{"id":115505,"date":"2025-08-16T23:21:02","date_gmt":"2025-08-16T21:21:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=115505"},"modified":"2025-08-16T23:20:04","modified_gmt":"2025-08-16T21:20:04","slug":"una-mano-due-mani-o-niente-mani-in-testa-come-si-da-la-berakha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/idee-pensiero-ebraico\/una-mano-due-mani-o-niente-mani-in-testa-come-si-da-la-berakha\/","title":{"rendered":"Una mano, due mani o niente mani in testa? Come si d\u00e0 la Berakh\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Nelle nostre sinagoghe, che siano italiane o sefardite, locali o libiche, \u00e8 normale assistere a una scena molto frequente: durante la benedizione sacerdotale, letta dal <em>chaz\u00e0n<\/em> o impartita dal <em>koh\u00e8n<\/em>, tante persone, che possono essere padri o madri di famiglia, rabbini, o persone di riconosciuta autorevolezza mettono una mano o entrambe le mani sulla testa di figli, discepoli, parenti, amici pi\u00f9 giovani. La scena si ripete nelle sinagoghe anche fuori dal contesto della benedizione sacerdotale. Lo stesso avviene in molte case, dove il venerd\u00ec sera o all\u2019inizio delle feste il padre benedice figli e figlie (su questo uso si veda l\u2019importante studio di Chaya Fisherman <em>Birkat habanim<\/em> in <em>Tallele Orot<\/em> 8 5758-59). Saranno in molti a ricordare un gesto automatico di rav Toaff &#8211; erede della tradizione sefardita di Livorno -, quando al <em>beth hakeneset <\/em>gli veniva chiesta una <em>berakh\u00e0<\/em>: la mano destra andava a prendere la frangia destra del <em>tallet<\/em> con lo <em>tzitzit<\/em>, e contemporaneamente lo faceva a sinistra, e poneva le mani con gli <em>tzitziot<\/em> sul capo della persona.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Se per\u00f2 si va in una sinagoga ashkenazita, assistere a questa scena &#8211; la mano o le mani sulla testa &#8211; \u00e8 molto pi\u00f9 raro, e se qualcuno, come un visitatore, lo fa alle persone a lui care che gli stanno vicino \u00e8 tollerato, ma visto con una certa diffidenza. Cos\u00ec come i turisti ashkenaziti che si affacciano nelle nostre sinagoghe guardano queste scene con un certo stupore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Che cosa si nasconde dietro queste differenze? Una lunga e interessante storia simbolica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Alle origini di questo gesto c\u2019\u00e8 un racconto biblico (Bereshit 48:14 ss.), quello della benedizione che il patriarca Ya\u2019aqov dette ai figli di Yosef. Erano in due, e su ognuno pos\u00f2 una mano; Yosef dispose i suoi figli davanti al nonno in modo che la mano destra, che \u00e8 quella considerata pi\u00f9 importante, si posasse sul capo del primogenito; ma Ya\u2019aqov incroci\u00f2 le braccia mettendo la destra sul minore, suscitando la perplessit\u00e0 di Yosef. In ogni caso si vede che la benedizione veniva data mettendo la mano sulla testa. In altre occasioni ritorna questo gesto: nell\u2019investitura dei leviti da parte degli israeliti (Bemidbar 8:10); nelle procedure sacrificali in cui l\u2019offerente pone la mano o le mani sulla testa dell\u2019animale; nel racconto del bestemmiatore in Waiqr\u00e0 24:14, in cui i testimoni gli mettono le mani in testa prima della lapidazione, che sembra una forma di scarico di colpa analoga a quella che si fa per il sacrificio. In Bemidbar 27:23 quando Mosh\u00e8 conferisce l\u2019autorit\u00e0 al suo successore Yehoshua, \u00e8 detto che \u201cappoggi\u00f2 le sue mani su di lui\u201d; il midrash (<em>Midrash aggad\u00e0<\/em> in loco, citato anche da Rash\u00ec) commenta che l\u2019ordine che aveva ricevuto (al v. 18) era di poggiare una sola mano, e Mosh\u00e8 volle metterle tutte e due con generosit\u00e0, come \u00e8 detto \u201cil generoso benedir\u00e0\u201d (Mishl\u00e8 22:9).