{"id":135672,"date":"2026-06-18T07:58:51","date_gmt":"2026-06-18T05:58:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=135672"},"modified":"2026-06-18T07:58:51","modified_gmt":"2026-06-18T05:58:51","slug":"la-speranza-al-tempo-dellintelligenza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/roma-ebraica\/la-speranza-al-tempo-dellintelligenza-artificiale\/","title":{"rendered":"La speranza al tempo dell\u2019intelligenza artificiale"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Ho chiesto a ChatGPT cosa pensasse della speranza al tempo dell\u2019intelligenza artificiale. Mi ha risposto in trenta secondi con quattro paragrafi equilibrati, tre prospettive complementari, una conclusione rassicurante e zero idee. Era come chiedere a qualcuno \u201ccome stai?\u201d e ricevere un curriculum.<\/p>\n<p class=\"p1\">Iniziamo dalla parola del festival Ebraica: <i>tikv\u00e0h<\/i>, speranza. In ebraico viene da una radice che significa \u201cfilo teso\u201d. La corda che Raab appende alla finestra di Gerico per segnalare agli esploratori dove abita, in modo che non la uccidano durante l\u2019invasione. Quindi la speranza, nell\u2019immaginario ebraico, nasce da una donna che vive in una citt\u00e0 che sta per essere conquistata e pensa: \u201cokay, come mi organizzo?\u201d. Non \u00e8 ottimismo. \u00c8 project management sotto pressione.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il dibattito pubblico sull\u2019intelligenza artificiale invece funziona cos\u00ec: c\u2019\u00e8 chi dice che l\u2019IA salver\u00e0 l\u2019umanit\u00e0, c\u2019\u00e8 chi dice che l\u2019IA distrugger\u00e0 l\u2019umanit\u00e0, e stranamente sono spesso le stesse persone, nelle stesse settimane, con gli stessi finanziatori. \u00c8 come un medico che ti dice luned\u00ec \u201cquesto farmaco le cambier\u00e0 la vita\u201d e gioved\u00ec \u201cla avverto che potrebbe anche ucciderla\u201d \u2014 e in entrambi i casi ha una quota dell\u2019azienda farmaceutica. La <i>tikvah<\/i> \u00e8 qualcosa di molto meno comodo: \u00e8 decidere da soli cosa pensare, con un filo in mano e una finestra aperta.<\/p>\n<p class=\"p1\">Parliamo quindi di ci\u00f2 che l\u2019intelligenza artificiale sta facendo concretamente alle nostre vite. Non nei laboratori, non nei white paper, non nei convegni dove tutti concordano che \u201cbisogna trovare un equilibrio\u201d \u2014 frase che non ha mai significato nulla in nessuna lingua. Nelle case. A tavola. A scuola.<\/p>\n<p class=\"p1\">Cominciamo dalla famiglia, che \u00e8 il laboratorio naturale di ogni catastrofe culturale. Un ragazzo usa ChatGPT per scrivere un tema sull\u2019importanza della memoria storica. Il tema era ottimo. Strutturato, equilibrato, con le virgole al posto giusto. Non aveva mai scritto una cosa cos\u00ec in vita sua. Sua madre lo ha guardato e ha pensato due cose contemporaneamente: primo, questo non l\u2019ha scritto lui; secondo, \u00e8 meglio di quello che avrei scritto io a tredici anni. Entrambe le cose erano vere. Il problema \u00e8 che non si escludono a vicenda, e questo \u00e8 il tipo di situazione per cui non esiste ancora un protocollo.<\/p>\n<p class=\"p1\">La conversazione che ne segue ha la struttura tipica dei dibattiti sull\u2019IA in miniatura: lui ha detto che tutti lo fanno, ma questo non \u00e8 un argomento, lui ha detto che tanto i professori non capiscono, ma il punto non \u00e8 se i professori capiscono, lui ha detto che comunque aveva imparato le cose perch\u00e9 aveva dovuto fare il prompt giusto. Quest\u2019ultimo punto mi ha fermata. Perch\u00e9 aveva ragione a met\u00e0, che \u00e8 il formato tipico dell\u2019intelligenza adolescenziale e, a quanto pare, anche dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p class=\"p1\">A scuola la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 interessante, nel senso in cui \u201cinteressante\u201d \u00e8 la parola che si usa quando non si vuole dire \u201ccaotica\u201d. Gli