
“La nostra amata Betty non c’è più. Era la persona più allegra e piena di vita che abbiamo mai conosciuto, e ora il vuoto che lascia è incolmabile.” Così viene ricordata la scomparsa di Betty Luzon, figura insostituibile dell’Ambasciata d’Israele a Roma, dalla collega Nurit Tinari, capo della Divisione Relazioni Culturali del Ministero degli Esteri a Gerusalemme.
Betty Luzon ha dedicato 45 anni della sua vita all’Ambasciata d’Israele, lavorando con 11 ambasciatori e 15 capi missione. La sua esperienza spaziava dalla gestione interna della missione diplomatica ai rapporti con i media italiani e personalità influenti del mondo della cultura, sempre con l’obiettivo di rafforzare i legami tra Israele e l’Italia, con l’impegno e l’amore per il popolo ebraico.
“Quelli in cui abbiamo lavorato insieme sono stati gli anni più felici della nostra vita. Era un vulcano di creatività e aveva la rara capacità di creare legami umani autentici”, ha aggiunto Nurit, sottolineando quanto il suo contributo sia stato fondamentale per la diplomazia culturale israeliana in Italia.
“Ho molti ricordi di Betty; quando l’ho conosciuta, lavorava all’ufficio culturale dell’Ambasciata d’Israele insieme a Minna Scorcu. – ricorda il direttore di Shalom Ariela Piattelli – Erano anni in cui seppur il cinema israeliano fosse in uno dei suoi periodi più felici e prolifici, era molto difficile portare i film israeliani in Italia. Betty, insieme a Minna, fu protagonista, pioniera, di quella stagione in cui finalmente la Settima arte dello Stato ebraico sbarcava in Italia: con il suo sorriso e l’ebraico fluente, contribuì a portare in Italia registi e attori come Ronit Elkabetz, Gila Almagor, Amos Gitai e molti, molti altri. Il suo sorriso, meraviglioso e unico era un ponte tra Italia e Israele”.
L’amore per la cultura israeliana profuso da Betty era reciproco: “Gli artisti israeliani la amavano, perché faceva di tutto per rendere gradevole il loro soggiorno in Italia, al punto che David Grossman le disse un giorno: “Betty, io vado ovunque tu mi dici di andare!”
Sicuramente ci sarebbero tanti aneddoti da raccontare, e lei avrebbe certo saputo raccontarli bene, perché era brava a raccontare e aveva una grande memoria” scrive Minna Scorcu nel suo ricordo.

Betty era anche un ponte tra culture e comunità diverse: le sue radici libiche e il legame con la comunità ebraica italiana le permettevano di unire mondi apparentemente distanti, da Roma a Tripoli, avendo sempre a cuore Israele.
“Riusciva a tenere insieme mondi diversi con una naturalezza rara”, raccontano i colleghi. Non a caso, l’allora ambasciatore Dror Eydar le aveva dedicato pubblicamente parole di affetto e riconoscenza in occasione di un evento a Roma, sottolineando così il suo ruolo essenziale.
La sua energia e la sua dedizione erano costanti. Per amici e colleghi Betty non era solo una professionista stimata, ma anche una presenza molto importante. Lillo Naman la ricorda come una sorella, “una persona generosa e sempre disponibile, capace di esserci nei momenti che contano davvero”.
Il suo legame con Israele si esprimeva soprattutto nel lavoro concreto. Salvino Glam racconta un episodio significativo: “Nel 2018, a Tel Aviv, mi parlarono di un’operazione legata all’ex Unione Sovietica. Mi dissero che senza l’aiuto di Betty, dall’Ambasciata di Roma, molti ebrei russi negli anni ’90 non sarebbero riusciti a partire”.
Di Betty Luzon restano le opere, i legami costruiti, l’esempio di una vita spesa per gli altri con generosità e gioia. “Abbiamo imparato da te l’amore per il prossimo e la gioia di vivere nonostante tutto”, scrive chi l’ha amata. La sua luce, anche ora, continua a brillare.












