
Un documento fondativo, rimasto per secoli alla base della vita istituzionale degli ebrei romani, è tornato al centro del dibattito storico nel corso della presentazione di ‘Roma 1524. I Capitoli di Daniel da Pisa e la nascita di una nuova comunità ebraica’, il volume firmato da Bernard D. Cooperman, Serena Di Nepi, Anna Esposito e Pierre Savy e pubblicato da Giuntina.
L’incontro è stato promosso dalla Fondazione per il Museo Ebraico di Roma assieme alla Comunità Ebraica. Al centro, i Capitoli promulgati il 12 dicembre 1524 da Papa Clemente VII e redatti su incarico pontificio dal banchiere toscano Daniel da Pisa: il primo statuto noto di una comunità ebraica. Un testo destinato a regolare l’assetto interno della Comunità di Roma anche dopo l’istituzione del ghetto nel 1555, contribuendo inizialmente a ricomporre le tensioni sorte con l’arrivo degli esuli sefarditi dopo il 1492.
Ad aprire l’appuntamento, i saluti istituzionali di Giacomo Moscati, assessore alla Cultura della Ebraica di Roma, che ha evidenziato il valore civile e identitario dell’opera. Il confronto è proseguito con gli interventi di Giacomo Todeschini, Myriam Silvera e del Rav Riccardo Di Segni, che hanno analizzato il significato profondo dei Capitoli, mettendo in luce la loro portata nel definire una nuova configurazione comunitaria nel primo Cinquecento. A moderare l’incontro Claudio Procaccia, che ha guidato il dialogo sottolineando l’importanza dell’edizione critica del volume: per la prima volta vengono pubblicate entrambe le versioni manoscritte del testo, quella originale – finora inedita e corredata dagli elenchi dei collaboratori di Daniel da Pisa – e quella degli anni Settanta del Cinquecento, recentemente ritrovata. Un contributo rilevante alla conoscenza di una fonte normativa che segna un passaggio decisivo nella storia dell’ebraismo romano ed europeo.













