
Un nuovo capitolo giudiziario e storico si apre sul passato di Credit Suisse, la storica banca svizzera ora integrata nel gruppo UBS. Secondo quanto emerso in un’audizione davanti alla Senate Judiciary Committee degli Stati Uniti, una recente indagine ha portato alla luce 890 conti bancari fino ad ora sconosciuti con possibili collegamenti diretti o indiretti al Terzo Reich e ad apparati economici nazisti.
I conti in questione risalgono all’epoca della Seconda Guerra Mondiale e sarebbero stati intestati o collegati a entità come il Ministero degli Esteri del Reich, aziende tedesche legate alla produzione bellica, e lo stesso corpo delle SS, l’organizzazione paramilitare nazista che fu parte integrante della macchina genocida. La scoperta, resa nota dal senatore repubblicano Chuck Grassley, rimette in discussione la convinzione che il dossier dei conti nazisti nelle banche svizzere fosse stato definitivamente chiuso con gli accordi degli anni Novanta e con le ingenti compensazioni a favore dei sopravvissuti alla Shoah.
L’inchiesta è guidata da Neil Barofsky, un avvocato statunitense incaricato dal gruppo UBS di riesaminare gli archivi storici della banca. Testimonianze raccolte in audizione riferiscono che Credit Suisse potrebbe non aver consegnato tutti i documenti cruciali alle commissioni di indagine degli anni Novanta, e che alcune relazioni finanziarie con il regime nazista risultano più estese di quanto si ritenesse. UBS ha espresso “profondo rammarico” per questo “capitolo oscuro” della storia bancaria elvetica, pur sostenendo di collaborare con gli inquirenti e di voler chiudere la revisione nei prossimi mesi. Tuttavia, il nuovo quadro solleva interrogativi sulla completezza delle precedenti verifiche e sul ruolo delle principali istituzioni finanziarie svizzere nel contesto storico della guerra e della sua memoria.













