{"id":135778,"date":"2026-06-21T08:47:23","date_gmt":"2026-06-21T06:47:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=135778"},"modified":"2026-06-21T08:47:23","modified_gmt":"2026-06-21T06:47:23","slug":"la-settimana-di-israele-prospettive-dopo-il-memorandum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/la-settimana-di-israele-prospettive-dopo-il-memorandum\/","title":{"rendered":"La settimana di Israele. Prospettive dopo il memorandum"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il \u201cMemorandum of Understanding\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Una sola notizia ha dominato il notiziario su Israele nei giorni scorsi: la conclusione dell\u2019accordo (in gergo giornalistico: MoU, Memorandum of Understanding) fra Stati Uniti e Iran. Non \u00e8 un vero e proprio trattato o atto ufficiale, che dovrebbe essere approvato dal Congresso americano o forse ratificato in una delibera del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, perch\u00e9 la maggior parte delle questioni pi\u00f9 significative sono rimandate a una nuova trattativa che dovrebbe svolgersi nei prossimi 60 giorni, anche se contro gli accordi essa non \u00e8 ancora iniziata,\u00a0\u00a0per via dei soliti giochini negoziali iraniani. Ma Trump l\u2019ha annunciato e vantato come la conclusione della guerra in Medio Oriente e l\u2019avvio di una pace meravigliosa per la regione e per il mondo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Un pessimo accordo<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In realt\u00e0, dal punto di vista di tutti in Israele e di molti anche negli Usa, il MoU non \u00e8 affatto meraviglioso, anzi \u00e8 pessimo. Gli Stati Uniti hanno concesso moltissimo (fra l\u2019altro: cessazione delle ostilit\u00e0, estese anche al Libano, dove non ci sono gli americani ma gli israeliani; fine del blocco navale sull\u2019Iran, che consentir\u00e0 al regime iraniano di ottenere i soldi per riarmarsi e moderare la crisi economico-sociale del paese; restituzione dei depositi bloccati e in prospettiva un finanziamento di centinaia di miliardi di dollari, fine delle sanzioni americane, dell\u2019Onu e della Agenzia atomica, aumentando cos\u00ec il sollievo militare, economico e politico del regime) in cambio della riapertura al traffico dello stretto di Hormuz, probabilmente peggiorando la situazione dell\u2019anteguerra perch\u00e9 a quanto pare l\u2019Iran potr\u00e0 stabilire delle tariffe per il passaggio in acque internazionali che sono contro la legge e non ci sono mai state; e inoltre della promessa di discutere in questi sessanta giorni di una limitazione dell\u2019uso militare dell\u2019energia atomica che potrebbe addirittura far rimpiangere il pessimo accordo JPCOA concluso da Obama sullo stesso tema. Da quanto si capisce inoltre il tema dei missili balistici, che sono stati le armi principali dell\u2019Iran nella guerra, \u00e8 uscito dalla trattativa, anzi la loro esistenza sembra ora a Trump accettabile, e cos\u00ec \u00e8 per gli eserciti satelliti delle organizzazioni terroristiche come Hezbollah, Hamas, Houti, sciiti iracheni, che secondo l\u2019interpretazione dell\u2019Iran del MoU, non contestata dall\u2019amministrazione americana, rientrano nella tregua e dunque devono essere lasciati riorganizzarsi e magari attaccare Israele senza essere combattuti. Di cambio di regime in Iran e di appoggio ai dimostranti per la democrazia, naturalmente, neanche a parlarne. Anche perch\u00e9 la leadership iraniana attuale a Trump sembra piacere (\u201csono razionali, non radicalizzati, gente seria\u201d). Tutto il contrario degli obiettivi con cui Trump era entrato in guerra. Insomma, un disastro, non solo per il teatro mediorientale, ma anche per la credibilit\u00e0 americana in tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Una sconfitta per Israele?