{"id":72895,"date":"2022-11-20T00:00:00","date_gmt":"2022-11-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/le-foto-clandestine-scattate-dai-sonderkommando-che-strapparono-la-orrore-dal-buio-del-silenzio-b1123601\/"},"modified":"2024-05-31T00:54:09","modified_gmt":"2024-05-30T22:54:09","slug":"le-foto-clandestine-scattate-dai-sonderkommando-che-strapparono-la-orrore-dal-buio-del-silenzio-b1123601","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/cultura\/le-foto-clandestine-scattate-dai-sonderkommando-che-strapparono-la-orrore-dal-buio-del-silenzio-b1123601\/","title":{"rendered":"Le foto clandestine scattate dai Sonderkommando, che strapparono l\u2019orrore dal buio del silenzio"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><i>\u201cSono fotografie di inestimabile valore, risultato di un atto di resistenza collettiva\u201d: intervista a Laura Fontana Fourel<o:p><\/o:p><\/i><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Le scatt\u00f2 ad Auschwitz nell\u2019estate del \u201844 Alberto Israel Errera, detto \u201cAlex il greco\u201d, uscendo dal crematorio. In circa venti secondi con una fotocamera, Alex, riusc\u00ec a fotografare clandestinamente il rogo dei cadaveri, un gruppo di donne costrette dalle SS ad avviarsi verso le camere a gas. Venti secondi, l\u2019apice di un\u2019azione di resistenza collettiva ad Auschwitz. Un\u2019operazione del Sonderkommando, il gruppo di prigionieri ebrei costretti a lavorare nelle camere a gas, che aveva lo scopo di denunciare l\u2019orrore dei campi di sterminio e di documentare della Shoah l\u2019inimmaginabile. Le fotografie scattate dai Sonderkommando sono \u201cdocumenti di inestimabile valore, il risultato di un&#8217;impresa eccezionale compiuta dalle vittime\u201d spiega a Shalom Laura Fontana Fourel, che cura l\u2019Attivit\u00e0 di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini ed \u00e8 responsabile per l\u2019Italia del M\u00e9morial de la Shoah di Parigi. La studiosa interviene su questo tema al convegno internazionale, promosso dal Comune di Rimini insieme alla Fondazione Museo della Shoah di Roma e al M\u00e9morial della Shoah di Parigi (con la collaborazione del Museo di Auschwitz e dell&#8217;Istituto storico della Resistenza di Rimini), titolato \u201cTestimoni dello sterminio\u201d e che \u00e8 dedicato alla memoria di Shlomo Venezia, il testimone della Shoah, di cui ricorre il decimo anno dalla scomparsa. Shalom ha intervistato Laura Fontana Fourel per ripercorrere e raccontare l\u2019importanza storica dell\u2019impresa dei Sonderkommando, che con quelle fotografie strapparono l\u2019orrore al buio del silenzio.&nbsp;<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>Quale \u00e8 l\u2019importanza, il valore, di queste immagini?<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Della Shoah, intesa come processo di persecuzione e di distruzione dell&#8217;ebraismo europeo sotto il Terzo Reich, sono milioni le fotografie che si sono conservate e anche a distanza di decenni dalla fine della guerra continuano a venire alla luce nuove collezioni d&#8217;immagini, spesso private e donate ai musei in forma anonima. Va detto che la maggioranza delle fotografie provengono dai persecutori, cio\u00e8 dalla categoria dei carnefici intesa in senso ampio: SS, comandanti dei campi di concentramento e centri di sterminio, fotografi delle unit\u00e0 di propaganda (dette PK, Propagandakompanien), soldati e poliziotti tedeschi in servizio. Si tratta di un immenso patrimonio visivo che ha documentato le diverse forme di violenza contro agli ebrei, dagli arresti alle deportazioni, dall&#8217;internamento nei ghetti alle esecuzioni di massa.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Non sempre, per\u00f2, sono foto a uso specifico della propaganda del regime, perch\u00e9 spesso si tratta d&#8217;immagini scattate senza preventiva autorizzazione &#8211; d&#8217;altronde le esecuzioni di massa e i campi furono oggetto di reiterati divieti di fotografare &#8211; e che erano intese come foto ricordo, come dei trofei di guerra da conservare nel proprio album personale e da condividere coi famigliari.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Le foto scattate clandestinamente da un piccolo gruppo di prigionieri del Sonderkommando di Auschwitz nell&#8217;estate 1944 sono completamente diverse e rappresentano un documento di valore storico e umano eccezionale per almeno due motivi: sono le uniche immagini dell&#8217;assassinio sistematico degli ebrei a Birkenau realizzate in presa diretta, nel momento stesso in cui il crimine viene commesso e i criminali sono in azione accanto ai detenuti di queste &#8220;squadre speciali&#8221; addette alla distruzione dei cadaveri delle vittime. Inoltre, sono state realizzate dalle vittime in condizioni del tutto eccezionali ed estremamente pericolose, nell&#8217;urgenza imperiosa di produrre le prove del crimine al quale il Sonderkommando stava assistendo impotente e presagendo la fine imminente per tutti i prigionieri. \u00c8 il contesto con le sue condizioni estreme, oltre al contenuto delle immagini, ad accrescere il valore di queste fotografie che si iscrivono pienamente nella Resistenza clandestina degli ebrei ad Auschwitz, anche se l&#8217;azione fu collegata alla Resistenza polacca esterna al Lager.