{"id":75445,"date":"2023-09-13T00:00:00","date_gmt":"2023-09-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/i-trenta-anni-degli-accordi-di-oslo-un-ricordo-che-ancora-oggi-divide-israele-b1135191\/"},"modified":"2024-05-31T00:58:12","modified_gmt":"2024-05-30T22:58:12","slug":"i-trenta-anni-degli-accordi-di-oslo-un-ricordo-che-ancora-oggi-divide-israele-b1135191","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/cultura\/i-trenta-anni-degli-accordi-di-oslo-un-ricordo-che-ancora-oggi-divide-israele-b1135191\/","title":{"rendered":"I trent\u2019anni degli accordi di Oslo. Un ricordo che ancora oggi divide Israele"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>La stagione degli accordi e la sua fine<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Esattamente trent\u2019anni fa, il 13 settembre 1993, alla Casa Bianca di Washington, fu firmato l\u2019accordo fra Israele e l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Erano presenti il presidente americano Bill Clinton, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, il leader dell\u2019OLP Yasser Arafat e il ministro degli Esteri russo Andrey Kozirev. L\u2019accordo (in realt\u00e0 una dichiarazione di principio che sarebbe stata poi concretizzata da tre successivi documenti nei due anni che seguirono) era stato negoziato segretamente a Oslo per Israele da un gruppo guidato da Shimon Peres (Rabin fu informato tardi e rimase a lungo perplesso) e venne approvato alla Knesset il 23 settembre con un voto di fiducia che raggiunse una maggioranza risicatissima: 61 voti su 120. Il centrodestra laico e la maggior parte dei religiosi si opposero alla ratifica di questo e degli accordi successivi firmati nel 1995 e approvati in un quadro parlamentare molto confuso, caratterizzato da scissioni, forzature e accuse di corruzioni. Ma vi era da parte della sinistra la convinzione di poter ottenere con quegli accordi il risultato storico della pace col mondo arabo: erano avanzate anche le trattative con Assad per una rinuncia israeliana al Golan in cambio di un trattato con la Siria. Questo momento di apertura negoziale si chiuse rapidamente, ma non tanto come si usa dire per l\u2019omicidio di Rabin avvenuto il 4 novembre 1995 (giacch\u00e9 Rabin continuava ad avere forti perplessit\u00e0 sulla volont\u00e0 araba di pace, come dichiar\u00f2 nel suo ultimo discorso parlamentare) quanto per il fatto che il terrorismo palestinese non era affatto cessato con gli accordi, ma anzi era entrato in una nuova violentissima fase di omicidi di massa, come furono per esempio la strage della stazione degli autobus di Afula (6 aprile 1994, 8 vittime e 55 feriti), quella di Hedera una settimana dopo (6 uccisi e 30 feriti), di Via Dizenghof nel centro di Tel Aviv (19 ottobre 1994, 32 morti), l\u2019attentato di Beit Lid (22 gennaio 1995, 22 assassinati) e tanti altri episodi omicidi a partire dai giorni stessi della ratifica di Oslo. Al pubblico israeliano quei crimini non bloccati n\u00e9 denunciati dalla dirigenza palestinese apparvero prove evidenti del doppio gioco dell\u2019OLP, o almeno del fatto che la strategia della cessione di \u201cterritori in cambio di pace\u201d non funzionava. E infatti nelle elezioni del 29 maggio 1996, nonostante il cordoglio per Rabin, Bibi Netanyahu sconfisse Shimon Peres che era stato il vero architetto degli accordi e proponeva di continuarli. Dopo d\u2019allora, nonostante l\u2019appoggio americano ed europeo, e alcuni lunghi cicli di trattative, i palestinesi non hanno fatto pi\u00f9 passi verso la pace e si sono resi in sostanza protagonisti solo di svariate ondate terroriste; Israele ha invece negli ultimi anni costruito rapporti fruttuosi con diversi paesi arabi e musulmani, rompendo cos\u00ec e non con le trattative con i palestinesi, l\u2019isolamento regionale di un tempo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>Attualit\u00e0<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Vale la pena di ricordare questo anniversario non solo perch\u00e9 si tratta del pi\u00f9 importante e controverso atto di politica internazionale mai intrapreso da Israele, ma anche perch\u00e9 esso costituisce una svolta nella politica israeliana che oggi \u00e8 tornata in discussione. Alcuni