\u00a0 Da questi esempi si vede che il gesto di poggiare la mano sul capo ha il significato di un trasferimento, che pu\u00f2 essere di potere, di benedizione o di colpa, e che farlo con due mani lo rende pi\u00f9 completo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In epoca rabbinica l\u2019investitura rabbinica era chiamata (e tuttora ha questo nome) <em>semikh\u00e0<\/em>, perch\u00e9 la parola indica il gesto che si faceva, quello di appoggiare le mani sulla testa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nel Talmud Babilonese (<em>Shabbat <\/em>119 b) \u00e8 detto che \u00abchi prega la sera di shabbat e dice <em>waikhul\u00f9 <\/em>(Bereshit 2:1-3), due angeli lo accompagnano e mettono le loro mani sul suo capo e dicono \u201cIl tuo peccato \u00e8 allontanato e la tua colpa espiata\u201d (Isaia 6:7).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nella benedizione sacerdotale il <em>koh\u00e8n<\/em> deve alzare le braccia all\u2019altezza del capo con le dita estese, unite in modo particolare e con i palmi verso il basso; il gesto \u00e8 chiamato <em>nesiat kappaim<\/em> (sollevamento dei palmi) e d\u00e0 il nome a tutto il rito della benedizione. Quindi i <em>kohanim<\/em> non mettono le mani direttamente sul capo della gente, n\u00e9 potrebbero farlo singolarmente visto che possono benedire solo se c\u2019\u00e8 un <em>mini\u00e0n<\/em>, almeno dieci adulti; \u00e8 il pubblico che, almeno in alcune tradizioni, durante la recitazione tiene le mani sulla testa dei suoi cari. Ma perch\u00e9 qualcuno lo fa e altri no?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un problema di fondo sembra essere quello della esclusivit\u00e0 della benedizione sacerdotale prescritta in Bemidbar 6:23. Solo loro, i sacerdoti, hanno questo obbligo e solo loro possono farlo. In base a questo, per alcuni Maestri la recitazione della formula, imponendo le mani sulla testa, rappresenta un\u2019appropriazione illecita di un ruolo esclusivo. L\u2019autorit\u00e0 pi\u00f9 citata in proposito \u00e8 il Gaon di Vilna, la cui opinione \u00e8 riportata nella <em>Tor\u00e0 Temim\u00e0<\/em> (di rabb\u00ec Baruch Epstein, pubblicata nel 1902; Bemidbar 6 n. 131); il Gaon, nel 1794, al matrimonio del quindicenne rav Yechezqel Landa lo bened\u00ec con una sola mano, appunto per rispettare le prerogative dei sacerdoti, che usano entrambe le mani quando benedicono; anche se le mani dei sacerdoti non toccano i capi delle persone, l\u2019uso di entrambe le mani pu\u00f2 essere una imitazione. Di qui una generale riluttanza a questa forma di gestualit\u00e0 nel modo ashkenazita, o almeno all\u2019uso di due mani. Altri invece ritengono che quello che la norma prescrive \u00e8 per i sacerdoti il divieto di recitare la formula con relativa benedizione introduttiva fuori dal contesto sinagogale e dal momento della preghiera, e per i non sacerdoti il divieto di recitare la formula con la benedizione introduttiva (v. <em>Mishn\u00e0 Berur\u00e0<\/em> 128:3). Altrimenti, se non dice <em>asher qiddeshanu<\/em> ecc. non c\u2019\u00e8 alcun divieto, anzi, \u00e8 opportuno usare questa formula; per la gestualit\u00e0 per\u00f2 le opinioni sono un po\u2019 pi\u00f9 articolate, ed \u00e8 interessante notare che su questa questione sono le fonti rabbiniche italiane a segnare la linea.