{"id":75210,"date":"2023-08-14T00:00:00","date_gmt":"2023-08-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/le-testimonianze-del-16-ottobre-b1134311\/"},"modified":"2024-05-31T00:57:52","modified_gmt":"2024-05-30T22:57:52","slug":"le-testimonianze-del-16-ottobre-b1134311","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/roma-ebraica\/le-testimonianze-del-16-ottobre-b1134311\/","title":{"rendered":"Le testimonianze del 16 ottobre"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Dei 1022<br \/>\nebrei rastrellati il 16 ottobre 1943 e deportati nei campi di sterminio, solo<br \/>\nin 16 fecero ritorno a casa; tra questi Settimia Spizzichino fu l\u2019unica donna. <\/span><i style=\"font-size: 12pt;\">Shalom<\/i><span style=\"font-size: 12pt;\">, negli anni, attraverso<br \/>\ninterviste e articoli, ha raccolto le testimonianze di chi riusc\u00ec a fare<br \/>\nritorno e di chi in qualche modo riusc\u00ec a fuggire o a nascondersi in quelle<br \/>\nterribili ore, evitando cos\u00ec la deportazione. Proponiamo nuovamente alcune di<br \/>\nqueste storie tratte dal nostro archivio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center;line-height:150%\"><b><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Shalom<br \/>\nsettembre 1983 pag 22-23<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Tante storie della nostra storia<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Quaranta anni dopo la razzia nel Ghetto di Roma, la<br \/>\ndeportazione degli ebrei romani attraverso testimonianze dirette<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">LE STORIE<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Fernando Di Porto<\/span><\/b><span style=\"font-size:\n12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abmi salv\u00f2 la febbre\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">In quell&#8217;ottobre<br \/>\ndel &#8217;43 avevo 5 anni. La notte tra il 15 e il 16 avevo la febbre, non riuscivo<br \/>\na dormire; perci\u00f2 mi alzai prestissimo e andai alla finestra. E l\u00e0 vidi (in via<br \/>\nMarmorata, dove abita-vamo) tre camion fermi, e una lunga fila di gente che<br \/>\nveniva spinta sui camion da soldati tedeschi armati di fucile. Era gente che<br \/>\nconoscevo: tra di essi c&#8217;erano mia zia e i miei cugini. Spaventato tanto da<br \/>\ndimenticare il castigo che mi aspettava per essermi alzato con la febbre,<br \/>\nchiamai mia madre: \u00ab Mamma, corri, stanno portando via zia Elvira e i suoi<br \/>\nfigli!\u00bb. Mia madre accorse, sbianc\u00f2 in viso, chiam\u00f2 mio padre. Mi avvolsero in<br \/>\nuna coperta, e, insieme ai miei fratelli (eravamo in 9, dai 3 ai 13 anni, e mia<br \/>\nmadre aspettava il decimo) fuggimmo sulla terrazza; ma anche l\u00ec non eravamo al<br \/>\nsicuro, ci avvis\u00f2 la portiera, e allora andammo su un&#8217;altra terrazza, quella di<br \/>\nuna palazzina dove non abitavano ebrei e poi ci rifugiammo in una segheria.<br \/>\nDieci minuti dopo, i tedeschi irrompevano nel nostro appartamento, trovandolo<br \/>\nvuoto.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Lello Dell&#8217;Ariccia<\/span><\/b><span style=\"font-size:\n12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abmia nonna e la nipotina\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Io con la<br \/>\nmia famiglia ero gi\u00e0 nascosto da tempo in campagna. Mio zio Amedeo Tagliacozzo,<br \/>\nproprietario di una sartoria che riforniva il personale di varie ambasciate e<br \/>\ndi alcuni era diventato amico, era stato avvisato da un funzionario<br \/>\ndell&#8217;ambasciata sovietica, prima del giugno 1941 (prima cio\u00e8 della guerra con<br \/>\nl&#8217;URSS, n.d.r.) del pericolo che correvano gli ebrei. Cos\u00ec mio zio fece in modo<br \/>\nche tutta la sua famiglia e quella della sorella (mia madre) e del fratello,<br \/>\ntrovassero tempestivamente un nascondiglio sicuro. Lui stesso per\u00f2 non volle<br \/>\nallontanarsi da Roma perch\u00e9 mia nonna, cio\u00e8 sua madre, che aveva perduto pochi<br \/>\nmesi prima un altro figlio in un incidente stradale, non voleva allontanarsi da<br \/>\ncasa dove erano custoditi tutti i suoi ricordi. Per caso la notte del 15 ottobre<br \/>\nera andata a dormire da loro un&#8217;altra nipotina, Ada, una bambina di sette anni.<br \/>\nLa mattina del 16 mia madre decise di venire in citt\u00e0 a portare uova e latte a<br \/>\nmia nonna, visto che a Roma c&#8217;era poco da mangiare. Partimmo molto presto e<br \/>\narrivammo a Roma verso le 6 di mattina. Era passata solo mezz\u2019ora da quando i<br \/>\ncamion tedeschi avevano portato via quelli che erano rimasti a casa: la nonna<br \/>\ndi 75 anni, mio zio e la piccola Ada. Tornati per strada fummo avvicinati da<br \/>\nalcuni commercianti della zona che conoscevano la nostra famiglia da trent\u2019anni:<br \/>\nci fecero andare a casa loro e ci tennero nascosti per un po&#8217;. Pi\u00f9 tardi<br \/>\ntornammo in campagna. Qualche tempo dopo ricevemmo, giunto per vie tortuose, un<br \/>\nbiglietto che mio zio aveva fatto cadere dal treno della deportazione. Dopo la<br \/>\nguerra abbiamo saputo che mio zio era riuscito a sopravvivere qualche tempo<br \/>\nprima di morire, sembra, a Dachau. Mia nonna e la mia cuginetta furono invece<br \/>\nuccise subito appena arrivate ad Auschwitz.