{"id":119582,"date":"2025-09-11T23:39:38","date_gmt":"2025-09-11T21:39:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=119582"},"modified":"2025-09-11T23:37:43","modified_gmt":"2025-09-11T21:37:43","slug":"riconoscere-lo-stato-palestinese-troppo-presto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/riconoscere-lo-stato-palestinese-troppo-presto\/","title":{"rendered":"Riconoscere lo Stato palestinese: troppo presto?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Storia di uno Stato palestinese mancato<\/strong><\/p>\n<p>Il tema del riconoscimento di uno Stato palestinese \u00e8 di interesse pubblico gi\u00e0 dal 1947, anno della decisione da parte delle Nazioni Unite di spartire il territorio dell\u2019ex Palestina britannica in tre parti: uno Stato ebraico, uno Stato arabo e la Citt\u00e0 di Gerusalemme. Mentre le autorit\u00e0 ebraiche riconoscevano di buon grado la spartizione proposta dalle Nazioni Unite, nota come Risoluzione 181, costituendosi il 14 maggio 1948 nello Stato d\u2019Israele, le potenze arabe della zona rigettarono tale decisione, dichiarando guerra al neonato Stato ebraico. Con la conseguente sconfitta, per i palestinesi che vivevano nel territorio \u00e8 venuta meno anche la possibilit\u00e0 di ottenere una propria nazione.<\/p>\n<p>Tale impedimento si era venuto a creare dopo il 1949 a causa della conquista israeliana di alcuni territori, ma anche per effetto dell\u2019occupazione militare egiziana a Gaza e dell\u2019occupazione giordana nella West Bank e a Gerusalemme Est. Infatti, le autorit\u00e0 del Cairo e di Amman, annettendo i suddetti territori alle rispettive entit\u00e0 territoriali, amministrarono direttamente le zone occupate, non consentendo la fondazione dello Stato palestinese.<\/p>\n<p>Nel maggio 1964 numerose personalit\u00e0 politiche del mondo arabo si radunarono a Gerusalemme Est per fondare l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il suo organo legislativo, il Consiglio Nazionale Palestinese (PNC). Il PNC e l\u2019OLP decisero di adottare come Costituzione la Convenzione Nazionale Palestinese, modificata nel 1968 e nel 1996. La Carta riconosceva come confini dello Stato palestinese quelli del mandato britannico (Art. 2), negando il diritto degli ebrei di essere nazione (Art.6) e legittimando la lotta armata (Artt. 9, 10, 12, 15).<\/p>\n<p>La guerra dei Sei Giorni nel 1967, terminata con la vittoria d\u2019Israele, ha comportato l\u2019estromissione dell\u2019Egitto e della Giordania da Gaza e dalla West Bank, decretando la conquista israeliana della totalit\u00e0 della Palestina storica, con anche le alture del Golan siriano e il Sinai egiziano, e la creazione di insediamenti in tutto il territorio.<\/p>\n<p>Successivamente alla Guerra dello Yom Kippur del 1973, nel 1979 Israele ed Egitto resero pubblico il loro primo accordo di pace, favorito dagli USA e frutto degli accordi segreti di Camp David dell\u2019anno precedente. Di fatto, l\u2019accordo del 1979 segn\u00f2 il primo atto di riconoscimento d\u2019Israele da parte del mondo arabo, a cui seguirono l\u2019accordo del 1994 con la Giordania e gli accordi di Abramo nel 2020 con Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, poi estesi a Marocco e Sudan.<\/p>\n<p><strong>Accordi di Oslo e le problematiche dell\u2019assetto politico<\/strong><\/p>\n<p>Solo nel 1988, quarantuno anni dopo la risoluzione ONU per la spartizione della Palestina mandataria e un anno dopo l\u2019inizio dell\u2019Intifada, il Consiglio Nazionale Palestinese ad Algeri proclam\u00f2 l&#8217;indipendenza dello Stato di Palestina. I politici israeliani e i rappresentanti dell\u2019OLP decisero di cercare un\u2019intesa, la quale fu raggiunta provvisoriamente con la firma degli accordi di Oslo del 1993 e 1995. Il processo di pace prevedeva clausole come il riconoscimento reciproco, la creazione dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (ANP), il ritiro parziale delle forze israeliane e l\u2019organizzazione di elezioni democratiche palestinesi.<\/p>\n<p>Nel 1995 furono aggiunte altre clausole in materia di sicurezza e di spartizione territoriale, attraverso la divisione della West Bank in 3 aree:<br \/>\n-Area A: territorio sotto il pieno controllo palestinese;<br \/>\n-Area B: territorio sotto il controllo civile palestinese e gestione della sicurezza congiunta con Israele;<br \/>\n-Area C: territorio sotto il pieno controllo israeliano.