{"id":12099,"date":"2020-01-12T00:00:00","date_gmt":"2020-01-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/senza-categoria\/soleimani-era-nel-mirino-degli-usa-da-18-mesi-b705521\/"},"modified":"2024-05-31T00:23:08","modified_gmt":"2024-05-30T22:23:08","slug":"soleimani-era-nel-mirino-degli-usa-da-18-mesi-b705521","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/news\/soleimani-era-nel-mirino-degli-usa-da-18-mesi-b705521\/","title":{"rendered":"Soleimani era nel mirino degli Usa da 18 mesi"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\" style=\"margin-bottom: 0px; font-stretch: normal; line-height: normal;\"><span style=\"-webkit-text-size-adjust: 100%;\">Non e&#8217; stata una mossa dell&#8217;ultimo minuto: il generale iraniano delle Forze Quds dei Pasdaran era nel mirino degli Stati Uniti da 18 mesi. E, in particolare da maggio con l&#8217;escalation nel Golfo, l&#8217;intelligence americana lo aveva inserito nella lista dei possibili obiettivi da colpire come ritorsione. E&#8217; quanto risulta da un lungo reportage del New York Times sui &#8220;sette giorni piu&#8217; pericolosi&#8221; dell&#8217;amministrazione di Donald Trump. Il 31 dicembre scorso, mentre migliaia di manifestanti iracheni prendevano d&#8217;assedio l&#8217;ambasciata americana a Baghdad, portando alle stelle l&#8217;irritazione del capo della Casa Bianca, ha cominciato a circolare una &#8220;nota top-secret&#8221; firmata da Robert C. O&#8217;Brien, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, che elencava i potenziali obiettivi iraniani da colpire. Nella lista vi erano una struttura energetica, un comando e nave di controllo usata dalle Guardie Rivoluzionarie per dirigere piccole imbarcazioni che attaccavano le petroliere nelle acque intorno all&#8217;Iran. Il memorandum elencava pero&#8217; anche un&#8217;opzione piu&#8217; provocatoria: colpire determinati funzionari iraniani con raid chirurgici. Tra gli obiettivi citati, secondo i funzionari che hanno potuto vedere la nota, c&#8217;era Abdul Reza Shahlai, un comandante iraniano nello Yemen che aveva contribuito a finanziare gruppi armati in tutta la regione. E un altro nome nell&#8217;elenco: il generale Qassem Soleimani. Come capo della forza d&#8217;e&#8217;lite Quds, il generale Soleimani era effettivamente il secondo uomo piu&#8217; potente in Iran e aveva una mano nella gestione delle guerre per procura in Iraq, Siria, Libano e Yemen, inclusa una campagna di bombe lungo la strada e altri attacchi che uccisero secondo le stime Usa 600 soldati americani al culmine della guerra in Iraq.<\/span><span style=\"-webkit-text-size-adjust: 100%;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"margin-bottom: 0px; font-stretch: normal; line-height: normal; min-height: 20.8px;\"><span class=\"s2\"><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"margin-bottom: 0px; font-stretch: normal; line-height: normal;\"><span class=\"s2\">Negli ultimi 18 mesi, hanno raccontato i funzionari al New York Times, ci sono state discussioni sull&#8217;opportunita&#8217; di prendere di mira il generale Soleimani. Pensando che sarebbe stato troppo difficile colpirlo in Iran, i funzionari avano pensato di seguirlo durante una delle sue frequenti visite in Siria o Iraq e si sono concentrati sull&#8217;inserimento di agenti in sette diverse entita&#8217; per riferire sui suoi movimenti: l&#8217;esercito siriano, la forza Quds a Damasco, Hezbollah a Damasco, gli aeroporti di Damasco e Baghdad e le forze di Kataib Hezbollah e di Mobilitazione popolare in Iraq. Quando a maggio le tensioni con l&#8217;Iran sono aumentate con attacchi a quattro petroliere, John Bolton, allora consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, ha chiesto alle agenzie militari e di intelligence di produrre nuove opzioni per scoraggiare l&#8217;aggressione iraniana. Tra quelle presentate a Bolton c&#8217;era