{"id":63543,"date":"2021-07-18T00:00:00","date_gmt":"2021-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/rav-malakhi-hacoen-tra-la-cabbala-e-lo-studio-critico-del-talmud-b1097841\/"},"modified":"2024-05-31T00:46:42","modified_gmt":"2024-05-30T22:46:42","slug":"rav-malakhi-hacoen-tra-la-cabbala-e-lo-studio-critico-del-talmud-b1097841","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/idee-pensiero-ebraico\/rav-malakhi-hacoen-tra-la-cabbala-e-lo-studio-critico-del-talmud-b1097841\/","title":{"rendered":"Rav Malakhi HaCoen, tra la Cabbala e lo studio critico del Talmud"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Siamo a Livorno, che nel secolo XVIII era una delle Comunit\u00e0 pi\u00f9 importanti di tutto il mondo ebraico, in particolare di quello sefardita. Qui visse un altro importante Talmudista e Cabbalista, il Rabbino Malachi HaCoen.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Di questa figura se ne occuparono in passato i due Rabbini livornesi, Rav Alfredo Shabbetai Toaff e Rav Aldo Lattes, che&nbsp;&nbsp;ancora Maschilim nel 1902 vinsero un concorso bandito dalla Fondazione Angelo Belimbau per una monografia sulla vita e le opere del Rabbino livornese Malachi Accoen. Il lavoro, rimasto manoscritto per sei anni dalla chiusura del concorso, vide la luce nel 1909.&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Il XVIII secolo per Livorno rappresenta il secolo d\u2019oro, l\u2019apice della cultura rabbinica, halachika e cabbalistica, \u00e8 qui che vive e insegna il Chid\u00e0,&nbsp;&nbsp;Rav Chayim Yosef David Azulai (1724 &#8211; 1806), rabbino proveniente da Eretz Israel, una delle autorit\u00e0 ebraiche principali, soprattutto in campo di Halakh\u00e0 e di Kabbal\u00e0. Intorno a lui si form\u00f2 una schiera di rabbini livornesi che insieme a lui resero la citt\u00e0 una vera Yerushalaim, centro di sapienza e nota in tutto il mondo per i suoi studiosi. Rav Azulai, con un gioco di parole su un\u2019espressione della Tefill\u00e0, diceva \u201cHa-Qosht shenem asar\u201d (il costo, uno degli ingredienti dell\u2019incenso offerto nel Tempio, nella misura di 12), espressione che pu\u00f2 essere interpretata anche come \u201cla verit\u00e0 (della Tor\u00e0) si esprime nei Dodici\u201d, riferendosi ai dodici rabbini esemplari della Livorno di quegli anni. Nel Vessillo Israelitico del 1894 \u00e8 riportato il testo di una conferenza che tenne rav Elia Benamozegh ai livornesi presso il Cimitero della Comunit\u00e0 sui grandi Rabbini della Comunit\u00e0, la loro vita e le loro opere. Di questi, lo storico tedesco Heinrich Graetz, scrive che Malachi Hacoen era \u201cl\u2019ultimo esponente delle autorit\u00e0 rabbiniche italiane\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Rav Malachi Hacoen discendeva da una delle numerose e ragguardevoli famiglie spagnole che si erano stabilite a Livorno. Il padre Jacov Hacoen si era sposato con Benvenida di Malachi Montefoscoli, Rabbino di Livorno , che il nostro Malakhi nomina all\u2019inizio della sua opera pi\u00f9 importante, e da cui eredita il&nbsp;&nbsp;nome. Il nonno fu scrittore e poeta, e di lui si conserva nell\u2019archivio della Comunit\u00e0 livornese l\u2019epigrafe scolpita sul suo sepolcro.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Nacque il 22 tammuz corrispondente al 9 luglio del 1700, ultimo di tre fratelli; mentre i fratelli pi\u00f9 grandi Moshe e David si dedicarono al commercio, Malakhi fin dall\u2019infanzia intraprese gli studi religiosi, mostrando subito un ingegno spiccato.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Ebbe per Maestri due fra i pi\u00f9 valenti Rabbini della Comunit\u00e0, il Rabbino Yosef Ergas (Livorno 1685-1730), noto studioso, ritualista e cabbalista, e Rav Avraham Chaim Rodriguez (morto nel 1735). Sotto la loro guida studi\u00f2 la Bibbia, il Talmud e i Poseqim (Codici rituali), e, in particolare con il Rabbino Yosef Ergas, intraprese gli studi di cabbal\u00e0.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Rav Ergas, autore di un libro di Responsa e di diverse opere di Kabbal\u00e0, era stato alunno di Rav Biniamin Hacoen, Rabbino di Reggio, che a sua volta aveva studiato presso Rabbi Moshe Zakhut, uno dei pi\u00f9 importanti kabbalisti. Nel 1725 aveva gi\u00e0 ottenuto &#8211; non sappiamo da quanti anni &#8211; il primo grado rabbinico, come si desume dai documenti conservati nell\u2019Archivio della Comunit\u00e0 di Livorno. A Livorno era ormai conosciuto, ma anche nelle altre comunit\u00e0 iniziavano a conoscerlo come grande studioso. Nel 1722 e nel 1728 gi\u00e0 scriveva, su richiesta del Maestro Rodriguez, due interessanti lettere a Rav Itzchaq Lampronti, autore dell\u2019Enciclopedia talmudica ed halachika Pachad Itzchaq e celebre figura rabbinica italiana. Nella prima lettera discuteva fra l\u2019altro su quale benedizione recitare sulla cioccolata.