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Graziella Limentani<\/span><\/b><span style=\"font-size:\n12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00ablo hanno preso col<br \/>\ncarrettino\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Il 16 ottobre<br \/>\navevo 22 anni, abitavo in via Luciano Manara, avevo una figlia di tre anni e<br \/>\nmezzo e aspettavo il secondo figlio. Andai a cercare mia madre in Piazza, la<br \/>\nchiamai sotto casa, ma i vicini mi vennero a dire di andare via, non c&#8217;era pi\u00f9<br \/>\nniente da fare, li avevano portati via tutti: mia madre Laurina, mio padre, mio<br \/>\nfratello con la moglie e due figli, mia sorella con sei figli. Scappai per via<br \/>\nArenula e vidi i camion dei tedeschi che portavano via famiglie intere. Mi<br \/>\nrifugiai a Primavalle, dove si trovava gi\u00e0 mio marito che era scappato prima,<br \/>\nquando si pensava che i tedeschi avrebbero preso solo gli uomini. E a<br \/>\nPrimavalle sono rimasta nove mesi, poi mio marito \u00e8 rientrato a Roma perch\u00e9<br \/>\nerano rimasti pochi soldi. I tedeschi lo hanno preso insieme al carrettino<br \/>\nvicino alle Mura del Vaticano. Era il 18 aprile, quaranta giorni prima<br \/>\ndell&#8217;arrivo degli americani. Non \u00e8 tornato pi\u00f9.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Angela Spizzichino Di Consiglio<\/span><\/b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abscappate<br \/>\nsubito in chiesa\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">La sera del<br \/>\n15 ottobre stavo da mia cognata in Piazza. Ero andata a trovarla e ad un certo<br \/>\npunto dissi: \u00abHo un brutto presentimento, mi pare di avere i tedeschi dietro le<br \/>\nspalle, andiamo via di qui, attraversiamo presto Ponte Garibaldi\u00bb. Dopo dieci<br \/>\nminuti che con mio marito eravamo arrivati a casa abbiamo sentito le bombe.<br \/>\n\u00abVedi che avevo ragione\u00bb, gli ho detto. Poi abbiamo continuato a sentire bombe<br \/>\na mano per tutta la notte. La mattina del 16 sono uscita di casa con tre<br \/>\nbambini: la mia di nove mesi e due nipotine. Era venuta una mia sorella ad<br \/>\navvertirci di scappare: era uscita presto per andare a fare la fila per le<br \/>\nsigarette e aveva visto i camion con i tedeschi, cos\u00ec era corsa in giro a dare<br \/>\nl&#8217;allarme a tutti quelli che conosceva. Io andai a finire per via Arenula che<br \/>\nera piena di tedeschi, cos\u00ec dissi alle mie nipotine: \u00abVoi andate avanti, io<br \/>\nvengo appresso con la bambina. Se mi dovessero prendere, non piangete ma andate<br \/>\nsubito in chiesa, se no prendono pure voi\u00bb. Cos\u00ec attraversai S. Carlo e<br \/>\nsvicolai in una stradina riuscendo a mettermi in salvo. Dopo ho girato tanto,<br \/>\nsono stata nascosta in tante case. Mio marito, che si era nascosto sul tetto,<br \/>\nsi \u00e8 salvato pure lui, ma dopo il 16 Ottobre i tedeschi gli hanno portato via<br \/>\nquattro fratelli.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Rina Pavoncello \u00abCapinera\u00bb<\/span><\/b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abtra i<br \/>\ntedeschi con il libro di preghiera\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Abitavo a<br \/>\nS. Ambrogio e fin dalla sera del 15 ottobre cominciammo a sentire le bombe e ci<br \/>\nchiedevamo che cosa sarebbe successo. La mattina presto del 16 venne mia cugina<br \/>\nRina e dalla strada ci grid\u00f2 di far scappare gli uomini perch\u00e9 i tedeschi li prendevano.<br \/>\nMia madre chiam\u00f2 mio padre e mio zio che abitava l\u00ec vicino con tre figli maschi<br \/>\nper farli scappare. Poi per\u00f2 hanno incominciato a dire che prendevano anche le<br \/>\ndonne e i bambini, cos\u00ec mia madre, Laurina, che aveva una gamba ingessata,<br \/>\nprese dei pacchetti di sigarette e incominci\u00f2 a darli ai soldati per strada.<br \/>\nErano soldati austriaci, non tedeschi. Gli fece cenno che doveva andare<br \/>\nall&#8217;ospedale e intanto spingeva avanti noi ragazzini. Quelli dissero \u00abya ya\u00bb e<br \/>\nnoi, lesti lesti, riuscimmo a svicolare e con noi vennero subito altri ragazzi<br \/>\nche facevano finta di sorreggere mia madre per aiutarla a camminare. Ma lei fu<br \/>\ncos\u00ec svelta che riusc\u00ec pure ad acchiappare qualcuno gi\u00e0 pronto a salire sul<br \/>\ncamion e a farlo scivolare via, mentre i soldati erano distratti, un po&#8217; dal<br \/>\ntrambusto e un po&#8217; dalle sigarette. Scappammo per via Monte della Farina. Qui<br \/>\nincontrammo un vecchio che ci disse di non passare di l\u00e0 ma di fare un&#8217;altra<br \/>\nstrada: aveva capito che eravamo ebrei. Ci nascondemmo in una casa di piazza<br \/>\nSonnino e ricordo che dalla finestra vidi passare la madre di \u00abPiccola\u00bb,<br \/>\nl&#8217;orefice che sta a Piazza del Monte. Era la signora Teresa, moglie del rabbino<br \/>\nAmadio Fatucci. Io avevo dodici anni e quella scena non la scorder\u00f2 pi\u00f9. Con<br \/>\nlei c&#8217;era qualcun altro, un figlio o un nipote. Due tedeschi davanti e due<br \/>\ndietro con il fucile puntato e lei in mezzo che camminava leggendo un libro di<br \/>\npreghiera.