<\/p>\n<p>Le elezioni all\u2019interno dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese sono state proclamate in due sole occasioni dalla stipulazione degli accordi di Oslo ad oggi, nel 1996 e nel 2006. In quegli anni si sono susseguiti governi israeliani di diverso schieramento politico, i quali hanno restituito territori all\u2019ANP allo scopo di adempiere agli obblighi previsti dagli accordi di pace. Nel 2005 Israele si ritir\u00f2 unilateralmente dalla striscia di Gaza, affidandone il controllo ai palestinesi, che nelle elezioni del 2006 votarono in massa per Hamas. Tendenza diversa per la West Bank, dove i palestinesi si affidarono ad Al Fatah, il partito pi\u00f9 rappresentativo dell\u2019OLP.<br \/>\nNonostante l\u2019ascesa del movimento integralista a Gaza e l\u2019aumento delle tensioni, Israele tent\u00f2 di rilanciare gli accordi di Oslo in due fasi distinte: nel 1999-2000 e nel 2006-2008. Nella prima fase la parte israeliana present\u00f2 una proposta che prevedeva il ritiro di Israele da gran parte della Cisgiordania e di Gaza, la creazione di uno Stato palestinese e una limitata autonomia per alcune aree di Gerusalemme Est. Tuttavia, la proposta escludeva il controllo palestinese sulla Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme e non contemplava il diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi. L\u2019ANP rifiut\u00f2 l\u2019offerta, giudicandola insufficiente e sbilanciata. Il vertice si concluse senza accordi e poche settimane dopo, nel settembre del 2000, esplose la Seconda Intifada, segnando una grave escalation del conflitto.<br \/>\nLa seconda fase vide la proposta israeliana di una bozza di accordo nota come &#8220;Piano Olmert&#8221;. La proposta prevedeva:<br \/>\n-La creazione di uno Stato palestinese sulla quasi totalit\u00e0 della Cisgiordania;<br \/>\n-Una divisione di Gerusalemme, con la Citt\u00e0 Vecchia affidata a un\u2019amministrazione internazionale;<br \/>\n-Il riconoscimento simbolico del diritto al ritorno dei rifugiati, ma con un numero limitato di ingressi in Israele.<br \/>\nTuttavia, Abbas non diede seguito alle trattative e anche quell\u2019occasione sfum\u00f2.<\/p>\n<p>Tra il 2006 e il 2007 scoppi\u00f2 una guerra intestina tra Hamas e Al Fatah, che si risolse con l\u2019estromissione dell\u2019ANP da Gaza. In seguito, Hamas ha imposto con la forza un dominio autoritario sulla Striscia di Gaza, trasformandola in una roccaforte militare e in una base per lanciare attacchi contro Israele. In pi\u00f9 occasioni ha fatto partire intensi lanci di missili contro il territorio israeliano, culminati nell\u2019attacco efferato del 7 ottobre 2023, guidato direttamente dal movimento terroristico.<\/p>\n<p><strong>Lo Stato palestinese oggi<\/strong><\/p>\n<p>A settembre 2025, 147 membri delle Nazioni Unite, lo Stato Vaticano e il Sahara Occidentale hanno riconosciuto la legittimit\u00e0 dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese come rappresentanza del proprio popolo. Gli ultimi membri dichiaratisi aperti al riconoscimento dello Stato palestinese sono Gran Bretagna, Canada, Francia e Malta. Il presidente francese Emmanuel Macron gi\u00e0 a luglio aveva annunciato l\u2019intenzione di attendere l\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU per riconoscere lo Stato palestinese, come risposta alla guerra fra Israele e Hamas.<\/p>\n<p>Ma esattamente, Francia, Canada e Gran Bretagna che Stato hanno intenzione di legittimare?<\/p>\n<p><strong>La statualit\u00e0 nel Diritto internazionale<\/strong><\/p>\n<p>La condizione di Stato (in inglese, statehood) \u00e8 stata ed \u00e8 tutt\u2019ora argomento di dibattito tra gli studiosi del diritto internazionale, ossia quella branca del diritto che si occupa del rapporto tra gli Stati. A seguito della formazione degli Stati moderni, si \u00e8 incominciato a riflettere su quali possano essere i requisiti che un Paese deve possedere per considerarsi tale.