dei protagonisti sono ancora presenti, Netanyahu innanzitutto ma anche Ehud Barak, che allora era capo di stato maggiore delle forze armate israeliane ed era come lui contrario agli accordi di Oslo, ma oggi \u00e8 fra i principali ispiratori delle proteste contro Bibi; e c\u2019\u00e8 anche Aryeh Deri, allora come oggi a capo di Shaas, il partito religioso sefardita. Il presidente attuale di Israele, Yitzhak Herzog \u00e8 il figlio di Chaim Herzog, che era presidente allora; Yair Lapid, leader dell\u2019opposizione, \u00e8 figlio di Tommy Lapid, che negli anni \u201890 era un personaggio televisivo importante e ader\u00ec al movimento laico Shinui, al tempo strettamente alleato di Meretz, il partito di sinistra che pi\u00f9 di tutti appoggiava gli accordi.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>Un momento politicamente decisivo<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Ma la ragione principale dell\u2019attualit\u00e0 di questo anniversario \u00e8 politica. Il governo Rabin\/Peres fu l\u2019ultimo momento di vera forza dello schieramento sociale basato sull\u2019alleanza (quasi un\u2019identit\u00e0) fra il movimento di kibbutz, la centrale sindacale unica Histadrut e il movimento laburista, che aveva fondato e retto Israele fino agli anni Settanta. Questo schieramento. gi\u00e0 messo in crisi alla fine degli anni 70 dalla problematica gestione della guerra del Kippur e dal fallimento della sua politica economica socialista, che aveva provocato una durissima iperinflazione, aveva scelto allora di caratterizzarsi progressivamente come \u201cil campo della pace\u201d, subendo per\u00f2 il freno dell\u2019alternanza di governo con la destra. Oslo fu la grande scommessa di questa nuova identit\u00e0 della sinistra israeliana. Contemporaneamente a livello giuridico si sviluppava l\u2019attivismo della Corte Suprema che con la presidenza di Aharon Barak si prese il compito di garantire anche contro le scelte dell\u2019elettorato lo spirito originario, cio\u00e8 laburista del paese, dandosi anche senza base legislativa alcuna il diritto di intervenire nelle scelte parlamentari e governative, per esempio annullando leggi, nomine e regolamenti che trovava \u201cirragionevoli\u201d.&nbsp;<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Dopo quel momento per trent\u2019anni non vi \u00e8 pi\u00f9 stata pi\u00f9 una maggioranza politica di sinistra nel Paese, anche se Ehud Barak nel 1999 divenne primo ministro di un governo molto composito in cui erano determinanti i partiti religiosi, che dur\u00f2 solo un anno e mezzo, cadendo anch\u2019esso sul fallimento dei negoziati con i palestinesi. Oggi per la prima volta il blocco sociale che scommise la propria identit\u00e0 e perse trent\u2019anni fa a Oslo, appare in grado di riproporre un\u2019egemonia. Al di l\u00e0 delle etichette, non si tratta pi\u00f9 di un movimento socialista: come in tutto il mondo anche in Israele i ceti popolari sono piuttosto orientati a destra e nel movimento antigovernativo confluiscono piuttosto le \u00e9lites economiche e professionali; ma esso si caratterizza innanzitutto come la difesa di quel nucleo giudiziario e burocratico guidato dalla corte suprema che conserva le posizioni ideologiche del passato. \u00c8 poi prevalentemente askenazita, laico e spesso violentemente antireligioso, fortemente influenzato da quel che resta del \u201ccampo della pace\u201d, opposto quindi tanto ai sionisti religiosi che ai charedim, ardentemente voglioso di rivincita contro quel Bibi Netanyahu che sconfisse la sinistra nel \u201896 ed \u00e8 stato poi la guida del blocco di centrodestra (aperto a religiosi, nazionalisti, liberisti) che ha guidato Israele con grande successo negli ultimi vent\u2019anni e pi\u00f9. Ricordare Oslo e i conflitti che provoc\u00f2 allora pu\u00f2 dunque anche servire a capire meglio quel che accade in Israele in questi mesi.<o:p><\/o:p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stagione degli accordi e la sua fine Esattamente trent\u2019anni fa, il 13 settembre 1993, alla Casa Bianca di Washington, fu firmato l\u2019accordo fra Israele e l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina. 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