{"id":65599,"date":"2021-11-02T00:00:00","date_gmt":"2021-11-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/afterlives-dentro-la-storia-delle-opere-trafugate-dai-nazisti-a-intervista-al-curatore-della-mostra-al-jewish-museum-di-new-york-b1104141-2\/"},"modified":"2021-11-02T00:00:00","modified_gmt":"2021-11-01T23:00:00","slug":"afterlives-dentro-la-storia-delle-opere-trafugate-dai-nazisti-a-intervista-al-curatore-della-mostra-al-jewish-museum-di-new-york-b1104141-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/cultura\/afterlives-dentro-la-storia-delle-opere-trafugate-dai-nazisti-a-intervista-al-curatore-della-mostra-al-jewish-museum-di-new-york-b1104141-2\/","title":{"rendered":"Afterlives: Dentro la storia delle opere trafugate dai nazisti \u2013 Intervista al curatore della mostra al Jewish Museum di New York"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Afterlives \u2013 letteralmente aldil\u00e0 \u2013 o forse meglio, in questo caso, una seconda vita. S\u00ec perch\u00e9 le opere della mostra \u201cAfterlives: Recovering the Lost Stories of Looted Art\u201d, proposta dal Jewish Museum di New York, hanno avuto due vite: la prima, dalla loro creazione a quando sono state rubate dai nazisti; la seconda, dopo il recupero e la restituzione agli eredi dei legittimi proprietari o l\u2019assegnazione a musei. Esposte opere di Henri Matisse, Paul C\u00e9zanne, Pablo Picasso, Marc Chagall e di molti altri grandi artisti che nel loro tempo rivoluzionarono il modo di dipingere. La seconda vita di queste opere, recuperate dopo decenni di difficili ricerche, dimostra il fallimento della soluzione finale perseguita dai nazisti, che oltre allo sterminio del popolo ebraico intendevano cancellare anche la sua vasta produzione artistica.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Sam Sacheroff \u00e8 il curatore della mostra, lo abbiamo intervistato.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><b>Quale \u00e8 il messaggio centrale veicolato da questa mostra?<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Vogliamo attirare l&#8217;attenzione su quanto sia importante lo sforzo compiuto per individuare e restituire le opere rubate. Molte delle opere che esponiamo nelle gallerie sono abbinate alle storie personali degli uomini e delle donne a cui appartenevano originariamente. E sono quelle storie, le storie degli individui e delle loro vite che sono state cos\u00ec tragicamente sconvolte dai nazisti, che vogliamo davvero mettere in primo piano con questa mostra.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><b>Quante sono in totale le opere saccheggiate dai nazisti?<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Le opere d&#8217;arte rubate dai nazisti durante la guerra sono oltre seicento mila. Si tratta del 20% delle opere d\u2019arte che esistevano in Europa. Ma se consideriamo anche gli oggetti di Judaica, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile stimare l\u2019entit\u00e0 del furto. Gran parte degli oggetti trafugati sono stati distrutti. Gli oggetti d\u2019argento, che erano nelle sinagoghe, sono stati fusi. Molti dei libri razziati dalle biblioteche ebraiche sono stati distrutti. Una cifra per tutte.&nbsp;&nbsp;Uno dei centri di raccolta istituiti dopo la guerra ha recuperato due milioni e mezzo di libri. Di certo molti di pi\u00f9 sono quelli distrutti. La mostra ricostruisce non solo le circostanze in cui \u00e8 avvenuto il furto, ma anche il grande lavoro fatto per restituire le opere. Ed \u00e8 significativo che questa mostra si tenga qui, nella sede del Jewish Museum di New York.&nbsp;&nbsp;Questo \u00e8 stato uno dei depositi di stoccaggio della Jewish Cultural Reconstruction, nata proprio per restituire gli oggetti d\u2019arte rubati alle comunit\u00e0 ebraiche di tutto il mondo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><b>Cosa ha spinto i nazisti a saccheggiare sistematicamente il patrimonio culturale ebraico?<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Le razzie sono state compiute per diversi fini. In alcuni casi, per la brama di ricchezza dei capi nazisti: molte opere sono state inserite nelle loro collezioni private.&nbsp;&nbsp;In altri casi, le opere rubate sono state rivendute sul mercato internazionale dell\u2019arte e i proventi utilizzati per finanziare la macchina da guerra nazista. Infine, il furto era parte del progetto nazista di soppressione del popolo ebraico: opere, oggetti e libri ebraici sono stati distrutti o allineati negli scaffali degli istituti di ricerca nazisti sulla cosiddetta \u201cquestione ebraica\u201d, biblioteche antisemite dedicate allo studio della cultura ebraica con l&#8217;obiettivo di distruggerla.