
Il confino era una forma di esilio speciale che il fascismo utilizzò per allontanare gli oppositori dal resto della società e neutralizzarne l’influenza politica. Le condizioni di coloro che venivano dislocati in località lontane dal luogo dove erano nati mutavano a seconda delle loro idee: militanti di partiti antifascisti, giornalisti e scrittori critici verso il regime, intellettuali e docenti universitari che rifiutavano di giurare fedeltà al fascismo e, dal 1940, con l’entrata dell’Italia in guerra, anche gli ebrei.
Samuele, detto Lello, Sonnino (Roma, 13 luglio 1908 – Auschwitz) era figlio di Mosè Sonnino e Amelia Piperno. Lello si sposò con Lina Anticoli nel 1932 e nel 1940 le autorità fasciste, in quanto ebreo, lo trasferirono in una piccola cittadina vicino a Matera. Sebbene lontani, i coniugi Sonnino si amavano molto e Samuele scriveva in continuazione alla moglie Lina chiedendo sue notizie, quelle dei suoi cari, e dicendole che lui stava benissimo. Nella foto si può leggere un breve biglietto alla sua sposa.
Purtroppo, il loro matrimonio terminò quando, il 16 ottobre 1943, Samuele Sonnino fu catturato dai nazisti, portato al Collegio Militare e trasferito ad Auschwitz. Purtroppo, non sopravvisse alla Shoah.
FONTI:
Angelo Piperno, Come eravamo per capire chi siamo, Sabbadini Grafiche, Roma, 1999
Dati anagrafici Archivio Storico “Giancarlo Spizzichino” della Comunità Ebraica di Roma













