superficialità. Ricordare Amalek significa sviluppare discernimento. Chi sceglie la via del male non può essere banalizzato, né romanticizzato. La memoria, quando è lucida, è uno strumento di giustizia. E la giustizia, come la luce, non va mai dimenticata.
Bacalhau à Lagareiro
Ingredienti:
4 tranci spessi di baccalà dissalato
1 kg di patate piccole con la buccia
8 spicchi d’aglio
Olio extravergine d’oliva (abbondante)
Prezzemolo fresco
Pepe nero
Sale (pochissimo, il baccalà è già sapido)
Procedimento:
24–36 ore prima di cucinare, dissalare il baccalà in acqua fredda, cambiando l’acqua più volte.
Lessate le patate con la buccia finché morbide. Mettete su una teglia e schiacciatele leggermente con il pugno. Devono aprirsi ma non rompersi. Condite con sale, pepe e tanto olio. Infornate a 200°C finché le patate diventano dorate e croccanti ai bordi.
Aggiungete i tranci sopra le patate o in una teglia a parte. Coprite generosamente con olio e spicchi d’aglio leggermente schiacciati. Cuocete 12–15 minuti: deve restare succoso e sfogliarsi naturalmente. Condite con prezzemolo fresco tritato e ancora un filo di olio crudo.