<\/p>\n<p>\u00c8 importante sottolineare che l\u2019ottenimento della personalit\u00e0 giuridica di Stato, nell\u2019attuale scenario giuridico internazionale, non \u00e8 un atto puramente simbolico, scevro da conseguenze rilevanti. Uno Stato difatti, ha la capacit\u00e0 di sottoscrivere trattati vincolanti con uno o pi\u00f9 Paesi, vantando diritti e adempiendo ad obblighi nei confronti della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Nel corso del tempo si sono formate due teorie circa l\u2019esistenza degli Stati: la teoria costitutiva e la teoria dichiarativa.<\/p>\n<p>I sostenitori della prima ritengono che uno Stato si possa definire tale una volta che uno o pi\u00f9 Paesi ne riconoscano l\u2019esistenza. Tale teoria risulta problematica poich\u00e9 si rivelerebbe eccessivamente soggettiva, potendo qualunque Stato attribuire tale qualit\u00e0 a qualsiasi tipo di entit\u00e0, con tutte le conseguenze legali a cui si \u00e8 sopra accennato.<\/p>\n<p>Invece, la teoria dichiarativa, attualmente maggioritaria, ritiene che il riconoscimento consista in un mero atto politico di uno Stato, con il quale lo stesso dichiara sussistenti i requisiti di legge affinch\u00e9 possa formarsi uno Stato. Per\u00f2 secondo questa teoria, \u00e8 importante ribadirlo, sostenere che uno Stato esista non significa che ci sia realmente.<\/p>\n<p>La principale fonte giuridica in materia di statualit\u00e1 \u00e8 la Convenzione di Montevideo (1933), la quale all\u2019art. 1 afferma che uno Stato possiede congiuntamente le seguenti qualit\u00e0:<\/p>\n<p>&#8211; Una popolazione permanente;<br \/>\n&#8211; Un territorio ben definito;<br \/>\n&#8211; Un governo;<br \/>\n&#8211; La capacit\u00e0 di relazionarsi con altri Stati.<\/p>\n<p>Di seguito si analizzeranno sinteticamente i requisiti di legge con riferimento alla possibile esistenza di uno Stato palestinese controllato dall\u2019Autorit\u00e1 Nazionale Palestinese (ANP).<\/p>\n<p>Una popolazione permanente<\/p>\n<p>La nozione di popolazione \u00e8 tradizionalmente definita come \u201cinsieme di individui di entrambi i sessi che vivono assieme come comunit\u00e0, nonostante possano appartenere a etnie o credi differenti\u201d. Per dotarsi del requisito di permanenza, invece, vi deve essere l\u2019intenzione di stabilire la residenza all\u2019interno del Paese e di essere riconosciuti come abitanti del luogo. Si ritiene che la legge non richieda che la popolazione sia indigena, ossia originaria del territorio.<\/p>\n<p>Si tratta del requisito pi\u00f9 agevole da soddisfare. La popolazione della Palestina \u00e8 infatti identificata dall\u2019attuale Statuto ANP chiaramente negli individui che ivi risiedono, cos\u00ec come \u00e8 innegabile che almeno parte della popolazione abbia ivi stabilito la propria residenza permanente.<\/p>\n<p>Un territorio ben definito<\/p>\n<p>Per soddisfare questo requisito \u00e8 necessario che il territorio dell\u2019aspirante Stato, su cui esso esercita la propria sovranit\u00e0, sia delimitato da elementi fisici riconoscibili da parte di terzi. Tale criterio \u00e8 stato tuttavia storicamente disatteso, essendosi verificato che uno Stato si fosse formato nonostante l\u2019esistenza di dispute territoriali sui suoi confini.<\/p>\n<p>Con riferimento allo Stato palestinese, i Paesi europei e non europei che si sono prodigati nel suo riconoscimento hanno implicitamente riconosciuto la sovranit\u00e0 su Gaza e sulla West Bank.<\/p>\n<p>Tuttavia, vi sono incertezze circa l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 da parte dello Stato della Palestina su un territorio definito. Sebbene la delimitazione del territorio non sia un requisito necessario, \u00e8 indiscutibile che maggiore \u00e8 l\u2019indeterminatezza del territorio, pi\u00f9 l\u2019esistenza dello Stato pu\u00f2 essere messa in discussione. Inoltre, gli Accordi di Oslo affermano chiaramente che i confini attuali dei Territori palestinesi sono solo provvisori e saranno oggetto di future negoziazioni.<\/p>\n<p>Pertanto, non solo il territorio \u00e8 attualmente indeterminato, essendo la presenza palestinese a Gaza e nella West Bank frammentata e non contigua, ma non vi \u00e8 neppure un solido fondamento legale per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 sui suddetti territori.<\/p>\n<p>Un governo<\/p>\n<p>Tale requisito richiede che lo Stato sia dotato di un governo efficace ed indipendente, in grado di controllare il territorio ove esercita la propria sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Tale principio legale pu\u00f2 certamente dirsi non soddisfatto con riferimento allo Stato palestinese.