
“Dopo il 7 ottobre sono uscito dalla scatola”. Con queste parole il comico e influencer Ciro Principe sintetizza il percorso personale che negli ultimi due anni lo ha avvicinato alla comunità ebraica e trasformato in uno dei più visibili difensori dello Stato d’Israele sui social network italiani.
La frase è tornata più volte durante la presentazione del suo primo libro, ‘Come sono diventato Pro Israele. Come un ateo è diventato il difensore del popolo di Dio’, organizzata dal Centro di Cultura Ebraica della Comunità Ebraica di Roma. A dialogare con l’autore, la giornalista Francesca Nocerino. Tra il pubblico, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun, Fabio Ferrari e Stefano Parisi.
È stato proprio Fadlun ad aprire l’incontro, tracciando un ritratto personale dell’autore: “Ciro Principe è un amico, una persona con una forte morale, capace di pensare fuori dagli schemi. Ha scelto di studiare e di cercare la verità. Spero che sia la rondine che annuncia l’arrivo della primavera”.
Principe ha quindi ripercorso l’origine del suo impegno, collocandola nell’immediato post-7 ottobre. “Quello che leggevo e vedevo sui social era raccapricciante: persone che festeggiavano o negavano quanto accaduto. Da lì ho iniziato a documentarmi”. Il libro, ha precisato, non nasce come saggio geopolitico ma come risposta a una domanda che gli veniva rivolta continuamente online: Perché sei pro Israele? “La risposta è semplice: perché si sta dalla parte della verità. Israele e l’ebraismo stavano piantando dei semi dentro di me da tempo. Solo mettendo insieme i pezzi ho capito perché”.
Ampio spazio ha occupato il tema del ruolo dei social nella formazione dell’opinione pubblica giovanile. Nocerino ha osservato come il linguaggio dell’autore sia politico nel senso più ampio del termine, rivolto a un pubblico trasversale e non specialistico. Principe ha confermato questa lettura, spiegando la sua scelta di produrre video brevi — “massimo un minuto e mezzo” — come risposta consapevole ai meccanismi dell’attenzione digitale, non come semplice espediente comunicativo. “Bisogna quasi ingannare l’algoritmo, altrimenti ti rimuovono i video”, ha aggiunto, descrivendo un confronto quotidiano con le piattaforme e con i fenomeni di radicalizzazione online. Ha raccontato, tra l’altro, di aver incontrato in rete persone che si fingevano ebree, segnale di una “forte crisi di identità” che spinge alcuni giovani a cercare appartenenza anche nelle posizioni più estreme.
Un capitolo del libro è dedicato a Francesco Ebner, regista noto sui social con il nome Arièl Lilly Cohen. “Mi aiutava nei dibattiti, mi suggeriva cosa studiare. Il coraggio ce l’ho anche grazie a lui”, ha ricordato Principe con visibile riconoscenza.
A chiudere l’incontro, una riflessione che suona come manifesto del suo impegno pubblico: “Il male vince quando convince a non guardare. Non lasciamolo vincere, non giriamoci dall’altra parte”.













