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    ISRAELE

    Addio a Gabriel Weisman: dal Ghetto di Varsavia alla guida della salute mentale dell’IDF

    È scomparso all’età di 97 anni il Dottor Gabriel “Gabi” Weisman, figura di spicco della storia israeliana moderna, noto per essere stato un sopravvissuto alla Shoah, combattente nella Guerra d’Indipendenza del 1948 e primo capo del servizio di salute mentale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).
    Nato in Polonia nel 1928, Weisman visse l’inferno del Ghetto di Varsavia e fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dal quale emerse come unico membro della sua famiglia. La sua esperienza personale di sofferenza e perdita lo segnò profondamente e orientò gran parte della sua vita professionale. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 emigrò in Israele tramite il programma Youth Aliyah e si stabilì nel Kibbutz Dan. Nel maggio del 1948 si arruolò nelle IDF, servendo come fuciliere nel 6° Battaglione della Brigata Harel durante la guerra per l’indipendenza dello Stato di Israele.

    Negli anni successivi alla guerra, Weisman si dedicò agli studi di psicologia, diventando psicologo, sessuologo ed esperto in trauma e stress. Tra il 1962 e il 1978 fu al timone della neonata branca di salute mentale dell’esercito, fondata formalmente nel corso della Guerra dei Sei Giorni. Sotto la sua guida furono gettate le basi per il trattamento dei traumi da combattimento e delle “ferite invisibili” dei soldati, anni prima che tali concetti trovassero pieno riconoscimento sia nel mondo medico che in ambito militare. Il contributo di Weisman non si limitò alla pratica clinica. Autore prolifico, scrisse numerosi libri – dai suoi ricordi personali a opere accademiche sullo stress, fino a romanzi e saggi che esploravano la dimensione psicologica della guerra e della vita militare.

    La sua famiglia ha ricordato un uomo che, malgrado il trauma subito nell’infanzia, non si chiuse in se stesso, ma trovò nella condivisione dei propri vissuti e nell’aiuto agli altri la missione della sua esistenza. “Non solo è sopravvissuto”, ha detto sua figlia Shirley, “ha costruito una famiglia, ha avuto figli e nipoti, e ha dedicato la sua vita a lenire il dolore altrui”. Nei suoi ultimi anni, Weisman visse con i suoi cari a Ramat Hen (quartiere di Ramat Gan), circondato dall’affetto della famiglia che lo accolse quotidianamente e con cui trascorse gli ultimi sedici anni della sua vita. La sua morte chiude il capitolo di una esistenza che ha attraversato alcune delle pagine più drammatiche del XX secolo e che ha contribuito a dare forma alla comprensione moderna dei traumi di guerra in Israele.

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