{"id":123478,"date":"2025-12-21T00:02:51","date_gmt":"2025-12-20T23:02:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=123478"},"modified":"2025-12-20T17:22:04","modified_gmt":"2025-12-20T16:22:04","slug":"la-settimana-in-israele-le-grandi-prospettive-aperte-dalla-vittoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/la-settimana-in-israele-le-grandi-prospettive-aperte-dalla-vittoria\/","title":{"rendered":"La settimana in Israele: le grandi prospettive aperte dalla vittoria"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gaza<\/strong><br \/>\nOrmai da settimane la situazione della guerra difensiva di Israele a Gaza sembra bloccata. Sono stati riportati a casa tutti i rapiti vivi e uccisi salvo uno: pi\u00f9 di quel che Israele prevedeva, dato che, per evitare l\u2019azione israeliana il loro luogo di prigionia o di sepoltura era noto solo a pochissimi terroristi, in buona parte eliminati in guerra. Dovrebbe cos\u00ec essersi conclusa la prima parte del Piano Trump e potrebbe in teoria iniziare la seconda, quella del disarmo completo dei terroristi con il conseguente ritiro israeliano e la consegna di Gaza a una forza internazionale. Solo che Hamas, in maniera sempre pi\u00f9 chiara, rifiuta di cedere le armi, ha ripreso ad amministrare la met\u00e0 scarsa della Striscia non presidiata dall\u2019esercito israeliano, e cerca di riorganizzarsi anche militarmente. Al di l\u00e0 dei prevedibili appoggi diplomatici (Iran, naturalmente, ma soprattutto Turchia e Qatar) e delle rassicurazioni di Trump, che bada a non sprecare il prestigio del pacificatore e a mantenere buoni rapporti con le potenze musulmane della regione, le cause principali di questa resistenza dei terroristi cos\u00ec duramente sconfitti sul terreno sono due. Una \u00e8 ideologico-religiosa: il disprezzo della vita (dei nemici, ma anche di se stessi, dei propri militanti, dei seguaci e del popolo che dicono di rappresentare) \u00e8 connaturato da sempre al terrorismo islamista. Il loro modello sono gli attentatori suicidi che negli ultimi decenni a centinaia si sono fatti saltare in aria per colpire folle innocenti: perch\u00e9 loro invece ora dovrebbero arrendersi per salvarsi la vita? Dobbiamo dar loro atto che sono disposti a morire in nome del loro odio. L\u2019altra causa \u00e8 ancora pi\u00f9 inquietante. Nonostante la sconfitta, i dolori immensi che le loro azioni hanno prodotto sul loro popolo, i terroristi godono ancora di un vastissimo appoggio, possono contare su complicit\u00e0, reclute, fondi, consenso alle loro scelte. Le bande tribali anti-Hamas che sono sorte nei territori controllati da Israele non hanno finora modificato la situazione. Dunque le organizzazioni terroristiche restano fermo sulle loro posizioni, sperano che Trump faccia delle mosse che li possano favorire, come far entrare a Gaza i soldati qatarini o turchi (che sarebbe davvero un disastro strategico) e rifiutano di arrendersi. \u00c8 probabile che prima o poi, Israele li debba di nuovo affrontare per risolvere la questione. Netanyahu e Trump ne parleranno fra una settimana, incontrandosi in Florida.<\/p>\n<p><strong>La guerra al popolo ebraico<\/strong><br \/>\nNel frattempo il centro dell\u2019azione si \u00e8 spostato su altri teatri, ben pi\u00f9 vasti. Il primo minaccia purtroppo l\u2019esistenza ebraica in tutto il mondo. Quando nelle manifestazioni filoterroristiche si \u00e8 iniziato a gridare lo slogan \u201cglobalizzare l\u2019intifada!\u201d, pochi l\u2019hanno preso alla lettera, e invece i progetti degli antisemiti vanno sempre presi sul serio. Perch\u00e9 il 7 ottobre non \u00e8 stato un pogrom locale, ma l\u2019innesto di una guerra (o la sua ripresa in grande stile). E questa guerra aveva s\u00ec come obiettivo primario Israele, ma aveva come obiettivo in realt\u00e0 da sempre tutto il popolo ebraico (e in prospettiva a tutti gli \u201cinfedeli\u201d occidentali). Lo si \u00e8 visto nella strage di Bondi Beach, ma prima a Manchester e nelle cacce all\u2019ebreo che si sono svolte fra New York e l\u2019Olanda, la Francia e il Canada. I governi che cedono all\u2019islamismo e al palestinismo con atti pi\u00f9 o meno simbolici non mettono al sicuro i loro cittadini, ebrei o meno, ma anzi aumentano il rischio perch\u00e9, premiandoli, incoraggiano i terroristi ad agire e i loro sostenitori a fare propaganda. \u00c8 una guerra velleitaria, per quanto dolorosa; ma non se ne vede una prossima fine, soprattutto perch\u00e9 il suo contrasto \u00e8 condotto quasi da tutti gli stati in maniera inadeguata senza individuare chiaramente i nemici, il che obbligherebbe