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La prima fonte da considerare \u00e8 quella di Ahar\u00f2n Berekhy\u00e0 di Modena (1549-1639), autore di un testo molto importante dedicato ai riti funebri, il <em>Ma\u2019av\u00e0r Yabboq <\/em>(1626). Introducendo l\u2019uso di recitare alcuni versetti sulla tomba, il rav riferisce l\u2019uso di benedire i figli piccoli con la mano in testa (apparentemente una sola) la sera di shabbat e spiega che nelle dita della mano vi sono 15 articolazioni (3 per dito, anche per il pollice: e direi che ha ragione perch\u00e9 quello che \u00e8 chiamato \u201cprimo metacarpo\u201d in realt\u00e0 \u00e8 una falange prossimale modificata), come 15 sono le parole della formula sacerdotale. La benedizione \u00e8 pi\u00f9 efficace di shabbat, spiega Modena, perch\u00e9 in quel giorno il Sat\u00e0n, \u201cl\u2019accusatore\u201d non ha la forza di attaccare. Secondo Modena la mano evoca la benedizione sacerdotale, e a questa bisogna pensare, ma la formula che propone di recitare deriva dal versetto di Isaia 11:2: \u201csi poser\u00e0 su di te uno spirito di sapienza e intelligenza, uno spirito di consiglio e forza, uno spirito di conoscenza e timor di Dio\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Qua si parla di una mano sola, ma molto importante \u00e8 la testimonianza del rabbino ferrarese Yitzchaq Lampronti (1679-1756), in una voce della sua enciclopedia <em>Pachad Itzchaq<\/em> (lettera <em>bet<\/em>, p. 54 b della prima edizione, col. 1) [in parentesi quadra le spiegazioni]:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abHo visto persone che stanno attente a non benedire i loro allievi con due mani e dicono che fanno cos\u00ec per non legare il <em>chesed <\/em>con il <em>din<\/em> [sono due espressioni cabaliste, il <em>chesed<\/em> \u00e8 l\u2019attributo divino dell\u2019amore e della passione, il <em>din<\/em> quello della giustizia e della severit\u00e0]. Ma io uso benedire chi \u00e8 sposato con due mani, una per lui e una per la moglie e i celibi con una mano sola; tuttavia per i ragazzi che studiano Tor\u00e0 anche per loro lo faccio con due mani, perch\u00e9 la Tor\u00e0 \u00e8 un sostegno al posto della moglie; cos\u00ec ho trovato e trovo che sia un buon uso che i rabbini benedicano la comunit\u00e0, e i padri i figli, con due mani; se vuoi \u00e8 perch\u00e9 il versetto dice: \u201cE Aharon sollev\u00f2 le braccia verso il popolo e li bened\u00ec\u201d (Waiqr\u00e0 9:22); e se vuoi per un motivo logico, affinch\u00e9 la destra [la mano destra, simbolo del\u00a0 <em>chesed<\/em>] si integri con la sinistra [la mano sinistra simbolo del <em>din<\/em>], come hanno scritto i cabalisti e in particolare l\u2019autore del <em>Reshit Chokhm\u00e0<\/em> \u05b2\u05b2[rav Elihau de Vidas, 1518-1592, allievo di Mosh\u00e8 Cordovero] (in Sha\u2019ar haIr\u00e0, cap. 4 p. 23-24) appoggiandosi su quanto \u00e8 scritto nello Zohar (Waer\u00e0) a proposito del versetto \u201csaprai oggi e tornerai al tuo cuore\u201d (Devarim 4:39) [dove \u201ccuore\u201d \u00e8 scritto <em>levav<\/em>con due <em>beth<\/em>, invece di <em>lev, <\/em>e questo \u00e8 come se vi fossero due cuori, due istinti, quello di fare il bene e quello di fare il male]: \u201cdisse ancora rabb\u00ec Eleazar: i colpevoli fanno danni in alto, e quale \u00e8 il danno? Che la sinistra non \u00e8 compresa nella destra, che l\u2019istinto a fare il male non \u00e8 compreso [dominato, controllato] dall\u2019istinto a fare il bene e questo danno arriva in alto [nei mondi superiori] e impedisce di sottomettere la forza del <em>din<\/em>\u201d. Dunque si spiega che \u00e8 bene e opportuno benedire con due mani per sottomettere il <em>din <\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il ragionamento cabalistico proposto da rav