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Lionello Terracina<\/span><\/b><span style=\"font-size:\n12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abvestitevi come se fosse<br \/>\nun giorno di festa\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Quella<br \/>\nmattina mi vennero ad avvertire di scappare perch\u00e9 portavano via gli uomini. Io<br \/>\nper\u00f2 mi affacciai alla finestra e mi accorsi che portavano via le famiglie<br \/>\nintere. Dissi ai miei: \u00abCambiatevi, vestitevi come se fosse un giorno di festa\u00bb<br \/>\ne li feci uscire a due per volta. Avevo 19 anni e oltre a mio padre e a mia<br \/>\nmadre avevo un fratello e sei sorelle. Non abitavamo tutti insieme, cos\u00ec nella<br \/>\nconfusione del momento ci scordammo di avvertire mia sorella che fu portata via<br \/>\ncon il marito e due figlie. Noi andammo a casa della suocera di mio fratello,<br \/>\nma io dissi che probabilmente i tedeschi sarebbero venuti pure li. Infatti<br \/>\navemmo appena il tempo di prendere un caff\u00e8 e di uscire che, svoltato l&#8217;angolo,<br \/>\narriv\u00f2 un camion di tedeschi che caric\u00f2 tutti quelli che erano rimasti a casa.<br \/>\nAndammo a San Lorenzo, nascosti in una stanzetta e un giorno mio fratello vide<br \/>\ndalla finestrella una persona di nostra conoscenza che diceva a dei soldati<br \/>\ntedeschi: \u00abVenite, venite, vi porto io dove stanno nascosti\u00bb. Per fortuna non<br \/>\nci trovarono. Un giorno siamo stati nascosti anche dietro la sala operatoria<br \/>\ndell&#8217;ospedale S. Spirito. Tornammo a casa nostra, ma era cominciata la caccia<br \/>\nall&#8217;ebreo e un sergente della Croce Rossa che conoscevamo ci port\u00f2 a casa sua,<br \/>\nun villino disabitato dove faceva anche da guardiano. L\u00ec passammo parecchi<br \/>\nmesi. Ricordo che all&#8217;ora del pranzo ci portava la sua gavetta piena di riso e<br \/>\nindivia.&nbsp;Era il suo pasto e lui lo portava a noi.&nbsp;Nel frattempo la<br \/>\nnostra famiglia era stata decimata. I tedeschi avevano preso due fratelli e una<br \/>\nsorella di mia madre con tutta la famiglia e mia sorella con quattro figli e il<br \/>\nmarito.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Angelo Di Veroli<\/span><\/b><span style=\"font-size:\n12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abi tedeschi sono alti come<br \/>\ni cancelli del Tempio\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Avevo una<br \/>\ntrentina d&#8217;anni allora. Quel giorno scappai di casa con mio figlio piccolo che<br \/>\ntenevo per mano, lasciando mia moglie perch\u00e9 pensavo che avrebbero preso solo<br \/>\ngli uomini. Ricordo che mia suocera diceva: \u00abSbrigati, sbrigati, ci sono i<br \/>\ntedeschi&#8230; sono tanto alti che arrivano ai cancelli del Tempio\u00bb. Tanto era il<br \/>\nterrore che lei li vedeva altissimi. Mi rifugiai in un vicolo e da l\u00ec a Piazza<br \/>\nVenezia dove presi un autobus che mi port\u00f2 alla stazione a casa di amici che ci<br \/>\nnascosero.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Sergio Terracina<\/span><\/b><span style=\"font-size:\n12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">: \u00abblocc\u00f2 la porta con una<br \/>\nlastra di marmo\u00bb<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Mia madre,<br \/>\nche abitava con mia sorella Vanda in via Goffredo Mameli, stava scendendo le<br \/>\nscale per andare a mettersi in salvo a casa di amici cattolici, quando vide<br \/>\nentrare nel portone un gruppo di soldati tedeschi con un interprete, attraverso<br \/>\nil quale domandarono alla portiera informazioni sulle famiglie ebree che<br \/>\nvivevano l\u00e0. La portiera, vedendo le due donne che scendevano le scale (mia<br \/>\nsorella allora aveva 15 anni) disse ai tedeschi: \u00abSu, su, salite\u00bb, facendo<br \/>\ncontemporaneamente cenno a loro due di uscire e di scappare. Un&#8217;altra mia<br \/>\nsorella, Emma, blocc\u00f2 invece la porta di casa sua con la lastra di marmo che<br \/>\nstava sopra il com\u00f2. I tedeschi bussarono, poi cercarono di aprire, ma la porta<br \/>\nbloccata faceva resistenza e dopo un po&#8217; convinti che a casa non ci fosse<br \/>\nnessuno, rinunciarono e se ne andarono. Cos\u00ec si salv\u00f2 lei, il marito e un<br \/>\nfiglio.