&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Continuando negli studi, poco dopo i 31 anni ricevette meritatamente il titolo di Rabbino, conferitogli nell\u2019adunanza del 1731 dai parnasim (massari) insieme al Rabbino&nbsp;&nbsp;Jacov Lusena. Poco prima, nel 1730, era morto il rabbino Ergas, che aveva rivolto a lui le sue ultime parole, la sua benedizione e si era fatto promettere che si sarebbe preso cura dell\u2019istruzione del suo figlio pi\u00f9 piccolo, Avraham Ergas, di soli cinque anni; nonostante a quel tempo ci fossero altri rabbini pi\u00f9 grandi, scelse il suo alunno, che consider\u00f2 come suo successore. Lo abbracci\u00f2, lo baci\u00f2 e esal\u00f2 l\u2019ultimo respiro. Poco prima il Rabbino Ergas aveva iniziato a riordinare i suoi scritti per la pubblicazione, e fu quindi il Rabbino Malachi haCoen ad occuparsene. Nel 1736 pubblic\u00f2 ad Amsterdam le opere di Cabbala (Shomer emunim e Mevo petachim) a cui fece precedere una Haskama e un carme in suo onore. Nel 1742 pubblic\u00f2 invece le Teshuvot&nbsp;&nbsp;(Responsa Divre Yos\u00e8f).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Appena ricevuto il titolo di Rabbino fu eletto nella commissione Issur Vehetter di Livorno assieme al rabbino Rodriguez&nbsp;&nbsp;e all\u2019amico Lusena, e a quest\u2019ufficio rimase per quattordici anni ad intervalli fino alla morte; in questo modo si fece sempre pi\u00f9 conoscere nel mondo rabbinico e letterario. Strinse amicizia con Rav Lampronti, che gli mand\u00f2 il manoscritto del Pachad Itzchaq prima di pubblicarlo, e cos\u00ec con il rabbino Yeshayahu Bassan di Reggio.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">A 35 anni il 4 di sivan del 1735 si spos\u00f2 con Rachel di Itzchaq e Palomba Servi, di famiglia rispettata, agiata e religiosa. Nel 1737 nacque il loro primo figlio Jacob, come il nonno, ma mor\u00ec sventuratamente a soli tre mesi. Dopo quattro anni nacque il secondogenito Josef, in onore al Suo Maestro scomparso.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Nel 1742 la citt\u00e0 di Livorno fu colpita da una serie di terremoti terribili che portarono paura e scompiglio tra le persone, anche all\u2019interno della Comunit\u00e0 ebraica: la sera del 12 di shevat, all\u2019ora in cui le persone stavano per addormentarsi, il tempio si riemp\u00ec di ebrei piangenti e preganti. Si sospesero i traffici, le botteghe non aprirono, molti si astennero da cibo, e i rabbini tenevano prediche nelle sinagoghe.&nbsp;&nbsp;Il luned\u00ec successivo fu fissato un digiuno pubblico, si recitarono le selichot e si suon\u00f2 lo shofar. In mezzo a tutti fuggiaschi, Malachi haCoen dirigeva a cielo aperto le preci e infondeva coraggio con parole di conforto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">L\u20198 di Aprile di quell\u2019anno fu stabilito che ogni anno il 22 di shevat dovesse essere commemorato con digiuno e preci e fu dato l\u2019incarico di compilare il formulario al \u201cmolto dotto e devoto sig. Haham Malachi Hacoen\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">L\u2019anno successivo pubblic\u00f2 il Shivche Toda, gioiello di poesia liturgica. Scrisse un anno prima una magnifica poesia per l\u2019inaugurazione del nuovo Hechal (Arca santa) nel Tempio Maggiore di Livorno e nel 1743 la Tefill\u00e0 al Hacholim (Preghiera per gli ammalati) per un\u2019epidemia che stava mietendo tante vittime a Livorno.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Era anche copista e ricercatore di antiche e rare opere ebraiche manoscritte, che cerc\u00f2 di far pubblicare avvalendosi del sostegno dei fratelli David e Avraham Meldola. Era anche Sof\u00e8r, e sappiamo che scrisse un Sefer Tor\u00e0. La sua opera principale fu il Yad Malakhi che nel 1758 era gi\u00e0 completata e conosciuta tra i suoi colleghi rabbini, ma che fu pubblicata solo nel 1767. Un\u2019opera di metodologia del Talmud e dei Codici rituali, dove vengono descritti i principi generali e la fraseologia del Talmud, con un vastissimo numero di esempi dal testo talmudico e da altre fonti; un testo che presuppone una conoscenza straordinaria del Talmud e dei suoi commentatori, dei Midrashim e dei Codici, e che fu frutto di venti anni circa di lavoro e di rifinitura. \u201cUn aureo libriccino che vale una biblioteca\u201d, come la chiam\u00f2 rav Benamozegh.&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Mor\u00ec il 21 Heshwan 5532 (1771), pianto da tutti i suoi correligionari. I contemporanei che lo avevano conosciuto ricordavano che studiava di notte, e dedicava ogni momento della giornata allo studio. Il suo sepolcro si trova nel Cimitero in via del Corallo, semplicissimo in marmo.&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: medium;font-family: Calibri, sans-serif\">Rav Benamozegh lo venerava, lo chiamava \u201cgran santo, gran letterato, gran ritualista, gran critico\u201d e andava nelle vigilie di Rosh Hashana e Kippur con i suoi alunni a pregare presso la sua tomba, recitando una preghiera che aveva composto appositamente per lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo a Livorno, che nel secolo XVIII era una delle Comunit\u00e0 pi\u00f9 importanti di tutto il mondo ebraico, in particolare di quello sefardita. Qui visse un altro importante Talmudista e Cabbalista, il Rabbino Malachi HaCoen. 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