
Nel sud del Marocco, ai margini dell’antico centro di Iligh, è stato riscoperto un cimitero ebraico da tempo dimenticato, nel quale sono state identificate cinque sepolture appartenenti a eminenti figure della comunità locale. Le tombe, rimaste per decenni in stato di abbandono, erano riservate ai grandi saggi e maestri locali. Tra queste troviamo alcune riconducibili alle famiglie rabbiniche Alḥarar e Shariki, note per la loro lunga tradizione di studio della Torah.
Particolare attenzione ha suscitato la figura del rabbino Shlomo Shariki, scomparso oltre un secolo fa. La tradizione familiare racconta che, durante il periodo dello Shovavim, fosse solito osservare digiuni estremamente rigorosi, prolungati per un’intera settimana senza interruzione, una pratica considerata eccezionale anche nello stesso mondo rabbinico.
Accanto a lui riposa Tana, donna ricordata per la sua integrità morale. Le fonti tramandano che proprio grazie alle sue qualità spirituali i suoi figli divennero uomini giusti. Anche il rabbino Avraham Amzallag le dedicò parole di grande elogio nel suo discorso commemorativo.
Un’altra figura centrale è Rachel, moglie del rabbino Makhlouf Alḥarar, appartenente alla prestigiosa stirpe della famiglia Alkabetz, dalla quale discende il celebre rabbino autore dell’inno liturgico Lechà Dodì, ancora oggi cantato nelle sinagoghe di tutto il mondo. La figlia di Rachel, Zohra, sposò il rabbino Avraham Amzallag, ma morì in giovane età, lasciando un figlio che in seguito sarebbe diventato il rabbino Shalom Amzallag di Ashdod.
L’ultima sepoltura identificata è quella del rabbino Makhlouf Shariki. La sua nascita fu preceduta da un sogno premonitore avuto dalla madre, nel quale il nonno apparve annunciando una permanenza breve. Il figlio, chiamato con il suo nome, crebbe nello studio della Torah e nella devozione, ma morì anch’egli prematuramente, evento che venne interpretato in seguito come il compimento di quella visione.
La ricerca è stata condotta da Yoḥanan Davda, discendente diretto delle famiglie coinvolte, insieme all’avvocato Liron Almog dell’associazione Netzaḥ Israel Almog. Oltre all’identificazione delle tombe, il gruppo ha avviato anche un primo intervento di recupero e sistemazione delle lapidi, restituendo dignità a un luogo di grande valore storico e spirituale.