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center;line-height:150%\"><b><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Shalom<br \/>\nsettembre 1983 pag. 23-24<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Quel ponte di Auschwitz<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Settimia Spizzichino: l&#8217;unica donna sopravvissuta tra<br \/>\ni deportati del 16 ottobre<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Quel 16 ottobre<br \/>\navevo 19 anni e vivevo in via della Reginella insieme a mio padre, mia madre,<br \/>\naltre due sorelle e una nipotina. Dopo la consegna dell&#8217;oro, pensavamo che i<br \/>\ntedeschi ci avrebbero lasciato in pace, invece la mattina presto di quel sabato<br \/>\nsentimmo dei rumori per la strada. A noi quella mattina non ci avvert\u00ec nessuno<br \/>\ne ci presero tutti, tranne mio padre che riusc\u00ec a svicolare e a fuggire. Io<br \/>\nricordo che allora tentai di ribellarmi. Volevo reagire, scappare, ma i miei in<br \/>\nbuona fede mi dicevano \u00abVedrai, che ci possono mai fare\u00bb. Eravamo sui carri<br \/>\nbestiame diretti ad Auschwitz e mia madre ancora mi diceva <\/span><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%;mso-bidi-font-family:\nCalibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin\">\u00ab<\/span><span style=\"font-size:12.0pt;\nmso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Che vuoi che ci faranno, mica ci ammazzeranno,<br \/>\nlavoreremo\u00bb. &nbsp;Poi ci furono i vagoni<br \/>\npiombati, l&#8217;arrivo in Germania, Auschwitz, la selezione&#8230; Feci la trafila che<br \/>\ni tedeschi facevano passare a tutti coloro che arrivavano nel campo. Quelli che<br \/>\nerano partiti con me da Roma, a parte quelli spediti ai campi di lavoro, erano<br \/>\nstati eliminati tutti subito. La neve che abbiamo trovato all&#8217;arrivo, i lavori<br \/>\npesanti e la cattiva alimentazione, tutto ha contribuito alla decimazione. In<br \/>\nmezzo a questa situazione drammatica, la \u00abfortuna\u00bb ha voluto che fossi messa in<br \/>\nun blocco di esperimenti, ero insomma salva dai lavori pesanti e dagli appelli.<br \/>\nFui sottoposta ad esperimenti e poi in qualche modo mi fu evitato il peggio grazie<br \/>\nad una infermiera, che poi depose anche al processo di Norimberga. Quando i<br \/>\nrussi sono stati vicini, i tedeschi ci hanno portato dalla Polonia in Germania,<br \/>\na Bergen-Belsen. Si era in piena disfatta tedesca ed era ancora peggio perch\u00e9<br \/>\nloro si accanivano ancora di pi\u00f9 su noi prigionieri, non volevano lasciare<br \/>\nprove di quello che avevano fatto. Poi gli americani arrivarono ad Hannover che<br \/>\nera relativamente vicino, solo che loro non sapevano che c&#8217;era un campo di<br \/>\nconcentramento. Bergen-Belsen era in una foresta lontano dal centro abitato e<br \/>\nfummo noi dopo aver visto i tedeschi che scappavano, ad andare incontro agli<br \/>\namericani. A quel punto io stavo malissimo avevo 21 anni e pesavo 30 chili. Ho<br \/>\nvissuto per due anni in campo di concentramento e credo che quello che mi ha<br \/>\ndato maggiormente la forza di resistere, quello che proprio mi ha tenuto<br \/>\nattaccata alla vita \u00e8 stato il pensiero che dovevo tornare per raccontare. Non<br \/>\ndoveva finire cos\u00ec, ci dovevano essere testimoni che avrebbero raccontato tutto<br \/>\nquell&#8217;orrore, \u00ablo devo sopravvivere mi dicevo, non so n\u00e9 come n\u00e9 quando ma devo<br \/>\ntornare a Roma\u00bb. Ricordo che c&#8217;erano anche tanti bambini quando stavo nel<br \/>\nblocco degli esperimenti, li ho rivisti dopo tanti anni in occasione di una<br \/>\ncommemorazione, ormai erano uomini, alcuni con famiglia. Ricordo anche di aver<br \/>\nvisto quella che chiamavano \u00abLa casa delle bambole\u00bb, dove portavano le donne<br \/>\npi\u00f9 giovani a far da prostitute per i soldati. Noi andavamo in un bosco a<br \/>\nraccogliere erbe medicinali ed uscendo dal campo vedevamo questa costruzione in<br \/>\nun angolo. Era l&#8217;ultima tappa sia per quelle donne che per i soldati che poi<br \/>\nerano quelli che andavano sul confine russo, in prima linea. Ad Auschwitz ho<br \/>\nconosciuto un ragazzo tedesco ebreo anche lui, ci vedevamo attraverso<br \/>\nl&#8217;Inferriata del blocco nel quale ero rinchiusa. Questo ragazzo amava tanto l\u2019Italia<br \/>\ne con me parlava italiano perch\u00e9 voleva imparare bene la lingua. Diceva sempre<br \/>\nche finita la guerra voleva venire in Italia perch\u00e9 dovevamo proseguire questa<br \/>\namicizia. Ricordo che verso la fine mi disse \u00abNel caos della liberazione chiss\u00e0<br \/>\nse ci incontreremo, diamoci appuntamento sul ponte di Auschwitz\u00bb. Invece ci<br \/>\ntrasferirono a Bergen-Belsen. lo non avevo l&#8217;indirizzo di questo ragazzo, non ci<br \/>\neravamo potuti mai dare neanche la mano, tutto era sempre avvenuto attraverso<br \/>\nl&#8217;inferriata e poi non potevamo tenere foglietti, c&#8217;erano perquisizioni molto<br \/>\nsevere, cos\u00ec ci conoscevamo solo di