
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno, ha assicurato che il Medio Oriente resta una priorità per l’Italia, affermando che “non è sparito dai nostri radar”. Riguardo a Gaza, ha spiegato che il governo italiano segue la situazione “quasi quotidianamente”, evidenziando che l’attuale tregua, pur essendo “molto fragile”, rappresenta “un’occasione che potrebbe non tornare”.
Secondo la premier Meloni, l’Italia deve impegnarsi attivamente per rendere concreto un percorso di pace, consapevole delle difficoltà ma anche della necessità di un coinvolgimento politico e operativo. In questo quadro si inserisce lo stanziamento di ulteriori 25 milioni di euro per l’assistenza alla popolazione civile e, soprattutto, la disponibilità italiana a formare le prime 50 forze di sicurezza palestinesi in Giordania. Un passaggio che, se confermato, renderebbe Roma la prima capitale europea a contribuire in modo diretto alla sicurezza della Striscia nel post-tregua. Meloni ha inoltre aperto alla possibilità di una partecipazione italiana a un’eventuale forza multinazionale a Gaza. “Non escludo nulla”, ha dichiarato, precisando che ogni decisione dovrà comunque passare dal Parlamento. Una disponibilità che segnala la volontà del governo di non limitarsi a un ruolo diplomatico, ma di incidere anche sul piano della stabilizzazione.
Rivendicando il posizionamento internazionale dell’Italia, la presidente del Consiglio ha sottolineato come il Paese sia “rispettato da tutti gli attori in campo”, da Israele all’Autorità Nazionale Palestinese, fino ai Paesi del Golfo. Un equilibrio che, secondo Meloni, consente all’Italia di giocare “un ruolo unico e fondamentale” nel delicato scacchiere mediorientale.
Ampio spazio è stato dedicato anche al fronte interno e al contrasto al terrorismo. Commentando l’arresto di Mohammad Hannoun, accusato di finanziamento al terrorismo, la premier ha parlato di una grave sottovalutazione politica del fenomeno, ricordando come in passato la figura fosse stata accolta in contesti istituzionali nonostante posizioni “ambigue” sul 7 ottobre e su Hamas. Particolarmente dura la condanna per le manifestazioni di solidarietà successive all’arresto, definite “molto gravi” e indicative di un’ambiguità che il governo considera inaccettabile.













