{"id":149352,"date":"2026-10-12T07:22:33","date_gmt":"2026-10-12T05:22:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=149352"},"modified":"2026-10-12T07:22:33","modified_gmt":"2026-10-12T05:22:33","slug":"i-candidati-a-primo-ministro-di-israele-benjamin-netanyahu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/i-candidati-a-primo-ministro-di-israele-benjamin-netanyahu\/","title":{"rendered":"I candidati a primo ministro di Israele: Benjamin Netanyahu"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><i>Le elezioni<\/i><\/p>\n<p class=\"p1\"><i>Fra meno di un mese, il 27 ottobre, in Israele si svolgeranno le elezioni politiche, certamente le pi\u00f9 importanti della storia recente perch\u00e9 decideranno chi guider\u00e0 la strategia futura e dunque in che direzione andr\u00e0 lo Stato ebraico. Alle elezioni si sono presentate ben 38 liste, ma di queste probabilmente solo una dozzina entreranno in parlamento. I blocchi principali sono ancora meno: la destra religiosa di Smotrich e Ben Gvir e ora Winter, il centrodestra del Likud (Netanyahu), i due partiti chared\u00ec (\u201cultraortodossi\u201d), le due liste arabe, i quattro partiti fra il centro e la sinistra unificati dal rifiuto di Netanyahu (Bennett\/Lapid, Lieberman, Golan, Eisenkot). Fra i quattro candidati che hanno dichiarato di aspirare a diventare il nuovo primo ministro, nei precedenti articoli abbiamo raccontato i tre che vengono proprio da quest\u2019area dell\u2019opposizione: Eisenkot, Bennett e Lieberman. La serie si conclude con l\u2019attuale primo ministro che \u00e8 il solo candidato della coalizione: Benjamin Netanyahu.<\/i><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Il pi\u00f9 longevo leader israeliano<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Primo ministro per quasi diciannove anni fra il 1996 e oggi, pi\u00f9 di chiunque altro nella storia dello Stato ebraico. Benjamin Netanyahu \u00e8 certamente il personaggio politico oggi pi\u00f9 noto di Israele e anche il pi\u00f9 polarizzante. La sua figura non solo \u00e8 osteggiata all\u2019estero, rappresentando per i nemici di Israele una specie di immagine dello Stato ebraico di cui si pu\u00f2 volere la distruzione senza essere accusati di antisemitismo, ma divide radicalmente l\u2019opinione pubblica in Israele. Bisogna aggiungere che, per quanto si capisce oggi dai sondaggi, \u00e8 anche il pi\u00f9 probabile candidato alla successione di se stesso, per la sua abilit\u00e0 politica e anche perch\u00e9 il blocco di centrodestra \u00e8 tornato a superare gli avversari; inoltre, anche se nessuno dei due il 27 ottobre ottenesse la maggioranza parlamentare necessaria, il governo attuale continuerebbe probabilmente a gestire l\u2019ordinaria amministrazione fino a nuove elezioni nella primavera del 2027.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>I primi anni<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Nato nel 1949 a Tel Aviv, Benjamin, detto Bibi, \u00e8 figlio di un importante intellettuale ebreo originario di Varsavia, Benzion Mileikovski, che cambi\u00f2 il suo nome in Netanyahu nel 1920, quando immigr\u00f2 in Terra di Israele; fu poi assistente di Jabotinsky e professore di storia ebraica alla Cornell University. Il padre di Benzion, Nathan, fu un rabbino sionista noto fra l\u2019altro per aver partecipato al sesto congresso del movimento sionista a Basilea nel 1903, opponendosi al progetto di insediamento in Uganda sostenuto da Herzl. Benjamin era il secondo di tre fratelli; il maggiore, Yonatan, comandava il reparto speciale della Sayeret Matkal che liber\u00f2 gli ostaggi detenuti dai terroristi a Entebbe e rimase ucciso nell\u2019operazione. Anche Bibi si arruol\u00f2 nello stesso reparto e fra il 1967 e il 1972 comp\u00ec numerose missioni speciali come la liberazione di ostaggi e rischiosi combattimenti oltre le linee. Lasci\u00f2 il servizio militare nel 1973 col grado di capitano. Seguendo la carriera universitaria del padre, trascorse l\u2019infanzia e la prima giovinezza in parte in Israele e in parte negli Stati Uniti, dove si laure\u00f2 nel 1975 al MIT (in architettura), studi\u00f2 per il dottorato a Harvard (scienze politiche) e lavor\u00f2 fino al 1978 come consulente aziendale.