nome. Quando tornai a Roma e pi\u00f9 tardi<br \/>\nripresi a lavorare, un giorno tornando a casa una donnetta che stava sempre<br \/>\nseduta al portone mi disse che qualcuno mi aveva cercato. \u00abSe mi cercano ancora<br \/>\nditegli di venire a trovarmi dove lavoro\u00bb dissi io. Infatti venne a cercarmi ed<br \/>\nera proprio lui, il ragazzo del campo, Ci siamo baciati e abbracciati. \u00ablo<br \/>\nsapevo che non eri morta, lo sentivo\u00bb. Quando era stato liberato era venuto a<br \/>\ncercarmi, per\u00f2 lui mi chiamava Mimmi e non Mimma e cos\u00ec nessuno mi riconosceva<br \/>\nn\u00e9 in Comunit\u00e0, n\u00e9 in Piazza. Poi lui era dovuto andare in America perch\u00e9 in<br \/>\nItalia gli scadeva il per messo di soggiorno, l\u00ec aveva conosciuto una brava<br \/>\nragazza e si era sposato, anche il lavoro gli era andato bene, perch\u00e9 conosceva<br \/>\ntante lingue. Approfittando di un viaggio di lavoro in Inghilterra aveva deciso<br \/>\ndi riprovare a cercarmi e infatti tanto ha girato che ci \u00e8 riuscito. Voleva<br \/>\naiutarmi ma io ormai non avevo bisogno di niente, lavoravo e avevo anche<br \/>\nritrovato mio padre.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center;line-height:150%\"><b><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Shalom<br \/>\nnovembre 2008 pag. XIV<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">La scomparsa di Leone Sabatello detto \u2018Leoncino\u2019<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Deportato il 16 ottobre 1943 insieme ad altri 1000<br \/>\nebrei romani, \u00e8 stato uno dei 16 uomini ritornati da Auschwitz<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">\u201cLeoncino&#8221;<br \/>\nse n&#8217;\u00e8 andato come aveva vissuto tutta la sua vita dopo Auschwitz: in un<br \/>\nsilenzio dignitoso ma carico di emozioni, di rabbia, di dolore, di speranze, di<br \/>\nstoria e di memoria. Agli inizi degli anni &#8217;90, quando iniziammo a raccogliere<br \/>\ni racconti dei sopravvissuti italiani alla Shoah, a testimoniare con coraggio e<br \/>\npassione la pi\u00f9 enorme tragedia della deportazione degli ebrei dall&#8217;Italia, la<br \/>\nrazzia del 16 ottobre a Roma, era una sola persona: Settimia Spizzichino. Nessuno<br \/>\ndei 16 uomini tornati parlava, come se inconsciamente avessero delegato alla<br \/>\nsola Settimia il doloroso compito di farlo. Nel 1995 Arminio Wachsberger, Lello<br \/>\nDi Segni e Sabatino Finzi accettarono, con molta fatica, di raccontare, e fu<br \/>\nproprio quest&#8217;ultimo che mi parl\u00f2 di un suo caro amico, nato e cresciuto come<br \/>\nlui in Portico d&#8217;Ottavia: Leone Sabatello, per tutti &#8220;Leoncino&#8221;. Ci<br \/>\nvolle un altro anno perch\u00e9 riuscisse a rompere il muro di silenzio che s&#8217;era<br \/>\nimposto da sempre di rispettare, quando una mattina di giugno del 1996 mi fece<br \/>\nentrare in casa sua. Mi trovai di fronte un uomo forte, tormentato e<br \/>\ndiffidente, ma col quale riuscii da subito a stabilire un rapporto di amicizia<br \/>\ne di simpatia che sarebbe durato fino ad oggi. L&#8217;aspetto che pi\u00f9 mi impression\u00f2<br \/>\ndi quel primo incontro fu la sua conoscenza della lingua tedesca: pi\u00f9 passavano<br \/>\nle ore, pi\u00f9 il suo tedesco diventava automatico e chiaro. L&#8217;aveva imparato in<br \/>\ncampo, me lo confess\u00f2 con orgoglio: &#8220;C&#8217;\u00e8 stato delle volte che m&#8217;ero<br \/>\ndimenticato l&#8217;italiano, solo tedesco parlavo. Il tedesco lo dovevi affer\u00e0<br \/>\nsubito, e io l&#8217;ho imparato per vivere. Me so&#8217; fatto omo &#8216;n campo, co gente che<br \/>\nparlavano sei, sette lingue, e noi sapevamo dire soltanto Ja!&#8221;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Era nato il<br \/>\n18 marzo del 1927 a Roma e la sua era una bella famiglia come tante in Piazza:<br \/>\ndue fratelli maschi e cinque femmine. Erano stati tutti presi la mattina del 16<br \/>\nottobre, con le due piccole figlie del fratello Rubino, la loro mamma, Enrica<br \/>\nTagliacozzo, e uno zio paralitico. Solo Leoncino sarebbe ritornato, ma quelle<br \/>\nbambine non le avrebbe mai dimenticate: &#8220;&#8230; una tre anni e una qualche<br \/>\nmese. Una se chiamava Alba Celeste e una Liana. Erano bellissime&#8221;. Era<br \/>\nforte, nonostante i suoi quindici anni, quindi i nazisti sulla Judenrampe di<br \/>\nBirkenau lo selezionarono per l&#8217;impiego lavorativo col numero di matricola<br \/>\n158621: dopo un breve periodo di quarantena lo inviarono con l&#8217;amico Sabatino<br \/>\nFinzi ed altri ebrei romani nelle miniere di Jawischowitz, uno dei sottocampi<br \/>\npi\u00f9 terribili di Auschwitz. La descrizione che mi fece di questo campo rimane<br \/>\nuna fonte storica dettagliata che rimarr\u00e0 a disposizione degli studiosi negli<br \/>\nanni futuri. Ma era il suo modo di descrivere gli avvenimenti, cosi semplice ed<br \/>\nessenziale, ricco per\u00f2 di disincantata ironia, che riusciva a trasmettere il<br \/>\nsenso di quella tragica realt\u00e0, come nel caso di una punizione che una volta fu<br \/>\ninflitta agli ebrei italiani imprigionati a Jawischowitz: &#8220;Era Natale del<br \/>\n1943. Uno de noi s&#8217;\u00e8 messo a f\u00e0 &#8216;n bisogno proprio sotto l&#8217;albero de Natale che<br \/>\navevano fatto i tedeschi. J&#8217;hanno preso er numero e hanno detto: &#8220;Fuori<br \/>\ntutti gli italiani!