i \u201cprogressisti\u201d a distanziarsi dal feticcio della \u201caccoglienza\u201d e della \u201creligione della pace\u201d. Ma ancor pi\u00f9 perch\u00e9 a molti livelli dei governi, delle magistrature, dei poteri locali, del giornalismo e della cultura prevale ormai un chiaro appoggio ideologico per coloro che sostengono il terrorismo e potrebbero presto esercitarlo. Ma ogni mossa del genere li isola. Bisogna aver fiducia nella democrazie e nel rifiuto sempre pi\u00f9 energico che gli elettorati di tutto l\u2019Occidente mostrano per queste posizioni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019industria israeliana<\/strong><br \/>\nUn altro fronte, per fortuna questo estremamente positivo, sono i risultati economico-industriali di Israele, soprattutto ma non solo a livello regionale. Si \u00e8 parlato nell\u2019ultimo periodo del grandissimo contratto petrolifero con l\u2019Egitto, dell\u2019installazione del sistema antimissile israeliano Arrows 3 in Germania (nei giorni scorsi il contratto \u00e8 stato raddoppiato, fini a 6 miliardi di euro), della fornitura di sistemi di difesa alla Grecia gi\u00e0 installati ai confini marittimi con la Turchia (anche qui il contratto \u00e8 stato rinnovato e ampliato); meno noto ma importantissimo \u00e8 forse il contratto per la fornitura dei sistemi di combattimento e controllo aereo agli Emirati (2 miliardi). Vi sono molti altre forniture simili dichiarate (per esempio con India, Georgia, Cechia) mentre numerosi altri accordi restano segreti. Il risultato \u00e8 una rete di forniture strategiche (militari, tecnologiche ed energetiche), che al di l\u00e0 delle dichiarazioni pubbliche (per esempio di \u201criconoscimento della Palestina\u201d o di \u201ccondanna per le atrocit\u00e0 a Gaza\u201d) indicano che i patti di Abramo e i rapporti con alcuni stati europei stanno trasformandosi in un\u2019alleanza militare e tecnologica non dichiarata ma efficace e destinata a durare. Essi dunque portano a Israele quattro enormi vantaggi: (a) un ricavo finanziario che ha permesso di sostenere una guerra costosissima come quella degli ultimi anni senza danneggiare l\u2019economia; (b) una dipendenza strategica dei paesi acquirenti dall\u2019assistenza e dalla forniture di Israele, che ne assicura una posizione non ostile per molti anni; (c) l\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019industria militare israeliana di superare il vincolo principale che Israele ha subito anche in questa guerra, cio\u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di fabbricare a casa le armi necessarie alla difesa, perch\u00e9 il mercato israeliano \u00e8 troppo piccolo per permetterne una costruzione economicamente sostenibile; (d) in prospettiva la ridefinizione dei rapporti con gli Usa da stato cliente e assistito a partner tecnologico dei progetti pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n<p><strong>La via del cotone<\/strong><br \/>\nA questo quadro va aggiunto un altro progresso che per lo pi\u00f9 si ignora. \u00c8 la \u201cvia del cotone\u201d, un collegamento intensivo che si sta aprendo dall\u2019India all\u2019Europa (e in prima linea per ragioni geopolitiche proprio all\u2019Italia), trasportando i container in nave per l\u2019Oceano Indiano, poi a terra per Emirati Arabia, Giordania e Israele (porto di Haifa), poi di nuovo in mare in direzione dell\u2019Europa e dell\u2019East Coast Usa. Nonostante il fallito tentativo di dirottamento della Francia attraverso Siria e Libano, la costruzione dell\u2019asse commerciale \u00e8 andata avanti anche durante la guerra. Una linea ferroviaria alta capienza\/alta velocit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 in costruzione avanzata nel tratto arabo. Cos\u00ec si taglier\u00e0 fuori la cinese \u201cVia della Seta\u201d e si trasferir\u00e0 una parte consistente del traffico proveniente dall\u2019Estremo Oriente, saltando le insidie del Mar Rosso (gli Houti) e le strettoie di Suez e risparmiando parecchio tempo e denaro, ma creando soprattutto una collaborazione economica e quindi politica fra India, Arabia, Israele, Europa e Usa. Come l\u2019affermazione nel commercio delle armi avanzate, anche questa realizzazione \u00e8 un risultato della vittoria israeliana nella guerra. \u00c8 un quadro di grandi trasformazioni, che non bisogna farsi sfuggire guardando solo agli attentati e alle schermaglie diplomatiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gaza Ormai da settimane la situazione della guerra difensiva di Israele a Gaza sembra bloccata. 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