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>In che condizioni furono scattate queste fotografie?<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">I prigionieri del Sonderkommando erano costretti a lavorare giorno e notte nei quattro crematori, isolati dagli altri detenuti, immersi quotidianamente nelle operazioni preparatorie e connesse allo sterminio. Contrariamente ad alcuni stereotipi, non erano minimamente coinvolti nelle uccisioni, non erano loro a gestire le gassazioni, n\u00e9 erano loro a spingere e a picchiare le vittime per farle entrare nelle camere a gas. Pur nella loro impotenza e disperazione per quel compito orribile che dovevano svolgere (bruciare i cadaveri, dopo aver tagliato i capelli alle donne, estratto i denti d&#8217;oro o le protesi, e spargere le ceneri nella natura circostante), alcuni di loro furono protagonisti di atti di resistenza sia individuale, come nel caso dei Sonderkommando che scrissero delle lettere o dei diari che sotterrarono, che collettiva e di gruppo. Per tutto il 1944, quando la capacit\u00e0 distruttiva di Auschwitz era all&#8217;apice, furono in corso i preparativi per la rivolta che scoppier\u00e0 il 7 ottobre 1944 e l&#8217;operazione delle foto dell&#8217;estate di quell&#8217;anno fu sollecitata dalla Resistenza polacca esterna come prova sui crimini perpetrati ad Auschwitz.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">La vicenda \u00e8 stata ricostruita molte volte, ma alcuni dettagli non sono ancora stati documentati con certezza (ad esempio, chi introdusse la macchina fotografica e la consegn\u00f2 al crematorio V? Fu un prigioniero polacco che faceva parte della squadra di operai che costruivano e riparavano i tetti oppure un civile polacco addetto allo stesso compito? Oppure furono i prigionieri del Sonderkommando a riuscire a trafugarla, tramite l&#8217;aiuto di qualcuno, nei magazzini del Kanada?).<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Dalle testimonianze dei superstiti di quel gruppetto di 5 prigionieri, Alter Fajzylberg, i fratelli Szlama e Abraham Dragon e Dawid Szmulewski, sappiamo che il tetto del crematorio V venne danneggiato intenzionalmente per richiedere l&#8217;intervento di riparazione. La macchina fotografica arriv\u00f2 nascosta in un doppio fondo di un secchio, forse con l&#8217;intervento di Szmulewski che non era un Sonderkommando ma era uno Schreiber, uno scrivano nel blocco IV del campo maschile, membro attivo della resistenza interna. Il suo compito gli permetteva di accedere alle informazioni e di godere di una relativa libert\u00e0 di movimento. A scattare le foto fu Alex o Alexos il greco, come verr\u00e0 ricordato dai superstiti, all&#8217;anagrafe Alberto Israel Errera, un ebreo greco che godeva di molta stima dai suoi compagni per la sua esperienza nella Resistenza durante l&#8217;occupazione nazista della Grecia.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Poich\u00e9 la macchina fotografica conteneva una pellicola in buona parte usata e tenuto conto della rapidit\u00e0 con cui Errera dovette agire, mentre i compagni facevano la guardia (Szmulewski sul tetto), furono scattate 4 fotografie che riuscirono a riprendere il rogo dei cadaveri all&#8217;aperto, con il Sonderkommando e le SS al lavoro, un gruppo di donne nude avviate di corsa verso la camera a gas e le cime degli alberi del bosco di betulle, adiacente il crematorio V. A dire il vero le fotografie potrebbero essere state sette se si considera il numero di quelle ricevute nel 1985 dal Museo di Auschwitz da una donna polacca, Danuta Bystron-Pytlik, attiva nella Resistenza. Forse il fotografo ha scattato due volte nel panico la stessa scena? Oppure nella stampa alcune delle foto sono state sviluppate due volte per errore? Al termine dell&#8217;azione, durata meno di 20 minuti, la macchina venne sotterrata e la pellicola riportata nel campo principale forse da Szmulewski che la consegn\u00f2 a Helena Daton, una giovane ragazza polacca che lavorava nella mensa delle SS di Auschwitz. Helena nascose il rullino in un tubetto vuoto di dentifricio e tramite due prigionieri politici polacchi venne recapitata alla Resistenza polacca a Cracovia il 4 settembre 1944, col un messaggio accorato di detenuti politici, J\u00f2zef Cyrankiewciz e Stanislaw Klodzinski, che descrivevano le scene riprese e sollecitavano l&#8217;invio di altra pellicola fotografica per documentare il crimine. Purtroppo l&#8217;eroismo del Sonderkommando non serv\u00ec ad allertare le forze alleate, n\u00e9 a fermare gli ultimi mesi della Shoah. Il crematorio V continu\u00f2 a funzionare fino al 26 gennaio 1945 quando le SS lo fecero saltare in aria.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>Rispetto alle altre immagini che sono arrivate a noi sulle esecuzioni di massa e sullo sterminio, cosa c\u2019\u00e8 di diverso in queste foto?