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    Il diario degli Heilbronner, dal nazismo al 7 ottobre

    Un prezioso diario familiare, consegnato alla Biblioteca Nazionale d’Israele poco prima del 7 ottobre, racconta il percorso di vita, tra persecuzione e resilienza, di una famiglia ebraica di Stoccarda, gli Heilbronner.
    Il diario, iniziato il 1° gennaio 1923 da Anna Heilbronner e illustrato dal marito Edgar, entrambi medici, documenta la vita della famiglia nella Germania prebellica. Disegni e annotazioni raccontano l’infanzia dei tre figli Lore, Gerhard e Hans nella loro casa a due piani di Stoccarda: giochi in giardino, un trenino, cavalli di legno, restituendo un’immagine di una famiglia serena.
    Altri documenti presenti nell’archivio comprendono il quaderno di Anna, nel quale sono annotati i concerti e gli spettacoli teatrali e un album fotografico di quando era infermiera al fronte in Ucraina durante la Prima Guerra Mondiale.

    L’ascesa al potere dei nazisti cambiò tutto. Edgar, seppur decorato durante la guerra con la Charlottenkreuz, un’importante onorificenza, fu licenziato da un ospedale pubblico. Anche la richiesta di Anna di sostituirlo venne respinta. Il messaggio era forte e chiaro: non c’era più posto per gli ebrei in Germania.
    Sebbene Edgar potesse continuare a esercitare la sua professione privata da casa, decise di recarsi nella Palestina mandataria per cercare lavoro e, dopo poche settimane, trovò un impiego come socio di un medico di Gerusalemme. Anche la famiglia lo seguì, ottenendo il permesso di ingresso in Israele nel dicembre del 1933, dopo aver pagato 20.000 marchi al regime nazista e dimostrato all’ufficio immigrazione britannico di avere fondi sufficienti per coprire le spese del viaggio.
    A Gerusalemme ricominciarono da capo. La primogenita Lore, che prese il nome ebraico di Shoshana, si ammalò gravemente e morì a soli 14 anni. I fratelli Gerhard e Hans, una volta adulti, cambiarono entrambi il cognome in Havron. Nel 1944 Edgar divenne direttore di ALYN, centro per bambini con disabilità. In seguito, anche Anna entrò a far del team medico.
    Il figlio Gerhard, che prese il nome di Abraham, scelse la vita in kibbutz: dopo l’esperienza nella comunità agricola di Ein Horesh, nel 1946 fu uno dei membri fondatori del kibbutz Be’eri, dove costruì e gestì il caseificio. Con la moglie Rina ebbe quattro figli: Aviv, Shoshan, Lilach e Dudu.

    Il 7 ottobre 2023 la famiglia fu travolta dall’attacco di Hamas. A Be’eri quattro membri furono assassinati e nove presi in ostaggio: uno di loro fu trattenuto per 515 giorni.
    Gran parte della storia di famiglia, diario foto e documenti, si salvò solo perché i loro nipoti Lilach e Aviv lo avevano portato all’Archivio Centrale per la Storia del Popolo Ebraico presso la Biblioteca Nazionale poco prima del massacro. La stessa Lilach fu uccisa nell’attacco del 7 ottobre. Nonostante la tragedia e le perdite, la famiglia guarda al futuro ed è un esempio di forza e resilienza.

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