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Vita politica<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Torn\u00f2 in Israele diverse volte per il servizio militare e per partecipare alla Guerra dei Sei Giorni e a quella del Kippur. Tra il 1982 e il 1984 fu vicecapo missione all\u2019Ambasciata israeliana a Washington e dal 1984 al 1988 ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite. Rientrato in Israele, fu eletto alla Knesset nelle liste del Likud. Nel 1993 fu scelto come leader del suo partito. Tre anni dopo vinse le elezioni contro Peres e divenne il pi\u00f9 giovane primo ministro di Israele, portando avanti un programma economico di liberalizzazione che \u00e8 stato la premessa per l\u2019emergere della \u201cStart-up Nation\u201d, oltre al tema della sicurezza e della resistenza alle politiche americane ed europee che puntavano alla costituzione di uno Stato palestinese, che \u00e8 sempre stata il punto focale dei suoi programmi elettorali. Proprio l\u2019aver dovuto cedere alle pressioni di Clinton per legittimare e dare spazio all\u2019Autorit\u00e0 Palestinese provoc\u00f2 la caduta del suo governo e la sconfitta elettorale di fronte a Ehud Barak nel 1999. Scelse allora un periodo di ritiro dalla politica; nel 2002 per\u00f2 era di nuovo ministro delle Finanze nel governo Sharon, riprendendo la sua azione per la liberalizzazione dell\u2019economia israeliana. Nel 2006 si dimise per il disaccordo con Sharon sul piano di ritiro israeliano da Gaza e torn\u00f2 a fare il leader del Likud, da cui Sharon era uscito, e il capo dell\u2019opposizione al suo governo e poi a quello di Olmert. Ritorn\u00f2 primo ministro nel marzo del 2009, quando iniziava anche il primo mandato presidenziale di Obama, di cui divent\u00f2 il principale avversario politico internazionale, e rest\u00f2 a capo ininterrottamente di quattro governi di Israele fino al 2021. Dopo un anno di opposizione al precario governo Bennett\/Lapid, riprese la guida dell\u2019esecutivo per la sesta volta nel 2022 e l\u2019ha tenuta fino a oggi.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>I problemi e i meriti<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Non \u00e8 possibile riassumere qui le vicende politiche di questo lungo periodo di governo di Netanyahu, perch\u00e9 in sostanza coincidono con la storia israeliana degli ultimi due decenni: l\u2019innovazione tecnologica, la fine delle trattative con l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese, l\u2019opposizione all\u2019\u201cappeasement\u201d di Obama con l\u2019islamismo e soprattutto con l\u2019Iran, le operazioni contro Hamas e gli altri gruppi terroristici, la collaborazione con Trump e gli \u201caccordi di Abramo\u201d, il 7 ottobre con tutto quel che ne \u00e8 seguito. Quel che Israele \u00e8 oggi, uno Stato forte sul piano economico, tecnologico, scientifico e anche militare \u00e8 certamente merito di Netanyahu, almeno per le condizioni politiche che hanno reso possibile questo successo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Vale la pena ricordare per\u00f2 qui tre problemi che lo riguardano. Il primo \u00e8 di ordine politico: tutti gli attuali avversari importanti di Netanyahu sono stati suoi collaboratori e in particolare due (Bennett e Lieberman) hanno lavorato come suoi assistenti personali. Anche altri personaggi indicati via via come suoi favoriti