<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Le fotografie delle uccisioni di massa che conosciamo non sono tante, sia perch\u00e9 non erano quasi mai autorizzate (ma il divieto venne trasgredito spesso), sia perch\u00e9 mostravano i carnefici in azione e potevano costituire, in caso di disfatta militare, delle prove schiaccianti.&nbsp;<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Tuttavia, anche le foto dello sterminio scattate dai nazisti che non erano espressamente autorizzate, n\u00e9 commissionate dal Ministero della Propaganda, furono realizzate col tacito consenso delle autorit\u00e0 tedesche del posto. Il fotografo scatta senza nascondersi, n\u00e9 provare repulsione o paura di disobbedire gli ordini. Fotografa spinto dalla tentazione irresistibile, anche morbosa, di avere un&#8217;immagine dell&#8217;ebreo agonizzante, umiliato o in procinto di essere ucciso.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Le foto del Sonderkommando ribaltano la prospettiva perch\u00e9 sono il risultato di un&#8217;impresa eccezionale compiuta dalle vittime, i prigionieri che dovevano lavorare nel cuore dell&#8217;inferno, ma come gesto di coraggio, di denuncia e di umanit\u00e0 per se stessi, costretti a compiere azioni orrende, e per le persone uccise e completamente distrutte fino a cancellarne ogni traccia di cui vogliono raccogliere almeno un frammento visivo prima che cali il buio.&nbsp;<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Anche i fotografi ebrei rinchiusi nei ghetti, come Henryk Ross e Mendel Grossman a Lodz, che riuscirono con coraggio a scattare molte foto proibite, non comprese nel ruolo che era stato loro affidato dal Consiglio ebraico, non poterono documentare lo sterminio, che avvenne nei centri di sterminio e non nei ghetti, tuttavia documentarono la Shoah come processo inteso nel suo insieme al quale facevo riferimento, costellato da tanti tragici momenti prima dell&#8217;uccisione: la privazione dei diritti, la denutrizione, l&#8217;annichilimento, il lavoro forzato, la morte per i patimenti subiti, le deportazioni.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Le fotografie scattate da Albert Errera sono molto imperfette, parzialmente riuscite, sono sfocate, quelle degli alberi scattate in controluce, per comprendere ci\u00f2 che mostrano occorre attivare sia la nostra conoscenza storica che la nostra capacit\u00e0 d&#8217;immaginazione, cogliendo la sfida della Shoah come evento inimmaginabile. Ma \u00e8 soffermandosi e comprendendo come ha realizzato quelle foto, protetto dall&#8217;oscurit\u00e0 nella camera a gas (forse ancora piena di cadaveri) e puntando l&#8217;obiettivo verso l&#8217;esterno, oppure rasentando il perimetro del crematorio, scattando senza poter inquadrare con lo sguardo nella lente, ma premendo l&#8217;obiettivo forse da sotto ai vestiti o con la fotocamera all&#8217;altezza dell&#8217;anca. Le SS erano presenti sulla scena e nella torretta di guardia, oltre ai kapo, il rischio fu enorme, incluso quello che la pellicola fosse troppo rovinata per catturare qualcosa o che l&#8217;obiettivo avesse inquadrato, come nelle ultime foto della serie, elementi solo di contorno.<o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><b>Cosa rappresentano queste fotografie per gli storici?&nbsp;<o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Per gli storici sono documenti d&#8217;inestimabile valore che vanno per\u00f2 letti anche confrontandoli con le testimonianze dei sopravvissuti e con altre fonti coeve. Infine, l&#8217;importanza storica di queste immagini travalica il suo contenuto, perch\u00e9 interroga la diffusione nel dopoguerra, la comprensione e interpretazione che ne \u00e8 stata data, nonch\u00e9 sostanzialmente la fragilit\u00e0 della fotografia che offre sempre un punto di vista parziale, un frammento di verit\u00e0 e pu\u00f2 essere soggetta a manipolazione, come \u00e8 avvenuto in questo caso tutte le volte che \u00e8 stato cancellato il contorno nero. Un dettaglio da solo non spiega un&#8217;immagine ma l&#8217;insieme dei dettagli ricostruisce un quadro: il fotografo prigioniero non pot\u00e8 scattare n\u00e9 liberamente n\u00e9 prendendo il tempo di inquadrare bene, ag\u00ec con fermezza ma anche con la paura di essere scoperto e ucciso coi suoi compagni.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\">Archival collection of the State Museum Auschwitz-Birkenau in O\u015bwi\u0119cim<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;\"><span style=\"color: rgb(0, 0, 0); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: medium; caret-color: rgb(0, 0, 0);\">[GALLERY]<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0);\"><o:p><\/o:p><\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSono fotografie di inestimabile valore, risultato di un atto di resistenza collettiva\u201d: intervista a Laura Fontana Fourel &nbsp; &nbsp; Le scatt\u00f2 ad Auschwitz nell\u2019estate del \u201844 Alberto Israel Errera, detto \u201cAlex il greco\u201d, uscendo dal crematorio. 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