{"id":136232,"date":"2026-07-05T08:14:52","date_gmt":"2026-07-05T06:14:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=136232"},"modified":"2026-07-05T08:14:52","modified_gmt":"2026-07-05T06:14:52","slug":"la-settimana-di-israele-il-bilancio-dei-mille-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/la-settimana-di-israele-il-bilancio-dei-mille-giorni\/","title":{"rendered":"La settimana di Israele. Il bilancio dei mille giorni"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><strong>L\u2019anniversario<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Gioved\u00ec scorso si sono compiuti i mille giorni della guerra iniziata il 7 ottobre 2023 con l\u2019attacco di Hamas contro Israele: una data simbolica, anche se priva di effetti concreti. In Israele vi sono state manifestazioni, cerimonie, discorsi, come anche Shalom ha riportato. E nello Stato ebraico come nella diaspora si sono pubblicate analisi storiche e bilanci strategici. Bisogna innanzitutto notare che l\u2019anniversario \u00e8 accaduto in una situazione di semi-guerra o semi-tregua, la stessa che ha caratterizzato la maggior parte di questi trentatr\u00e9 mesi. L\u2019esercito israeliano \u00e8 dispiegato in zone di combattimento (a Gaza e in Libano) e vi conduce azioni di interdizione come la distruzione di fortificazioni nemiche, la conquista di territori limitati, l\u2019eliminazione di terroristi. L\u2019aviazione \u00e8 in stato di preparazione avanzata, ma interviene solo raramente in appoggio alle forze di terra. La difesa civile consente normali attivit\u00e0 lavorative, religiose, sportive e anche ricreative, mantenendosi pronta a eventuali allarmi. Ma le iniziative strategiche sono bloccate: non perch\u00e9 Israele non abbia obiettivi da raggiungere (innanzitutto il disarmo definitivo di Hamas e Hezbollah, la disabilitazione completa degli armamenti missilistici e degli apparati nucleari iraniani, l\u2019eliminazione della minaccia degli Houthi), ma perch\u00e9 l\u2019alleato americano lo blocca.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Il freno americano<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">La presenza di questo freno americano \u00e8 una costante non solo di questa guerra, ma di tutta la lunga storia della difesa israeliana, almeno a partire dal conflitto di Suez, settant\u2019anni fa. Una volta la ragione addotta era il rischio dell\u2019intervento sovietico, poi le trattative con l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese, ora i negoziati con l\u2019Iran, in generale sempre la paura che Israele \u201cvinca troppo\u201d. In un\u2019ottica di lunga scadenza non importa sottolineare gli atteggiamenti personali di questa o quella presidenza. Bisogna pensare che dalla proclamazione dello Stato di Israele si sono succeduti molti alleati, di cui l\u2019America \u00e8 il pi\u00f9 sincero e costante. Tutti hanno operato per impedire s\u00ec la distruzione di Israele, ma anche per impedire quella vittoria decisiva che potrebbe risolvere la questione mediorientale e dare un equilibrio stabile alla regione. La ragione evidente \u00e8 non dispiacere troppo all\u2019opinione pubblica musulmana (che nonostante le politiche di alcuni Stati, \u00e8 massicciamente contraria a Israele) e a quella \u201cprogressista\u201d che corteggia l\u2019Islam includendo anche la sua tendenza all\u2019odio per gli ebrei. Questo \u00e8 un dato di fatto di cui bisogna tener conto anche nel valutare le possibili conclusioni della guerra.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Una grande vittoria militare<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Se veniamo al bilancio militare di questi 1000 giorni, \u00e8 evidente che Israele ha vinto. Ha ridimensionato radicalmente i suoi nemici pi\u00f9 prossimi (Hamas e Hezbollah). Ha creato fasce di sicurezza a Gaza, in Libano e in Siria. Ha determinato cambi di regime in questi ultimi due Stati, dove, fra molte ambiguit\u00e0, si \u00e8 interrotto il precedente dominio delle forze pi\u00f9 apertamente antiisraeliane. Ha saputo tenere a freno la popolazione araba di Giudea e Samaria, su cui Hamas contava per una rivolta che avrebbe dovuto travolgere lo Stato ebraico. I suoi trattati con gli Stati arabi (i vecchi con Egitto e Giordania, i nuovi \u201cpatti di Abramo\u201d con Emirati, Bahrein, Sudan, Marocco) hanno tenuto, come pure le intese pi\u00f9 o meno esplicite, tra gli altri, con Azerbaigian, Somaliland e per certi versi con l\u2019Arabia Saudita. Si sono rafforzate le alleanze regionali con Cipro e Grecia. I rapporti con Europa e Turchia sono rimasti difficili, a tratti intrisi di retorica antisemita, ma non bellicosi.