insegnanti sono divisi in tre categorie. La prima: quelli che hanno vietato l\u2019IA, la monitorano con appositi software antiplagio, e assegnano temi scritti a mano in classe con la sorveglianza di chi ha studiato per fare l\u2019insegnante e si ritrova a fare il secondino. La seconda: quelli che hanno abbracciato l\u2019IA con entusiasmo, la integrano nella didattica, parlano di \u201ccompetenze del futuro\u201d, e non si sono ancora accorti che i ragazzi usano l\u2019IA anche per fare i prompt dell\u2019IA. La terza, la pi\u00f9 numerosa: quelli che non sanno cosa fare, non lo dicono, e sperano che qualcuno decida per loro entro la fine dell\u2019anno scolastico. Spoiler: non succeder\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il problema vero non \u00e8 il tema copiato. Il problema \u00e8 pi\u00f9 sottile e pi\u00f9 serio: stiamo crescendo una generazione che sta imparando a esternalizzare il pensiero prima ancora di averlo sviluppato. Non la fatica del ragionamento \u2014 quella si pu\u00f2 alleggerire, ci sono strumenti per farlo da secoli, si chiama istruzione. L\u2019attrito cognitivo. Quello stato di leggero disagio in cui non sai ancora cosa pensi e devi sostare nell\u2019incertezza finch\u00e9 qualcosa non emerge. Quell\u2019attrito \u00e8 dove avviene il pensiero. L\u2019IA lo elimina prima che cominci. \u00c8 come togliere la resistenza dall\u2019allenamento: i muscoli non crescono, ma almeno non si fa fatica.<\/p>\n<p class=\"p1\">E poi c\u2019\u00e8 la questione delle relazioni, che \u00e8 forse quella che mi preoccupa di pi\u00f9 e che nessuno vuole affrontare perch\u00e9 \u00e8 scomoda. I ragazzi usano l\u2019IA per scrivere messaggi. Per rispondere alle persone che gli piacciono. Per gestire i conflitti con gli amici. C\u2019\u00e8 chi chiede a ChatGPT come rispondere a un messaggio ambiguo della persona che ama, ottenendo quattro opzioni graduate per tono \u2014 casual, affettuoso, diretto, distante \u2014 come un men\u00f9 di ristorante. Il problema non \u00e8 che la risposta sia sbagliata. Il problema \u00e8 che non \u00e8 loro. E l\u2019altra persona \u2014 quella che riceve il messaggio \u2014 non lo sa. Stiamo costruendo relazioni in cui una delle due parti \u00e8 assistita da un modello linguistico e l\u2019altra non \u00e8 stata informata. In qualsiasi altro contesto, chiameremmo questo problema con un nome preciso.<\/p>\n<p class=\"p1\">Tutto questo per dire che l\u2019IA non \u00e8 un problema astratto di etica tecnologica che si risolve in un convegno. \u00c8 gi\u00e0 dentro casa. \u00c8 gi\u00e0 a tavola. \u00c8 gi\u00e0 in classe, nelle chat, nei messaggi d\u2019amore scritti a quattro mani con un algoritmo. E la domanda non \u00e8 se usarla o non usarla \u2014 quel treno \u00e8 partito, il binario non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e chi dice \u201cio non la uso\u201d la usa gi\u00e0 senza saperlo ogni volta che fa una ricerca, prenota un volo o riceve una pubblicit\u00e0 che sa troppo bene cosa vuole. La domanda \u00e8 con quale consapevolezza la usiamo. E chi decide le regole.<\/p>\n<p class=\"p1\">Veniamo al sapere e a chi lo controlla, che \u00e8 l\u2019argomento in cui la storia ebraica ha l\u2019autorit\u00e0 morale di chi ha vissuto la cosa in prima persona per duemila anni. Per secoli, controllare i testi ha significato controllare chi poteva interpretare il mondo. I libri si bruciavano. Poi qualcuno ha capito che bruciare i libri \u00e8 inefficiente \u2014 fa fumo, attira la stampa, e il giorno dopo qualcuno li ha gi\u00e0 ricopiati a mano. Oggi si agisce sui dati di addestramento. Molto pi\u00f9 pulito. L\u2019unico problema \u00e8 che non si vede, e le cose che non si vedono tendono a continuare pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n<p class=\"p1\">In questo scenario voglio evocare una figura straordinaria: Devorah Romm. Fine Ottocento, Vilna, prima donna tipografa della storia dell\u2019editoria ebraica. Dirige la stampa della <i>Vilna Shas<\/i>, l\u2019edizione del Talmud che si usa ancora oggi. Decide il layout della pagina: il testo centrale, i commentatori attorno, le glosse, le discussioni \u2014 tutta l\u2019architettura visiva della memoria collettiva di un popolo. Una donna. In una tipografia. A Vilna. Nell\u2019Ottocento. Nessuno le ha dedicato un convegno. Quasi nessuno sapeva chi fosse fino a poco fa. Io capisco che l\u2019Ottocento era pieno di cose da fare, ma questo mi sembra un buco nella documentazione abbastanza notevole.