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 un colpo grave anche per Israele: lasciato fuori dalle trattative, ingiunto di rispettare dei limiti della sua autodifesa stabiliti a Washington con l\u2019intento principale di non danneggiare il MoU e cio\u00e8 non dispiacere al regime iraniano, insultato pesantemente dal vicepresidente Vance, trattato insomma come una colonia che deve fare ci\u00f2 che decide \u201cthe boss\u201d. Ma lo stato ebraico ha davvero perso questa partita? \u00c8 stato sconfitto? Il governo che l\u2019ha gestito durante la guerra \u00e8 responsabile del colpo subito? Sono domande legittime, cui bisogna rispondere. In primo luogo no, Israele non \u00e8 stata sconfitto. \u00c8 ancora all\u2019offensiva in Libano e a Gaza, non ha certamente perso contro l\u2019Iran, dove mantiene il dominio aereo; ricordiamoci che gi\u00e0 un anno fa, senza la presenza americana l\u2019aviazione israeliana distrusse le difese iraniane e la sua leadership. A differenza delle forze armate americane non ci sono state perdite di mezzi e di equipaggi israeliani n\u00e9 danni decisivi alle sue istallazioni. Lo stato ebraico potrebbe riprendere immediatamente i bombardamenti sull\u2019Iran e li ha sospesi di recente solo su richiesta americana. Inoltre le truppe israeliane mantengono zone di sicurezza a Gaza, in Siria e in Libano, controllano senza difficolt\u00e0 il fronte interno e in particolare Giudea e Samaria. Israele mantiene legami di alleanza strategica pi\u00f9 o meno pubblici con molti stati della regione e di l\u00e0 da essa. Insomma, nessuna sconfitta. Come non vi \u00e8 stata una sconfitta sul campo degli Usa, ma solo una specie di resa diplomatica dettata probabilmente solo da ragioni di politica interna americana.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>L\u2019elasticit\u00e0 della politica israeliana<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Quanto di questa resa si tradurr\u00e0 in un danno effettivo sul piano militare per lo Stato di Israele, dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 di resistere del governo e in particolare di Netanyahu. Qui si innesta la questione della responsabilit\u00e0 politica. Da quasi settant\u2019anni i governanti israeliani devo avere a che fare con governi americani pi\u00f9 o meno benevoli, ma sempre orientati dall\u2019idea di non poter lasciar vincere davvero Israele, perch\u00e9 la superpotenza mondiale deve tener conto degli interessi dell\u2019altra parte, delle crisi energetiche ed economiche che derivano dalle guerre e soprattutto delle reazioni dell\u2019opinione pubblica americana, che a partire dal Vietnam ha sempre meno stomaco per i sacrifici inevitabili per vincere una guerra e di conseguenza ne ha perse parecchie o ha sprecato le vittorie sul campo. Trump sembrava diverso in questo da Carter o Bush o Biden, ma la logica \u00e8 la stessa. I governanti israeliani, che devono combattere non per l\u2019egemonia mondiale ma per la sicurezza del paese e per scongiurare una nuova Shoah, hanno reagito a queste oscillazioni del proprio maggiore o forse unico alleato, cercando di non scontrarsi frontalmente con esso e di fargli concessioni anche quando impediva loro di consolidare vittorie sul campo: ma insieme di utilizzare il suo appoggio nei momenti di difficolt\u00e0, procurando di mantenere i vantaggi possibili e di accumulare forza per il futuro. Questa condotta elastica, non ideologica, attenta ai limiti del possibile e alle opportunit\u00e0 di miglioramento, \u00e8 stata anche la linea di Netanyahu e lo \u00e8 ancora. Israele non pu\u00f2 scontrarsi con gli Usa e lo sa benissimo, non pu\u00f2 permettersi i gesti orgogliosi che farebbero piacere ai suoi sostenitori, ma pu\u00f2 cercare di mantenere il massimo livello di sicurezza, contando sul fanatismo e sull\u2019arroganza degli ayatollah perch\u00e9 l\u2019amministrazione americana capisca che non pu\u00f2 concedere loro di dettare le regole del gioco; resistendo dunque senza fracasso sul piano diplomatico, militare e politico a tutte le intimazioni, con la consapevolezza che, come ha dichiarato Netanyahu \u201cper noi la guerra non \u00e8 affatto finita\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u201cMemorandum of Understanding\u201d Una sola notizia ha dominato il notiziario su Israele nei giorni scorsi: la conclusione dell\u2019accordo (in gergo giornalistico: MoU, Memorandum of Understanding) fra Stati Uniti e Iran. 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