Lampronti si basa su due principi: che le forze del male vanno dominate integrandole e non separandole, altrimenti sono libere di agire senza controllo, e che ogni gestualit\u00e0 umana influenza i mondi superiori. Per questo motivo bisogna usare entrambe le mani e non una sola. Le parole di Lampronti testimoniano la coesistenza di due usi, quello di una sola mano benedicente e quello di entrambe le mani; Lampronti li segue entrambi, ma preferisce il secondo uso, appoggiandosi su una spiegazione cabalista; ed \u00e8 logico supporre che una spiegazione di questo tipo venga a rafforzare, piuttosto che fondare ex novo, un uso gi\u00e0 consolidato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019uso delle due mani non era solo italiano. Un importante contemporaneo di Lampronti, rav Ya\u2019aqov Emden (Germania, 1698-1776) riferisce che il padre, il Chakham Tzevi (1657-1718) usava benedire con due mani e che si appoggiava a motivazioni varie, anche mistiche. Lo spiega brevemente in uno dei suoi responsi <em>(Sheilat Ya\u2019avetz<\/em> 2:125) e estesamente nel suo <em>Siddur Bet Ya\u2019aqov<\/em> (Lemberg 1776, <em>hanhagot lel shabbat<\/em> parag. 7, p. 153); parlando della benedizione che si d\u00e0 ai figli la sera del venerdi al rientro a casa, dice che la si fa con due mani<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abcome fanno tutti coloro che benedicono con \u201cbuon occhio\u201d [generosit\u00e0], come fece Mosh\u00e8 [nel brano sopra citato di Bemidbar 27:23] e come fanno i sacerdoti, e come abbiamo trovato che gli angeli lo fanno la sera di shabbat [la fonte \u00e8 quella sopra citata di Shabbat 119 b] \u00bb .<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Rav Emden spiega poi come una eccezione \u00e8 il caso della benedizione di Ya\u2019aqov ai figli di Yosef fatta a ciascuno con una mano sola. Conferma che suo padre usava due mani e<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abnon come i deficienti (<em>chaser\u00e8 da\u2019at<\/em>) che pensano che bisogna fare attenzione a farlo con una sola mano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0Rabb\u00ec Chaym Palagi (Smirne1788\u20131868) cita questa notizia insieme all\u2019opinione contraria (una mano sola, la destra) a nome del libro <em>Chemdat Yamim<\/em>, preferendo la prima opzione ma non scartando la seconda. Rav Ovadia Yosef era solito benedire con la sola destra ma in occasioni particolari usava entrambe le mani (cit. in <em>Halakha Yomit<\/em> 28 agosto 2022).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Gli Yemeniti non usano le mani per benedire e rav Arussi sconsiglia di introdurre l\u2019uso nelle loro sinagoghe.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Riassumendo, si tratta di una questione controversa, ma l\u2019uso delle nostre comunit\u00e0 ha radici antiche e fondate, e va mantenuto con attenzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle nostre sinagoghe, che siano italiane o sefardite, locali o libiche, \u00e8 normale assistere a una scena molto frequente: durante la benedizione sacerdotale, letta dal chaz\u00e0n o impartita dal koh\u00e8n, tante persone, che possono essere padri o madri di famiglia, rabbini, o persone di riconosciuta autorevolezza mettono una mano o entrambe le mani sulla testa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":37,"featured_media":115511,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-115505","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-idee-pensiero-ebraico"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Una mano, due mani o niente mani in testa? 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