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>La fine della \u201ckonzepcia\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Soprattutto \u00e8 stata quasi del tutto sconfitta quella \u201ckonzepcia\u201d (visione ideologica) che dominava i vertici militari e politici da una trentina d\u2019anni sotto vari governi: l\u2019idea che i conflitti con i terroristi andassero \u201cgestiti\u201d con il bastone e la carota: da un lato piccole azioni militari per mantenere la \u201cdeterrenza\u201d e dall\u2019altro denari o favori (inclusi i versamenti di denaro a Gaza e gli accordi come quello voluto da Bennett nel 2022 sulle zone di sfruttamento marittimo del gas: un vero e proprio regalo a Hezbollah). Israele doveva badare a non alzare il livello di conflitto, a non prendere mai l\u2019iniziativa, reagendo solo in maniera limitata alle provocazioni dei terroristi. In questa maniera si \u00e8 lasciato che Hezbollah accumulasse un armamento missilistico enorme e che Hamas organizzasse le proprie fortificazioni e i propri armamenti e infine non si \u00e8 voluto credere ai segnali di quello che sarebbe stato il 7 ottobre. Ora almeno le persone ragionevoli sanno che non ci si pu\u00f2 fidare della deterrenza rispetto a formazioni terroristiche animate dall\u2019ideologia del martirio e appoggiate dalla popolazione civile anche a costo di gravi perdite e disagi. Ed \u00e8 chiaro che di fronte alla piovra terrorista bisogna distruggerne tutti i tentacoli ed eliminare anche la testa che li alimenta e li dirige: il regime degli ayatollah. Ci\u00f2 \u00e8 stato fatto solo in parte, per il freno americano di cui si diceva, ma Israele, o almeno l\u2019attuale governo, ha chiaro che bisogna procedere in questa direzione.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>L\u2019antisemitismo nel mondo<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Oltre allo scontro militare, ve n\u2019\u00e8 stato uno politico e mediatico nei Paesi occidentali. Vi \u00e8 chi ha fatto notare che anche su questo piano le comunit\u00e0 ebraiche hanno tenuto duro e non si sono fatte ricattare. In buona parte ci\u00f2 \u00e8 vero ma di fatto questo \u00e8 il terreno su cui le perdite sono state pi\u00f9 dure. La grande maggioranza della stampa e delle forze politiche ha ignorato il fatto che Israele ha subito e non voluto questa guerra e che si \u00e8 solo difeso da un gigantesco attacco terroristico. Bench\u00e9 l\u2019esercito israeliano abbia fatto a favore della popolazione civile ci\u00f2 che non era mai accaduto in altri conflitti (come far passare massicci rifornimenti alimentari, non interrompere mai definitivamente acqua ed energia, avvertire preventivamente sui luoghi degli attacchi e dei bombardamenti futuri, allestire zone sicure, ecc.) non vi sono state quasi forze politiche in Occidente che non abbiano parlato di \u201cesagerazione\u201d, \u201ccrudelt\u00e0\u201d, \u201cuso sproporzionato della forza\u201d. In molti sono caduti nell\u2019assurda diffamazione di un incredibile \u201cgenocidio\u201d che Israele avrebbe commesso ai danni degli arabi di Gaza e ora dei libanesi. La stampa, gli intellettuali, le universit\u00e0, parte del clero, i sindaci si sono accodati a questa campagna di folli menzogne che progressivamente si \u00e8 estesa contro tutto il popolo ebraico. Chiunque abbia cercato di discutere questa \u201creligione di Gaza\u201d \u00e8 stato minacciato ed escluso. Alcuni militanti di sinistra di origine ebraica hanno cercato di salvare la propria posizione \u201ccondannando il genocidio\u201d, ma per lo pi\u00f9 sono stati travolti anche loro, soprattutto se solo si distinguevano in minima parte dalla religione obbligatoria del genocidio.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Le prospettive<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Il risultato \u00e8 che l\u2019opinione pubblica \u00e8 affetta oggi da un pregiudizio antisraeliano e quindi antisemita che si pu\u00f2 solo paragonare a ci\u00f2 che accadeva in Europa negli anni del nazismo. Questa \u00e8 una sconfitta storica, una degenerazione che sar\u00e0 molto difficile da riparare. Ma bisogna sapere che anch\u2019essa faceva parte dei piani dell\u2019assalto terroristico a Israele, che \u00e8 stata preparata con molto denaro (per esempio le donazioni del Qatar alle universit\u00e0 di mezzo mondo) e con molta strategia comunicativa e che pu\u00f2 essere sconfitta solo da una vittoria israeliana sul campo. Anche per rimediare a questa situazione \u00e8 essenziale che la semi-guerra di questi ultimi mesi non resti tale, che vi sia una conclusione vittoriosa esplicita. Tra le ragioni del freno in atto vi sono le prossime elezioni americane di midterm (3 novembre) e quelle parlamentari israeliane (molto probabilmente fra il 5 e il 27 ottobre). Si pu\u00f2 prevedere che la ripresa e forse la conclusione della guerra avverr\u00e0 fra novembre e dicembre. \u00c8 allora che si giocher\u00e0 anche la battaglia contro l\u2019antisemitismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019anniversario Gioved\u00ec scorso si sono compiuti i mille giorni della guerra iniziata il 7 ottobre 2023 con l\u2019attacco di Hamas contro Israele: una data simbolica, anche se priva di effetti concreti. In Israele vi sono state manifestazioni, cerimonie, discorsi, come anche Shalom ha riportato. 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