
Finalmente ci siamo. Arriverà il 3 marzo nell’aula di Palazzo Madama il disegno di legge sull’antisemitismo. La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato gli emendamenti al testo base, quello del leghista Massimiliano Romeo. Tra le novità, scompare la possibilità di vietare le manifestazioni, mentre resta la definizione di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria della Shoah (Ihra) comprensiva degli esempi di antisemitismo.
La relatrice Daisy Pirovano (Lega) che ha dato parere favorevole ad alcuni emendamenti delle opposizioni ha auspicato che in Aula “si giunga all’unanimità”. “È stato un lavoro molto impegnativo e approfondito – ha detto Pirovano – svolto sia con i gruppi di maggioranza che di opposizione”.
Andiamo nel dettaglio delle novità. È stato riscritto l’articolo 3 del testo e di fatto cancellata la possibilità di vietare le manifestazioni e riunioni pubbliche “in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”, cioè quella dell’Ihra.
Non è invece stato accolto un emendamento di Maurizio Gasparri che introduceva una norma penale. “Le norme penali e repressive – ha osservato Pirovano – esistono già, la legge Mancino”. “Avendo tolto le parti più divisive – ha aggiunto – abbiamo sancito che l’intento della legge non era mettere a tacere le voci di critica politica, ma contrastare l’antisemitismo che è un fenomeno che va oltre le situazioni contingenti e storiche o la attuale situazione geopolitica”. Di qui l’accoglimento degli emendamenti, ha spiegato Pirovano, “con linee guida che dovranno essere declinate per tutti i settori della vita sociale, come la scuola, lo sport, la Pubblica amministrazione e via dicendo”.
Resta quindi la definizione di antisemitismo prevista dall’Ihra, l’Alleanza internazionale per la memoria della Shoah. “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto. Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite”.
Definizione al centro del dibattito delle scorse settimane, con il Pd, ad esclusione del senatore Graziano Delrio, aveva preferito non utilizzare. E anche qui la maggioranza ha bocciato gli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di sostituire la definizione dell’Ihra con la dichiarazione di Gerusalemme, per la quale non è antisemita criticare Israele come stato, definire il sionismo come forma di nazionalismo, sostenere il movimento Bds o paragonare Israele ad altri contesti storici.
Bocciati anche gli emendamenti che puntavano a scorporare l’elenco esplicativo dell’Ihra come: “negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo. Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non richiesto a nessun altro stato democratico. Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti. Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele”.
Dopo il via libera agli emendamenti, la relatrice del testo, la leghista Daisy Pirovano, martedì 3 marzo terrà la sua relazione nell’Aula del Senato, dalle 16 per poi essere approvato in prima lettura.