l&#8217;uccisione di Soleimani e di altri leader delle Guardie rivoluzionarie. A quel punto, il lavoro per tenere traccia dei viaggi del generale divenne piu&#8217; intenso. A settembre, il comando centrale degli Stati Uniti e il comando congiunto delle operazioni speciali sono stati inseriti nel processo per pianificare una possibile operazione. Sono state discusse varie alternative, alcune in Siria, altre in Iraq. La Siria sembrava piu&#8217; complicata, sia perche&#8217; i militari americani avevano meno liberta&#8217; di movimento nel Paese sia perche&#8217; Soleimani trascorreva la maggior parte del suo tempo con gli ufficiali di Hezbollah che gli Usa non volevano mettere nel mirino e rischiare una nuova guerra con&nbsp;<\/span><span class=\"s1\">Israele<\/span><span class=\"s2\">. Gli agenti reclutati in Siria e Iraq riferivano di volta in volta sui movimenti del generale iraniano. La sorveglianza ha rivelato che ha volato con un certo numero di compagnie aeree e talvolta i biglietti per un viaggio erano stati acquistati su piu&#8217; di una per respingere gli inseguitori. Era sua abitudine salire sull&#8217;aereo nell&#8217;ultimo momento possibile, quindi si sedeva in prima fila in business class per poter scendere prima e partire rapidamente.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"margin-bottom: 0px; font-stretch: normal; line-height: normal;\"><span class=\"s2\">Il generale Soleimani e&#8217; partito per il suo ultimo viaggio il giorno di Capodanno, volando a Damasco e poi in macchina in Libano per incontrare Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, prima di tornare a Damasco quella sera. Lo stesso giorno, nella sede della Cia a Langley, in Virginia, la direttrice Gina Haspel stava lavorando per la mossa decisiva. Le e&#8217; stata mostrata l&#8217;informazione che indicava che Soleimani si stava preparando a trasferirsi dalla Siria all&#8217;Iraq. I funzionari le hanno detto che c&#8217;era una nota di intelligence aggiuntiva sul fatto che stava lavorando a un attacco su larga scala destinato a cacciare le forze americane dal Medio Oriente. E quindi fu presa la decisione. L&#8217;aereo era in ritardo e la squadra di uccisione era preoccupata. Il tabellone dei voli internazionali mostrava che il volo 6Q501 di Cham Wings Airlines, in programma di decollare da Damasco alle 19:30 per Baghdad, era partito, ma in realta&#8217;, secondo un informatore dell&#8217;aeroporto, era ancora a terra e il passeggero bersaglio non si era ancora fatto vedere. Le ore passavano e alcuni coinvolti nell&#8217;operazione si chiedevano se dovesse essere annullato tutto. Poi, poco prima che la porta dell&#8217;aereo si chiudesse, un convoglio di macchine si fermo&#8217; sull&#8217;asfalto portando il Soleimani a bordo insieme alla scorta. Il volo 6Q501 e&#8217; decollato, con tre ore di ritardo, diretto verso la capitale irachena. L&#8217;aereo e&#8217; atterrato all&#8217;aeroporto internazionale di Baghdad poco dopo mezzanotte, alle 00:36, e i primi a sbarcare sono stati il generale Soleimani e il suo entourage. In fondo alla passerella c&#8217;era Abu Mahdi al-Muhandis, ufficiale iracheno responsabile delle milizie e vicino all&#8217;Iran. Due auto che trasportavano il gruppo si sono dirette nella notte, ombreggiate dai droni americani MQ-9 Reaper. Alle 00:47, il primo di numerosi missili ha colpito i veicoli, inghiottendoli in fiamme e lasciando all&#8217;interno 10 corpi carbonizzati.&nbsp;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non e&#8217; stata una mossa dell&#8217;ultimo minuto: il generale iraniano delle Forze Quds dei Pasdaran era nel mirino degli Stati Uniti da 18 mesi. E, in particolare da maggio con l&#8217;escalation nel Golfo, l&#8217;intelligence americana lo aveva inserito nella lista dei possibili obiettivi da colpire come ritorsione. 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