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.shalom.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/chagal.jpeg\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><span lang=\"EN-US\"><span style=\"font-style: italic\">(Marc Chagall, Purim, 1916-17. Philadelphia Museum of Art.)<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><b>I nazisti definivano le opere delle avanguardie artistiche degenerate. Cos\u00ec giustificavano le loro razzie. Ma spesso i capolavori pubblicamente additati a simbolo di decadenza venivano appesi dagli stessi predatori nei loro lussuosi salotti.<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Un atteggiamento molto ipocrita, che mette in luce quanto improvvisato fosse il progetto ideologico nazista. Le opere sequestrate erano definite \u201carte degenerata\u201d, e quindi destinate alla distruzione, ma i capi nazisti hanno fatto innumerevoli eccezioni per se stessi. La verit\u00e0 \u00e8 che il saccheggio delle opere d\u2019arte \u00e8 stato un furto brutale, animato in gran parte dalla brama di rubare beni culturali per arricchimento personale. In questa mostra, ci sono alcuni esempi che lo dimostrano in modo inequivocabile.&nbsp;&nbsp;\u201cLa ragazza in giallo e blu con chitarra\u201d, di Henri Matisse, \u00e8 stata rubata al gallerista personale dell\u2019artista dai nazisti nell\u2019ambito del progetto di eradicazione dell\u2019arte d\u2019avanguardia. Successivamente per\u00f2 \u00e8 stata scelta da Hermann Goring, il numero due del regime, per la sua collezione personale. In mostra c\u2019\u00e8 anche un dipinto di Bernardo Strozzi che fu selezionato da Adolf Hitler per il suo museo privato: per tragica ironia, rappresenta un atto di misericordia. Il titolo \u00e8: \u201cDare da bere agli assetati\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><b>Dietro ogni opera esposta c\u2019\u00e8 un intreccio di storie: quella dell\u2019artista che l\u2019ha creata; l\u2019utilizzo che ne hanno fatto i nazisti; come \u00e8 stata ritrovata. In alcuni casi, mettendo un artista nella lista nera i nazisti hanno ottenuto l\u2019effetto opposto di quello voluto: hanno accresciuto la sua fama. Come nel caso di Otto Freundlich\u2026<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Otto Freundlich, a differenza di Matisse o Picasso, non era un artista famoso negli anni &#8217;30. Ha acquisito notoriet\u00e0 quando una sua scultura \u00e8 stata riprodotta sul catalogo della mostra nazista di arte degenerata che ha avuto luogo a Monaco di Baviera nel 1937. Qui mostriamo un suo lavoro, dal titolo poetico, \u201cl\u2019unit\u00e0 della vita e della morte\u201d.&nbsp;&nbsp;Freundlich era un artista astratto, ed era ebreo.&nbsp;&nbsp;I nazisti ne fecero un simbolo della cosiddetta arte degenerata. Fu costretto a fuggire nei Pirenei nel 1940. Riusc\u00ec a nascondersi per tre anni. Poi, per\u00f2, lui e la moglie furono arrestati, spediti in un campo di concentramento e uccisi.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><b>Al centro dell\u2019area espositiva, campeggia in una teca un quaderno dove, con perfetta calligrafia, sono annotati nomi e date. \u00c8 il registro del campo di concentramento di Dachau. Perch\u00e9 questa scelta espositiva?<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">L\u2019esposizione si concentra necessariamente su ci\u00f2 che \u00e8 sopravvissuto. Tutte le opere esposte sono opere sopravvissute al trauma della guerra. Ma la mostra non poteva ignorare l\u2019altra faccia della medaglia, le perdite irreparabili casate dal nazismo. Il registro del campo di concentramento di Dachau contiene i nomi dei 3.478 uomini, donne e bambini internati dal 1\u00b0 luglio del 1944 al 16 aprile del 1945. Solo 11 di loro sono sopravvissuti. Lo abbiamo esposto al centro della mostra, come promemoria di quella tragedia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\"><span style=\"font-style: italic\">In copertina: Bernardo Strozzi, \u201cUn atto di misericordia: dar da bere agli assetati\u201d, 1620 ca.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Afterlives \u2013 letteralmente aldil\u00e0 \u2013 o forse meglio, in questo caso, una seconda vita. 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