&#8221;. C&#8217;hanno fatto usc\u00ec fori nudi come c&#8217;aveva fatto il<br \/>\nPadre eterno; faceva trenta gradi sotto zero, che, con rispetto parlando, quando<br \/>\nurinavo me se gelava l&#8217;urina, e co &#8216;a pompa c&#8217;hanno inaffiato. Per riscaldarci<br \/>\ns&#8217;appoggiavamo l&#8217;uno contro l&#8217;altro. Io si nun moro l\u00e0 nun moro pi\u00f9&#8221;. E<br \/>\nnon gli mancava certo la sincerit\u00e0, anche quando era scomoda da ammettere:<br \/>\n&#8220;Io ho sempre rubato. Rispettavo vari amici che si conoscevamo, ma<br \/>\nl&#8217;altri\u2026morte sua vita mia. Ho rubato sempre, perch\u00e9 se no nun sarei<br \/>\nrivenuto&#8221;. Con l&#8217;evacuazione di Auschwitz, fu costretto ad effettuare la<br \/>\nmarcia della morte e altri mesi di tormenti nel campo di Buchenwald, per essere<br \/>\nliberato alla fine di aprile del 1945 nei pressi di Berlino. Quando ritorn\u00f2 a<br \/>\nRoma, and\u00f2 dritto al Tempio: &#8221;A prima cosa che ho guardato \u00e8 il Tempio, che me<br \/>\ncredevo che nun esistesse pi\u00f9&#8221;. Non trov\u00f2 pi\u00f9 nessuno a casa ad<br \/>\naspettarlo, ma il destino gli riserv\u00f2 l&#8217;unico dono che gli avrebbe permesso di<br \/>\nsopravvivere: una moglie affettuosa, intelligente ed estremamente sensibile. E<br \/>\nuna suocera amorevole, che lo accolse come un figlio: &#8220;Io dopo so&#8217; stato<br \/>\nfortunato in una cosa. Disgraziatamente avevo perso tutti i genitori, per\u00f2 ho<br \/>\ntrovato la mamma&#8230; la mamma di mia moglie che&nbsp;m&#8217;ha fatto da madre. Quello<br \/>\nche mi ha fatto quella donna vun me ha fatto nessuno nella vita. M&#8217;aveva fatto<br \/>\nricapire che cosa era &#8216;a famija. Se nun me fermava mi&#8217; moje io c&#8217;avevo dodici<br \/>\nfiji.&#8221; In questi anni siamo sempre rimasti in contatto, ma l&#8217;estate appena<br \/>\npassata abbiamo sentito il bisogno di ritrovarci a parlare ancora di Auschwitz<br \/>\nper ore, naturalmente spesso in tedesco. Abbiamo preso in giro i tedeschi e il<br \/>\nsuo amico Sabatino che &#8220;se lamenta sempre, ma \u00e8 forte come &#8216;n toro&#8221;;<br \/>\nabbiamo riso, scherzato, versato lacrime, ma questa volta il suo pensiero era<br \/>\nrivolto in modo ossessivo al ricordo delle sorelle uccise in Polonia. La rabbia<br \/>\nper la loro sorte era diventata un fuoco sempre pi\u00f9 difficile da spegnere:<br \/>\n&#8220;Io speravo una cosa, che de cinque sorelle da vederne una. Nun c&#8217;ho avuta<br \/>\n&#8216;sta soddisfazione. So&#8217; morte tutte&#8221;. Mi confess\u00f2 anche di essersi illuso<br \/>\nper anni di una loro assurda salvezza. &#8220;Lo sai che tante volte so&#8217; stato<br \/>\nin Israele con la speranza de rincontrare le mi&#8217; sorelle? Le cerco in mezzo a&#8217;<br \/>\npopolazione. Me dico: &#8220;Hai visto mai che in mezzo a &#8216;sta gente c&#8217;\u00e8 mia<br \/>\nsorella?&#8221; Spero di vedere qualche volto che&#8230; \u00e8 una cosa che c&#8217;ho dentro<br \/>\nar cervello, ce l&#8217;ho sempre avuta. Ancora io nun l&#8217;accetto&#8221;. Ci siamo<br \/>\nripromessi di incontrarci ancora, ma due mesi dopo l&#8217;ha colto una polmonite,<br \/>\nquella polmonite che l&#8217;aveva risparmiato a Jawischowitz. All&#8217;ospedale mi ha<br \/>\nfatto chiamare, l&#8217;ho visto per l&#8217;ultima volta. Vicino a lui c&#8217;era sua moglie,<br \/>\nanche lei ammalata, che per\u00f2 amorevolmente non l&#8217;ha abbandonato nemmeno per un<br \/>\nistante, e una delle sue figlie, le gioie della sua vita, strameritate. Mi ha<br \/>\nriconosciuto e mi ha sorriso, con tenerezza infinita. Il giorno del suo<br \/>\nfunerale ero ad Auschwitz, l&#8217;ho ricordato proprio l\u00e0, dove i nazisti gli<br \/>\navevano strappato i suoi cari, la sua prima vita. Non riuscivo a dimenticare<br \/>\nuna delle sue affermazioni che pi\u00f9 mi avevano colpito: &#8220;Al Collegio<br \/>\nMilitare abbiamo messo delle coperte che c&#8217;avevamo noi. Poi c&#8217;hanno chiesto<br \/>\naltro oro, e ce dicevano si qualcuno era di religione cattolica o volevamo<br \/>\ndiventare cattolici. Qualcuno ha detto de s\u00ec, ma noi ce siamo raccolti tutti<br \/>\nquanti in famiglia e siamo rimasti quelli che siamo sempre&#8221;. Caro<br \/>\nLeoncino, se noi rimarremo &#8220;quelli che siamo sempre&#8221; sar\u00e0 anche<br \/>\ngrazie a te.