
“Se non ora, quando? Se non io, chi altri?”. Questo è l’interrogativo etico (attribuito a Hillel il vecchio e ripreso da Primo Levi) che ha iniziato a risuonarmi nella testa quando lo scorso novembre ho letto il programma di un festival cine-filosofico, altissimo livello, seguitissimo, nel liceo frequentato da mia figlia, il più prestigioso della capitale. Ogni anno un tema, quest’anno la guerra. Una sola guerra, quella di Gaza. Un solo punto di vista, quello palestinese, spalmato su quattro film. Inaccettabile. E la ferma volontà di cambiare le cose. Senza gridare allo scandalo, senza invocare aiuti esterni, ma dialetticamente, contando sull’altissimo livello culturale e umano della scuola, della dirigente, dei docenti. Ne è nato un confronto fecondo con l’Istituto che ha visto anche Tamara Tagliacozzo impegnarsi al mio fianco. E così, senza delegare nulla ad altri abbiamo ottenuto un risultato importantissimo: lasciare sostituire uno dei quattro film originariamente in programma con We will dance again, il toccante film documentario di Yariv Mozer che racconta la strage del Nova Festival mixando le immagini girate dai sopravvissuti con quelle dei terroristi e delle telecamere di sorveglianza, ma soprattutto intervistando i ragazzi scampati alla strage e narrando quasi minuto per minuto lo svolgersi dei fatti, la loro vita, il prima, il durante, il dopo. Una narrazione secca, oggettiva, che nulla concede alla retorica, ma che colpisce al cuore. Un inno alla vita, dopo uno scenario di morte. Lunedì 23 febbraio il film è approdato nell’aula magna del liceo classico Ennio Quirino Visconti, prima scuola italiana ad ospitarlo. Al termine della proiezione la sala è avvolta in un silenzio assoluto. La mia poltrona da alcuni minuti è scossa dai sussulti; mi volto, e scopro che sono causati dalla ragazza seduta alle mie spalle, che singhiozza silenziosamente. Tutti gli spettatori sono profondamente turbati. Tutti, intervistati sulle loro impressioni, indistintamente usano il termine “terroristi”. Pochissimi fra gli studenti avevano già visto le immagini del Nova, molti commentano: “Non avremmo mai immaginato che le cose fossero andate così, quello che è accaduto è orrendo, indicibile”. Non sapevano, o almeno non sapevano fino a che punto. Una condanna unanime, netta, esplicita, segno evidente che i ragazzi se estratti dal vortice della propaganda via social hanno cuore e testa per comprendere cosa sia accaduto. Un paio di studentesse si spingono a criticare, ed è giusto, il ritardo della risposta da parte di polizia ed esercito, o l’opportunità di organizzare un rave così vicino al confine: sono le uniche critiche che si levano verso Israele. In sala ci sono gli studenti (ma anche alcuni genitori) che seguono il Festival Cinesofia, Cinema e Filosofia, l’evento messo in piedi da alcuni anni dal prof. Sergio Petrella, docente di storia e filosofia; il docente è particolarmente orgoglioso di questo obiettivo e dell’arricchimento dell’offerta formativa per gli studenti. Una meta raggiunta sotto l’attenta supervisione della Preside Rita Pappalardo, anche lei presente in sala, per la quale l’anteprima di questo film significa riportare il Liceo Visconti al centro del dibattito civile e morale su uno dei grandi temi del nostro tempo. E “l’incredibile silenzio alla fine della proiezione è la miglior testimonianza di quanto li abbia colpiti, quanto fosse necessario proporre questo documentario ai nostri studenti”.
We will dance again, come è stato sostenuto da più parti durante la recente anteprima al Senato è un film che dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole superiori e in tutte le università. Debutto migliore e più prestigioso non poteva avere.












