
Nel cuore pulsante di Roma, a piazza Costaguti, c’era un angolo di paradiso che profumava di miele e mandorle. Al numero 33, dietro una vetrina che faceva brillare gli occhi ai passanti, Giacomo Di Porto – conosciuto da tutti come “Occhialone” – creava magia con le mani impastate di farina e tradizione.
Nato un caldo 19 luglio del 1889 da Leone e Fenizia Fiorentino, Giacomo era diventato un’istituzione nell’area dell’ex ghetto. Il suo laboratorio di dolci tipici ebraici era famoso. La vita e il lavoro si intrecciavano a pochi passi: al numero 34 c’era casa. Lì Giacomo viveva con la sua Bettina Calò – nata nel freddo gennaio del 1889, figlia di Mosè e Reale De Neris – e i loro figli. L’odore dei dolci appena sfornati saliva dalle scale, mescolandosi alle voci, alle risate, ai riti di una famiglia che era anche comunità.
Quando Giacomo chiuse gli occhi, quel 30 gennaio del 1962, e due anni dopo Bettina lo seguì (15 gennaio 1964), con loro se ne andò un pezzo di quella Roma ebraica. Una Roma ebraica sparita ma non dai nostri cuori.
FONTI
Angelo Piperno, Come eravamo per capire chi siamo, Sabbadini Grafiche Roma, 1999
Dati anagrafici Archivio Storico “Giancarlo Spizzichino” della Comunità Ebraica di Roma