sono stati eliminati dalla vita politica o grandemente ridotti di peso. Netanyahu insomma non solo non ha saputo o voluto allevare degli eredi, ma ha visto spesso trasformare la fedelt\u00e0 dei collaboratori in astio, tanto che lo schieramento dell\u2019opposizione \u00e8 unito praticamente nell\u2019astio nei suoi confronti. Il secondo problema \u00e8 la famiglia: la moglie Sarah e il figlio Yair sono spesso stati al centro delle polemiche e non piacciono all\u2019opinione pubblica, anche se Netanyahu li difende sempre. Il terzo aspetto da ricordare \u00e8 lo scontro con la magistratura. Netanyahu da anni \u00e8 oggetto di un processo per corruzione, con capi d\u2019accusa inconsistenti nelle prove (cos\u00ec li hanno definiti gli stessi giudici) e molto esili nel merito: aver ricevuto in regalo da amici facoltosi sigari e bottiglie di champagne, aver parlato coi proprietari di media avversi su come moderare il tono dei loro attacchi al governo. Nel frattempo, la sua maggioranza ha cercato, senza riuscirci davvero, di restaurare l\u2019equilibrio dei poteri, che in Israele \u00e8 sbilanciato a favore di una Corte Suprema interventista e chiaramente sbilanciata a sinistra e di una figura di \u201cprocuratore generale\u201d che ormai funge da vero capo dell\u2019opposizione.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>La missione<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Ciononostante, Netanyahu non \u00e8 affatto un estremista: \u00e8 un politico per formazione e vocazione, tutt\u2019altro che un demagogo. Quando ha potuto ha sempre cercato di avere maggioranze di centro-destra e non di estrema, il suo atteggiamento verso la religione \u00e8 piuttosto laico e in politica interna come in quella internazionale ha sempre preferito la discussione alla forza. Ma le circostanze della storia hanno fatto s\u00ec che egli si trovasse nella posizione di dover difendere Israele da grandi minacce che si potevano e si possono dissipare solo con i mezzi della forza. \u00c8 stato cos\u00ec l\u2019avvocato dell\u2019eliminazione del regime iraniano e soprattutto del suo armamento atomico, del rifiuto della costituzione effettiva di uno stato terrorista al fianco di Israele e della sconfitta radicale dei movimenti terroristici come Hamas e Hezbollah dopo il 7 ottobre. Questi fatti, insieme alla grande esperienza politica, alla profonda conoscenza della societ\u00e0 americana e alla capacit\u00e0 di comunicazione, sono i principali punti forti della sua candidatura. I punti deboli su cui punta l\u2019opposizione sono la necessit\u00e0, per costituire un nuovo governo, di appoggiarsi anche sui partiti religiosi che rifiutano la leva per gli studenti talmudici e il fatto di essere stato primo ministro al momento dell\u2019attacco di Hamas il 7 ottobre. I tentativi di mostrare che fosse stato avvertito dell\u2019attacco e non ne avesse tenuto conto sono stati smentiti da tutti gli interessati e non sono convincenti alla luce dell\u2019estremo segreto mantenuto da Sinwar anche coi suoi stessi collaboratori pi\u00f9 vicini. Ma il primo ministro in Israele \u00e8 responsabile innanzitutto della sicurezza del Paese e il fatto che l\u2019irruzione di Hamas non fosse stata prevenuta dai servizi di sicurezza certamente indebolisce la sua posizione.<\/p>\n<p><em>Foto credit immagine in copertina:\u00a0<span class=\"selectable-text copyable-text xkrh14z\">Kobi Gideon \u2013 Ufficio Stampa del Governo Israeliano<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni Fra meno di un mese, il 27 ottobre, in Israele si svolgeranno le elezioni politiche, certamente le pi\u00f9 importanti della storia recente perch\u00e9 decideranno chi guider\u00e0 la strategia futura e dunque in che direzione andr\u00e0 lo Stato ebraico. 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