{"id":73934,"date":"2023-03-12T00:00:00","date_gmt":"2023-03-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/sefarditi-e-ashkenaziti-secondo-rav-david-prato-b1128431\/"},"modified":"2024-05-31T00:55:50","modified_gmt":"2024-05-30T22:55:50","slug":"sefarditi-e-ashkenaziti-secondo-rav-david-prato-b1128431","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/roma-ebraica\/sefarditi-e-ashkenaziti-secondo-rav-david-prato-b1128431\/","title":{"rendered":"Sefarditi e ashkenaziti secondo Rav David Prato"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Quando Rav David Prato, Rabbino Capo di Roma, fu costretto nel dicembre del 1938 a lasciare la Capitale per contrasti con il Consiglio della Comunit\u00e0 e con il regime fascista, decise di fare la aliy\u00e0 in Eretz Israel. Prato si integr\u00f2 bene nella nuova patria e and\u00f2 a vivere a Tel Aviv. Si stabil\u00ec in un appartamento di un elegante palazzo di Rivka Gr\u00fcnwald a Rechov Shadal 4 (strada forse non scelta a caso: Shadal \u00e8 Shemuel David Luzzatto, il grande maestro dell\u2019Italia ebraica dell\u2019Ottocento!).&nbsp;<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Il Rabbino Capo di Tel Aviv, Rav Moshe Avigdor Amiel, affid\u00f2 a Rav Prato la direzione dell\u2019Ufficio rabbinico. Amiel, allievo di due grandi esponenti delle yeshivot lituane, Rav Chaim Soloveichik e Rav Chaim \u2018Ozer Grodzinski, era stato rabbino di Anversa dal 1920. In un discorso pronunciato nel gennaio 1936 ad Alessandria d\u2019Egitto, alla presenza di Rav Prato che a quell\u2019epoca era Rabbino Capo in quella citt\u00e0, Rav Amiel, in viaggio per Tel Aviv per assumerne l\u2019incarico di Rabbino Capo, afferm\u00f2 che \u00abTel Aviv doveva rappresentare la sintesi tra la comunit\u00e0 ebraica di Anversa, centro diasporico del mondo ashkenazita, e quella di Alessandria d\u2019Egitto, fulcro cosmopolita sefardita: non si sarebbe pi\u00f9 parlato di ashkenaziti e di sefarditi, ma unicamente di ebrei. Era giunto il momento di lasciarsi alle spalle il retaggio diasporico, incluso l\u2019uso dello yiddish e del ladino, per usare la lingua nazionale compresa da tutti, l\u2019ebraico\u00bb, come \u00e8 riportato da Angelo M. Piattelli in&nbsp;<i>David Prato, una vita per l\u2019ebraismo<\/i>&nbsp;(Rassegna Mensile di Israel 79, 1-3, 2013, p. 182).<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Queste parole fecero probabilmente effetto su Rav Prato che torner\u00e0 sull\u2019argomento pi\u00f9 volte nelle sue Memorie recentemente pubblicate (<i>Memorie di un rabbino italiano<\/i>, a cura di Angelo M. Piattelli e Mario Toscano, Viella 2022). Prato era ben consapevole che fra sefarditi e ashkenaziti ci fossero profonde differenze. Anzi, forse ne esagerava la portata, come quando scriveva, nel 1939: \u00abVado piano piano convincendomi che evidentemente fra i sefardim \u2013 i veri per\u00f2 non noi italiani che siamo sefardim di nome \u2013 e gli askenazim c\u2019\u00e8 un abisso. Lingua, mentalit\u00e0, cultura, tendenze, abitudini, rito, melodie, han fatto di queste due branches dell\u2019ebraismo due elementi del tutto distinti e non facilmente assimilabili\u00bb (<i>Memorie<\/i>, p. 438). Tel Aviv rimane comunque la citt\u00e0 dove forse l\u2019unit\u00e0 fra sefarditi e ashkenaziti \u00e8 pi\u00f9 facilmente realizzabile: \u00abSi ha un bel parlare di unificazione, di livellamento, forse, ma molto forse in Erez Israel. Ma temo che nemmeno l\u00ec ci si arrivi. Non c\u2019\u00e8 che a Tel Aviv dove il contrasto si sente meno che altrove, ma si sente\u00bb.