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Marcello<br \/>\nPezzetti<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center;line-height:150%\"><b><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Shalom<br \/>\ngiugno 2012, pag. 44<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Addio Sabatino Finzi 158556<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Si \u00e8 spento a 85 anni uno degli ultimi sopravvissuti<br \/>\nalla deportazione nazista del 16 ottobre<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Aveva 85<br \/>\nanni e gli ultimi anni, cos\u00ec come per altri ex deportati, li aveva passati a<br \/>\nraccontare e a testimoniare gli orrori della deportazione e dell&#8217;internamento<br \/>\nnel lager di Auschwitz. Sabatino Finzi era nato a Roma l&#8217;8 gennaio 1927,<br \/>\narrestato e deportato ad Auschwitz all&#8217;et\u00e0 di 16 anni, era stato catturato<br \/>\nnella retata del 16 ottobre |943. Il &#8216;suo&#8217; numero tatuato sul braccio era<br \/>\n158556. Fu l&#8217;unico minorenne che riusc\u00ec a tornare a Roma dei 1.022 deportati.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Come riusc\u00ec<br \/>\na sopravvivere? Lo spieg\u00f2 alcuni anni fa in una intervista: &#8220;Dovevo<br \/>\nsembrare pi\u00f9 grande. Perch\u00e9 avevo visto che i bambini li ammazzavano tutti. Non<br \/>\nlavoravano, e alle SS non servivano. Li portavano fuori dai blocchi, e<br \/>\nta-ta-ta. Li mitragliavano. lo ero gi\u00e0 un giovanetto. Allora ho detto di avere<br \/>\npi\u00f9 anni, perch\u00e9 in quel modo potevo rendermi utile. Cos\u00ec sono so-pravissuto.<br \/>\nHo sempre avuto un sesto senso&#8221;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Recentemente<br \/>\naveva confessato: &#8220;Sono andato a Gerusalemme, al Muro del pianto. E come<br \/>\ntutti ho infilato un bigliettino. Ci ho scritto sopra: &#8216;Hitler, non ce l&#8217;hai<br \/>\nfatta a farmi fuori. Sabatino Finzi \u00e8 ancora qui, come mio figlio Giorgio e<br \/>\ncome mio nipote&#8221;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center;line-height:150%\"><b><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Shalom ottobre<br \/>\n2013, pag. 6<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><b><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Quel giorno che ha cambiato la mia vita<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><i><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:\n11.0pt;line-height:150%\">Shalom ha intervistato Lello Di Segni, che insieme a<br \/>\nEnzo Camerino, \u00e8 l&#8217;ultimo dei sopravissuti alla deportazione del 16 ottobre<br \/>\n1943<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Lello Di<br \/>\nSegni, classe 1926, lo trovate ogni mattina seduto al tavolino del suo bar<br \/>\npreferito in via Catania. Nella zona, dove fino a pochi anni fa aveva una<br \/>\npiccola attivit\u00e0 commerciale, lo conoscono tutti, anche se non tutti conoscono la<br \/>\nsua storia di deportato e di sopravvissuto allo stermino ebraico. &#8220;Ho<br \/>\nlavorato per un anno, dal 1943 al 1944, come uno schiavo a Varsavia dove<br \/>\nd&#8217;inverno la temperatura scendeva di molti gradi sotto lo zero&#8221;, ripete al<br \/>\ncronista di Shalom e all\u2019esterrefatto giovane barista cinese. &#8220;La mia<br \/>\nsopravvivenza &#8211; spiega &#8211; forse \u00e8 dipesa da due sole cose. Primo lavoravo,<br \/>\nlavoravo e lavoravo senza fare domande, senza pensare, eseguendo in modo<br \/>\nautomatico e immediato gli ordini. Secondo, ogni giorno e ogni notte prima di<br \/>\naddormentarmi pregavo il Signore, con fede e speranza, con una preghiera che mi<br \/>\naveva insegnato mia nonna&#8221;. Lello Di Segni aveva 16 anni quando fu<br \/>\ndeportato con l&#8217;intera famiglia: il padre Cesare &#8211; unico altro sopravvissuto &#8211;<br \/>\nla madre Enrica Zarfati, due fratelli Angelo e Mario, una sorellina Graziella e<br \/>\nl&#8217;anziana nonna; nel giro di pochi minuti il loro mondo familiare e sociale &#8211; \ufeff\ufeffvivevano<br \/>\nnel cuore del quartiere ebraico, in via Portico d&#8217;Ottavia 9 &#8211; \ufeff\ufeffand\u00f2 in pezzi.<br \/>\n&#8220;L&#8217;impatto &#8211; ricorda &#8211; fu terribile con comandi urlati in tedesco, una<br \/>\nlingua che non capivamo e che io ho imparato pochissimo in due anni di<br \/>\nprigionia&#8221;<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Lello Di<br \/>\nSegni ha raccontato la sua storia in un libro &#8220;Buono sogno sia lo<br \/>\nmio&#8221;, a cura di Edoardo Gaj: &#8220;Ricordo come fosse ieri quella mattina<br \/>\ne quel tragitto breve eppure interminabile da casa fino a quei camion nazisti,<br \/>\nparcheggiati di fianco alla Sinagoga. Riesco ancora a vedere chiaramente le<br \/>\nfacce tristi e compassionevoli di quei passanti non ebrei che avevano capito ma<br \/>\nche assistevano inermi, impotenti alla scena, senza poter intervenire&#8221;.