
Adam “A.J.” Edelman, atleta israeliano di bob e skeleton nato a Boston, ha descritto a JNS come Israele abbia inciso profondamente sulla sua vita, dicendo che il Paese gli ha “salvato la vita, praticamente due volte”.
Edelman ha raccontato che, durante un esame del sangue, ha appreso la qualificazione del team israeliano di bob alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, segnando la sua seconda partecipazione olimpica. Per lui, lo sport non è un fine, ma anche un modo per cambiare la percezione degli atleti ebrei nelle competizioni internazionali.
La prima “salvezza” personale risale all’adolescenza durante la Guerra del Libano del 2006, quando, in Israele, il tempo trascorso nei rifugi lo spinse a riorientare la propria vita. In seguito, grazie a duro impegno e cambiamenti nel suo stile di vita, è stato accettato al Massachusetts Institute of Technology e ha avviato la carriera olimpica.

Edelman, cresciuto in una famiglia “modern orthodox” (moderna ortodossa), si considera probabilmente il primo ebreo ortodosso a competere ai Giochi invernali. Ha costruito una squadra di bob israeliana nonostante risorse limitate, evidenziando come il progetto abbia superato ostacoli economici, logistici, e le numerose difficoltà durante la guerra, per qualificarsi.
Per Edelman, la sua identità ebraica è centrale: prega e vede la competizione sportiva come un modo per rappresentare “Am Yisrael” (il popolo di Israele) su un “palcoscenico globale”.