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Notevole \u00e8 questo passaggio, anch\u2019esso del 1939, in cui Rav Prato caratterizza le due grandi correnti dell\u2019ebraismo dell\u2019epoca (oggi le cose sono radicalmente cambiate nello Stato d\u2019Israele e nel mondo intero):<\/p>\n<blockquote><p><span style=\"color: rgb(0, 0, 0);\">\u00abLa mentalit\u00e0 sefardita \u00e8 pi\u00f9 geniale, pi\u00f9 sintetica: il contributo dei sefarditi alla letteratura, alla poesia, alla filosofia, alla scienza \u00e8 stato potente, colossale. La mentalit\u00e0 askenazita \u00e8 meno geniale e forse pi\u00f9 analitica. Oggi il mondo ebraico \u00e8 dominato politicamente, scientificamente, religiosamente, socialmente e letterariamente dagli askenaziti dovunque ma specie in Erez. I sefardim non danno assolutamente niente, da nessun punto di vista, non si sentono se non per le loro querele e i loro lamenti di essere trascurati, di essere i paria del movimento, si tentano congressi, reunioni, federazioni, ma non si riesce a nulla. Sono assimilati o assimilatori mi disse un rabbino askenazita. C\u2019\u00e8 del falso in quest\u2019affermazione. Non \u00e8 vero. Invano si cercherebbero degli atei, dei comunisti e dei bolscevichi nel sefardismo. I sefarditi sono credenti, superstiziosi se si vuole, e anche in un certo senso praticanti. Sono incapaci a tener duro, come gli askenaziti, questo s\u00ec. Abituati a vivere non a latere delle nazioni in mezzo alle quali han vissuto ma a partecipare alla loro vita (come in Turchia, in Francia, in Italia e a suo tempo in Spagna ecc.) han dovuto cedere in qualche lato del legalismo ortodosso tradizionale, si sono meno formalizzati, si sono pi\u00f9 acclimatati, ma non hanno mai ceduto nella sostanza, tanto \u00e8 vero che fatte le debite proporzioni fra i sefarditi il numero delle conversioni \u00e8 trascurabile\u00bb (<i>Memorie<\/i>, pp. 438-439).<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">In quest\u2019altro passaggio, del 3 marzo 1940, cos\u00ec descrive la differenza fra sefarditi e ashkenaziti:<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<blockquote><p><span style=\"color: rgb(0, 0, 0);\">\u00abI sefarditi hanno aperto la finestra sull\u2019orizzonte e han respirato liberamente l\u2019aria che dal di fuori penetrava nell\u2019interno delle loro scuole, gli askenaziti han tenuto sempre le loro finestre ermeticamente chiuse e quando qualcuno \u00e8 sfuggito dal carcere si \u00e8 subito avvelenato. L\u2019assimilazione \u00e8 un conto, la rinuncia \u00e8 un altro. Saadia Aggaon, Arambam, Gabirol, Abrabanel, Arif, Arosh, Joseph Caro ecc. ecc. specie i primi quattro han potuto rappresentare tappe notevoli nella storia dell\u2019ebraismo mondiale pur avendo assimilato, anzi perch\u00e9 avevano assimilato, la cultura del mondo circostante. Quali sono le tappe rappresentate da personalit\u00e0 del mondo askenazita? Nessuna. Rasc\u00ec non era askenazita. La Spagna, la Francia, l\u2019Italia, l\u2019Africa settentrionale e Erez Israel, il Mediterraneo insomma poteva dare uomini di quella tempra, i quali si sono sforzati fra l\u2019altro di far conoscere l\u2019ebraismo alle genti senza correre il pericolo che ha corso per esempio l\u2019ebraismo con Filone che pure era mediterraneo. Ma gli askenaziti appena si sono affacciati al mondo circostante con la Haskal\u00e0 [illuminismo ebraico] si sono subito smarriti nel mare della riforma o in quello dell\u2019assimilazione conversione. O chiusi in casa o morti, mentre i sefarditi potevano continuare a vivere insieme con gli altri senza rinunziare a s\u00e9 stessi. Uomini di grande valore han dato gli askenaziti, ma per il loro mondo chiuso, non hanno mai aperto le ali e anche quando han creato un nuovo movimento cabbalistico col hasidismo non hanno oltrepassato i limiti del loro piccolo mondo. Sono loro e loro soltanto, si chiudono in s\u00e9 stessi senza tener conto del mondo circostante, delle sue esigenze e della sua importanza, anzi talvolta disprezzandolo. Ragion per cui, una volta preso in mano il comando in Erez non hanno voluto sentir parlare d\u2019intesa con gli arabi e nemmeno con i sefarditi di qui. Si son di nuovo chiusi in loro stessi con quel resultato al quale assistiamo. Il sefardismo che ha dato uomini politici come Abrabanel, come Joseph di Nasso, come Disraeli, come i Rotschild [sic], come Sir Moses Montefiore, come Luzzatti ecc. avrebbe ben potuto dare guide capaci di pervenire a resultati ben diversi servendosi della sua innata malleabilit\u00e0, diplomazia e rifuggendo da quella albagia che \u00e8 tutta propria degli askenaziti parvenus\u00bb (<i>Memorie<\/i>, pp. 468-469).