<\/p>\n<p>Nello scenario politico attuale, infatti, i Territori palestinesi sono controllati da due entit\u00e0 distinte, l\u2019ANP e Hamas. Si tratta, infatti, di due organizzazioni che predicano teorie politiche alquanto distanti: se l\u2019ANP sostiene che il popolo palestinese abbia il diritto di prendere decisioni che influenzino la vita quotidiana nei territori, Hamas invece afferma un tipo di societ\u00e0 fortemente teocratico, basato sull\u2019autorit\u00e0 di Dio e su una radicale interpretazione del Corano.<\/p>\n<p>Ne segue che, ironicamente, il maggiore ostacolo al riconoscimento della Palestina trova la sua causa nelle dinamiche interne ai territori, ossia nell\u2019incapacit\u00e0 del popolo palestinese di eleggere una compatta classe dirigente. Inoltre, l\u2019ipotetico governo dell\u2019ANP mancherebbe anche del requisito dell\u2019indipendenza, essendo l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese limitata nell\u2019esercizio dei suoi poteri dai gi\u00e0 citati Accordi di Oslo.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di relazionarsi con gli altri Stati<\/p>\n<p>Tale criterio \u00e8 forse il pi\u00f9 importante, richiedendo che lo Stato in formazione abbia la capacit\u00e0 legale di sottoscrivere trattati internazionali e di tener fede alla parola data. Inoltre, lo Stato non deve essere controllato da entit\u00e0 o Paesi stranieri, che ne minino l\u2019influenza e l\u2019indipendenza. Contrariamente a quanto spesso si sostiene, il riconoscimento non \u00e8 condizione sufficiente per garantire il rispetto del principio legale di cui sopra.<\/p>\n<p>Nello scenario politico attuale permangono dubbi circa la capacit\u00e0 legale di un ipotetico Stato palestinese di relazionarsi con altri Paesi. Se, come gi\u00e0 accennato, l\u2019Autorit\u00e0 palestinese detiene poteri limitati e quindi non una piena capacit\u00e0 legale di sottoscrivere accordi bilaterali con altri Stati, un ipotetico Stato guidato da Hamas, solleva perplessit\u00e0 circa il grado di indipendenza da potenze straniere, quali l\u2019Iran.<\/p>\n<p><strong>L\u2019integrit\u00e0 territoriale di Israele<\/strong><\/p>\n<p>Come pi\u00f9 volte asserito, il riconoscimento di uno Stato ha un valore meramente politico e non legale, pertanto, esso non si qualifica come requisito necessario affinch\u00e9 si determini uno Stato (articolo 3 della Convenzione di Montevideo).<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, per\u00f2, merita una riflessione quanto sancito dall\u2019art. 2 della Carta ONU, il quale afferma che tutti gli Stati Membri devono desistere dalla minaccia e dall\u2019uso della forza contro l\u2019integrit\u00e0 territoriale e l\u2019indipendenza politica di qualsiasi Stato.<\/p>\n<p>Come noto, nella societ\u00e0 palestinese esistono frange estremiste, le cui rivendicazioni territoriali non si limitano a Gaza e alla West Bank, ma si estendono a territori appartenenti ad Israele.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, il riconoscimento di uno Stato palestinese in una forma tanto indeterminata sotto il controllo di gruppi politici estremisti, potrebbe integrare una violazione dell\u2019articolo 2 della Carta ONU, qualificandosi come una lesione dell\u2019integrit\u00e0 territoriale di Israele.<\/p>\n<p><strong>In conclusione<\/strong><\/p>\n<p>La formazione dello Stato palestinese presuppone dunque il soddisfacimento di determinati requisiti, che non si possono dire integrati. Pertanto, appare ad oggi prematuro parlare di uno Stato. L\u2019eventuale formazione di un Paese dipender\u00e0 dal futuro scenario politico internazionale, in cui giocher\u00e0 un ruolo importante il popolo palestinese e la sua capacit\u00e0 di generare una classe politica competente e preparata per intraprendere un percorso di pace e progresso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia di uno Stato palestinese mancato Il tema del riconoscimento di uno Stato palestinese \u00e8 di interesse pubblico gi\u00e0 dal 1947, anno della decisione da parte delle Nazioni Unite di spartire il territorio dell\u2019ex Palestina britannica in tre parti: uno Stato ebraico, uno Stato arabo e la Citt\u00e0 di Gerusalemme. 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