<br \/>\nQuel giorno cambier\u00e0 la vita di Lello che nell&#8217;arco dei due anni successivi conoscer\u00e0<br \/>\nluoghi mai immaginati (Auschwitz, Varsavia, Hallen, Bergen-Belsen, Dachau),<br \/>\nsuperer\u00e0 esperienze terribili di botte, violenza, fame, sete, freddo, fatica e<br \/>\ndi solitudine per l&#8217;incapacit\u00e0 di poter comunicare con gli altri prigionieri.<br \/>\nPer due anni non sar\u00e0 pi\u00f9 un essere umano, sar\u00e0 un numero il 158526, sar\u00e0 uno<br \/>\nstucke, un pezzo, che poteva sopravvivere solo se poteva lavorare senza sosta<br \/>\n(spostava sacchi del peso di cinquanta chili, quando lui ne pesava meno di<br \/>\nquaranta). &#8220;Eravamo come dei fantasmi, indifferenti a tutto e dimenticati<br \/>\nda tutto. L&#8217;odio verso gli ebrei era troppo forte. Il disprezzo e l&#8217;odio non<br \/>\npermettevano nessun gesto di piet\u00e0 o compassione, nessuno&#8221;. Si poteva<br \/>\nessere uccisi per una minima man-canza. E Lello ricorda come gli vennero rubati<br \/>\ngli zoccoli da un prigioniero e di come a sua volta dovette rubarli ad un altro<br \/>\nper poter sopravvivere alle marce e alle lunghe ore di lavoro. E ricorda bene<br \/>\nanche la fame che lo spinse persino a rubare.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Una grave<br \/>\ndenutrizione che poi avrebbe condizionato la sua esistenza anche negli anni<br \/>\nsuccessivi, con diversi interventi allo stomaco. Il 10 giugno 1945 Lello<br \/>\ntorner\u00e0 a Roma, dove alcuni mesi dopo ritrover\u00e0 il padre, ritornato con i segni<br \/>\ndi una malattia nei polmoni contratta nelle miniere tedesche. Padre e figlio<br \/>\nsaranno uniti ancora di pi\u00f9 dalla terribile comune esperienza della<br \/>\ndeportazione e della Shoah e da una iniziale incapacit\u00e0 a parlarne. &#8220;I<br \/>\nprimi tempi ho preferito tacere. Preferivo rimanere in silenzio: non avrei<br \/>\nsopportato lo scetticismo degli intervistatori, il fatto che qualcuno avrebbe<br \/>\npotuto interrompere i miei racconti accusandomi di esagerare alcuni particolari<br \/>\ndella mia storia&#8221;. Poi con il trascorrere degli anni Lollo si \u00e8 aperto al<br \/>\nracconto, all\u2019incontro con tante scolaresche, alla testimonianza, e alle<br \/>\ninterviste. Con una sola precauzione: non ha voluto ritornare pi\u00f9 nei luoghi<br \/>\ndella sua tragedia, non ha mai voluto partecipare ad un viaggio della memoria<br \/>\nnei campi di sterminio. &#8220;Non ce la faccio, \u00e8 pi\u00f9 forte di me, sono<br \/>\nsensazioni ed emozioni troppo intense, troppo dolore e io non sono pi\u00f9 in grado<br \/>\ndi reggere un peso simile. Non posso e non voglio&#8221;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">Giacomo<br \/>\nKahn<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align:justify;line-height:150%\"><span style=\"font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:150%\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center\"><b><i>Shalom.it 31-10-2021<o:p><\/o:p><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><b>Ritrovate dal CDEC<br \/>\nsei interviste del 1955 ai sopravvissuti del 16 ottobre 1943<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Michelle Zarfati<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a href=\"https:\/\/www.shalom.it\/blog\/italia\/ritrovate-dal-cdec-sei-interviste-del-1955-ai-sopravvissuti-del-16-ottobre-1943-b1103971\">https:\/\/www.shalom.it\/blog\/italia\/ritrovate-dal-cdec-sei-interviste-del-1955-ai-sopravvissuti-del-16-ottobre-1943-b1103971<\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center\"><b><i>Shalom.it 26-10-2018<o:p><\/o:p><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><b>Addio Lello Di Segni.<br \/>\nEra l&#8217;ultimo sopravvissuto alla retata del 16 ottobre<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Giacomo Kahn<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a href=\"https:\/\/www.shalom.it\/blog\/roma-ebraica-bc7\/addio-lello-di-segni-era-l-ultimo-sopravvissuto-alla-retata-del-16-ottobre-b182561\">https:\/\/www.shalom.it\/blog\/roma-ebraica-bc7\/addio-lello-di-segni-era-l-ultimo-sopravvissuto-alla-retata-del-16-ottobre-b182561<\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" align=\"center\" style=\"text-align:center\"><b><i>Shalom.it 16-04-2023<\/i><\/b> <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><b>Gli ebrei italiani<br \/>\nsulle macerie del ghetto di Varsavia e della rivolta<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Marcello Pezzetti <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><a href=\"https:\/\/www.shalom.it\/blog\/storia-bc219\/gli-ebrei-italiani-sulle-macerie-del-ghetto-di-varsavia-e-della-rivolta-b1129871\">https:\/\/www.shalom.it\/blog\/storia-bc219\/gli-ebrei-italiani-sulle-macerie-del-ghetto-di-varsavia-e-della-rivolta-b1129871<\/a><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dei 1022 ebrei rastrellati il 16 ottobre 1943 e deportati nei campi di sterminio, solo in 16 fecero ritorno a casa; tra questi Settimia Spizzichino fu l\u2019unica donna. 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