<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.shalom.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/pratp2-scaled.jpg\" style=\"width: 859.5px;\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><span style=\"font-style: italic;\">(Arrivo di Rav Prato ad Alessandria d\u2019Egitto, 1927)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Come vediamo, l\u2019argomento stava molto a cuore a Rav Prato. Non era una disquisizione teorica per lui, visto che gli era stata offerta la possibilit\u00e0 di diventare Rabbino Capo sefardita di Tel Aviv. Alla fine la cosa non and\u00f2 in porto e si dovette accontentare di rimanere direttore dell\u2019Ufficio rabbinico di Tel Aviv, dapprima sotto Rav Amiel e poi sotto il nuovo Rabbino Capo sefardita Rav Yaaqov Mosh\u00e8 Toledano, colui che fu vice-rabbino di Rav Prato ad Alessandria d\u2019Egitto.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">La Comunit\u00e0 ebraica di Roma, tuttavia, non pot\u00e9 che essere ben lieta del fatto che Rav Prato non fu nominato Rabbino Capo di Tel Aviv. Se lo fosse diventato, certamente non sarebbe stato disponibile ad assumere per la seconda volta l\u2019incarico di Rabbino Capo di Roma. E cos\u00ec, nel settembre del \u201945, Rav Prato torn\u00f2 in Italia, pronto a risollevare la Comunit\u00e0 romana dagli sconquassi provocati dalle persecuzioni, le deportazioni, le morti e dai tradimenti, dei singoli come delle istituzioni ai massimi livelli. Se Roma ebraica \u00e8 rinata, \u00e8 stato grazie a Rav Prato e ai suoi successori.&nbsp;<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Alfonso Pacifici, il grande pensatore ebreo del Novecento cresciuto alla cerchia del Rabbino ashkenazita di Firenze Shemuel Margulies, era un sincero amico e ammiratore di Rav Prato. Cos\u00ec lo descriveva in un messaggio a sostegno della sua candidatura rabbinica a Tel Aviv: \u00abUna delle figure pi\u00f9 interessanti e, aggiunger\u00f2 senz\u2019ombra di adulazione, una delle figure pi\u00f9 simpatiche e attraenti della contemporanea vita d\u2019Israele\u00bb (<i>Ha-Rav David Prato<\/i>, Tel Aviv 1940, p. 85). In una commemorazione a cinque anni dalla morte, avvenuta il 7 marzo 1951, Pacifici scriveva: \u00ab[Prato] avendo compendiato in s\u00e9, come per provvidenziali avvicendamenti, il meglio dell\u2019insegnamento di Firenze col meglio della spontanea vigorosa vitalit\u00e0 della sua vecchia Livorno, dominatrice del Mediterraneo ebraico, [\u2026] rinvigorito e integrato ancora dal contatto diretto con Erez Israel, e in essa perfino con l\u2019esperienza vivificatrice della Jeshiv\u00e0, pot\u00e9 portare all\u2019ultima, ahim\u00e8 troppo breve, fase della sua esperienza rabbinica a Roma, una forza, una vitalit\u00e0, uno stile dei quali da tempo non si conosceva in Italia l\u2019esempio\u00bb (cit. in A.M. Piattelli,&nbsp;<i>David Prato, una vita<\/i>, p. 110, tratto da A. Pacifici,&nbsp;<i>Considerazioni sulle comunit\u00e0 separate, l\u2019unit\u00e0 d\u2019Israele e le comunit\u00e0 ebraiche d\u2019Italia<\/i>, in&nbsp;<i>Scritti in memoria di Sally Mayer<\/i>&nbsp;(18751955).&nbsp;<i>Saggi sull\u2019Ebraismo Italiano<\/i>, a cura di Umberto Nahon, Gerusalemme-Milano 1956, p. 301).&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Foto copertina:&nbsp;<span style=\"font-size: 12pt;\">Rav Prato a Tel Aviv nei primi anni Quaranta<\/span><\/p>\n<p><span style=\"caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0); font-family: -webkit-standard; font-size: medium;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Rav David Prato, Rabbino Capo di Roma, fu costretto nel dicembre del 1938 a lasciare la Capitale per contrasti con il Consiglio della Comunit\u00e0 e con il regime fascista, decise di fare la aliy\u00e0 in Eretz Israel. 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