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Ultimo numero Marzo – Aprile 2026

Speciale Pesach 5786

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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Pesach 5786

    Di Rav Riccardo Shemuel Di Segni

    Sappiamo tutti che la sera di Pesach si mangia il maròr, l’erba amara. Si mangia l’erba amara, come spiegato nel Sèder, per ricordare l’amarezza della schiavitù. Non tutte le erbe vanno bene, la Mishnà e il Talmùd specificano esattamente quali specie si possano usare, e in che modo e quantità debbano essere consumate; poi le tradizioni si dividono dando la…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Tzav: “Il sangue, il sangue, il sangue”

    Di Donato Grosser

    La proibizione di non mangiare sangue è espressa in questa parashà con queste parole: “E non mangerete affatto sangue, né di uccelli né di animali domestici, dovunque abitiate. Chiunque mangerà sangue di qualunque specie, sarà eliminato dal suo popolo" (Vaykrà, 7:26-27). Mangiare sangue intenzionalmente è quindi una trasgressione punita con la pena del “karèt”, che significa che il trasgressore morirà…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Vayikrà: Moshè, il leader con la piccola alef

    Di Donato Grosser

    Hershel Schachter (Scranton, 1941) in una sua derashà, pubblicata in Insights and Attitudes (pp.135-6) cita il trattato talmudico Chaghigà (5b) nel quale i Maestri hanno insegnato “vi sono tre tipi di persone per le quali il Santo, Benedetto Egli sia, piange ogni giorno: per colui che è in grado di dedicarsi allo studio della Torà e non vi si dedica;…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Vayakhèl-Pekudè: Mitzvòt permanenti e temporanee

    Di Donato Grosser

    Hershel Schachter (Scranton, 1941-) in Insights and Attitudes (p.128-9) fa notare che in queste due parashòt la Torà descrive la costruzione del Mishkàn, il tabernacolo mobile, e la preparazione dei vestimenti dei kohanìm. In entrambi i casi gli addetti ai lavori seguirono le istruzioni che avevano ricevuto. Con tutto ciò la Torà sottolinea che nella preparazione dei vestimenti dei kohanìm…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Ki Tissà: Come si distingue un ebreo da un gentile?

    Di Donato Grosser

    In questa parashà viene ripetuta la mitzvà di osservare lo Shabbàt con queste parole: “I figli d'Israele dovranno osservare il sabato,  facendo il sabato di generazione in generazione come un patto perenne  (Shemòt, 31:16). Molti commentatori si soffermano sulle parole “facendo il sabato” (la’asòt et ha-shabbàt). Samson Raphael Hirsch (Hamburg, 1808, 1888, Frankfurt) traduce questo versetto in questo modo: “Thus…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    L’eclissi del volto e lo svelamento della provvidenza: il senso di Purim nella storia ebraica

    Di Rav Ariel Di Porto

    Nella lunga e tormentata trama della storia ebraica, esiste un filo che lega la sopravvivenza del nostro popolo a una forza invisibile ma onnipresente. Questa forza trova la sua massima espressione in Purim, che non è solo un racconto di liberazione politica; è il paradigma di come il Creatore agisce nel mondo quando sembra che il Suo volto sia nascosto.…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Terzavè: Perché Moshè non fu Kohen Gadol

    Di Donato Grosser

    Questa è la sola parashà della Torà, escluse quelle del libro di Bereshìt, nella quale non appare il nome di Moshè. Joseph Beer Soloveitchik (Belarus, 1903-1993) cita il Gaon Eliyahu di Vilna (1720-1797) che afferma che nella parashà di Tetzavè non appare il nome di Moshè perché nella maggior parte degli anni, questa parashà viene letta nella settimana nella quale…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Terumà: I simboli dei colori del tabernacolo

    Di Donato Grosser

    La parashà si apre con la richiesta agli israeliti di donare materiali per la costruzione del Mishkàn (tabernacolo): “Il Signore disse a Moshè:  Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un'offerta. La raccoglierete da chiunque sia generoso di cuore.  Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento e rame,  tessuti di techèlet (un colore azzurro estratto da…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Mishpatìm: Rav Soloveitchik spiega perché è scritto “un occhio per un occhio”

    Di Donato Grosser

    In una lezione data nel 1957 rav Joseph Beer Soloveitchik spiegò per quale motivo nella Torà è scritto “un occhio per un occhio” (in Shemòt, 21:24, nella nostra parashà,  e anche in Vaykrà, 24:20), se dalla tradizione orale tramandata da Moshè sappiamo che non si tratta della legge del taglione ma dell’obbligo di un compenso monetario per il danno causato…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Yitrò: Bisogna decidere i casi difficili anche se da due soldi

    Di Donato Grosser

    Yitrò, suocero di Moshè, quando venne a sapere quello che il Signore aveva fatto al Mar Rosso e ad ‘Amalek, partì da Midian per andare  all’accampamento degli israeliti nel Sinai. Arrivato là vide che “Il giorno seguente Moshè si sedette per amministrare la giustizia al popolo, e il popolo rimase intorno a Moshè dalla mattina alla sera. Quando il suocero…