<\/p>\n<p class=\"p1\">Non era sola. Beruriah, moglie di Rabbi Meir, \u00e8 una delle pochissime donne il cui parere giuridico \u00e8 citato nel Talmud come autorit\u00e0 normativa. Il Talmud \u00e8 un testo scritto da uomini, per uomini, in un contesto che non aveva ancora scoperto il concetto di \u201cequal opportunity\u201d \u2014 eppure Beruriah \u00e8 l\u00ec, citata, perch\u00e9 aveva ragione e non c\u2019era modo di ignorarla. Secoli dopo, qualcuno ha aggiunto una storia in cui lei ha una caduta morale, come a voler pareggiare i conti. Ma il parere giuridico \u00e8 rimasto. Alcune cose resistono anche alla revisione editoriale postuma.<\/p>\n<p class=\"p1\">Abraham Joshua Heschel diceva che l\u2019uomo non \u00e8 un problema da risolvere ma un mistero da abitare. Ho letto questa frase e ho pensato: \u00e8 bellissima. Poi ho guardato le ultime dieci presentazioni di prodotti tecnologici che promettono di \u201crisolvere\u201d la solitudine umana, l\u2019educazione, l\u2019invecchiamento e \u2014 senza falsa modestia \u2014 anche la morte. E ho capito che il problema non \u00e8 la tecnologia. Il problema \u00e8 che \u201crisolvere\u201d \u00e8 diventato un verbo transitivo applicabile a qualsiasi cosa, incluse le cose che per definizione non hanno soluzione. Come la condizione umana. Come il luned\u00ec mattina.<\/p>\n<p class=\"p1\">L\u2019IA non spera. Produce previsioni statistiche sul futuro, ma non <i>tende<\/i> verso di esso come facciamo noi. Non ha morti da onorare, non ha una catena di trasmissione a cui appartiene, non si sente responsabile di nulla nei confronti di nessuno. L\u00e9vinas diceva che l\u2019etica comincia dal volto dell\u2019altro: da qualcuno che ti guarda e per il solo fatto di guardarti ti rende responsabile. L\u2019IA non ha un volto. Ha un\u2019interfaccia. La differenza, vi assicuro, si sente.<\/p>\n<p class=\"p1\">Nella mistica luriana, lo <i>shevirat ha-kelim<\/i> \u2014 la rottura dei vasi \u2014 descrive una creazione avvenuta attraverso una catastrofe: la luce era troppa, i vasi non hanno retto, i frammenti sono sparsi nel mondo. Il compito umano \u00e8 il <i>tikkun<\/i>, la riparazione. L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 essere entrambe le cose: la luce troppa che rompe i vasi, oppure uno strumento di <i>tikkun<\/i>, se decidiamo noi come usarla. \u201cDecidiamo noi\u201d \u00e8 la parte importante. Non \u201cvedremo\u201d, non \u201cl\u2019algoritmo stabilir\u00e0\u201d, non \u201csi former\u00e0 un tavolo tecnico\u201d. Noi. Adesso. Con tutta la scomodit\u00e0 che questo comporta.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il Salmo 119 dice: \u201cLa tua parola \u00e8 una lampada ai miei piedi, una luce sul mio cammino\u201d. Non un faro che illumina tutto l\u2019orizzonte \u2014 il che sarebbe pi\u00f9 comodo, lo ammetto, soprattutto nelle riunioni di pianificazione strategica. Una lampada ai piedi: il prossimo passo. Solo il prossimo. La speranza non \u00e8 vedere tutto in anticipo. \u00c8 avere abbastanza luce per non cadere adesso. E tenere il filo. Quello rosso, se necessario. Come Raab, che non aspettava che qualcuno venisse a salvarla. Si era gi\u00e0 organizzata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho chiesto a ChatGPT cosa pensasse della speranza al tempo dell\u2019intelligenza artificiale. 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