{"id":113284,"date":"2025-07-27T00:31:47","date_gmt":"2025-07-26T22:31:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=113284"},"modified":"2025-07-27T00:29:35","modified_gmt":"2025-07-26T22:29:35","slug":"la-settimana-di-israele-la-fine-delle-trattative-su-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/la-settimana-di-israele-la-fine-delle-trattative-su-gaza\/","title":{"rendered":"La settimana di Israele. La fine delle trattative su Gaza"},"content":{"rendered":"<p><strong>La malafede di Hamas<\/strong><br \/>\n\u00c8 stata molto poco sottolineata dai giornali italiani, ma \u00e8 probabile che la decisione di Hamas di mandare a monte le trattative con Israele per un cessate il fuoco rappresenti una svolta nella vicenda di Gaza. Quel che \u00e8 successo \u00e8 semplice. Hamas aveva ricevuto dai mediatori (Egitto e Qatar, certamente pi\u00f9 amici del movimento \u201cpalestinese\u201d che di Israele) una nuova e \u201cdefinitiva\u201d versione della proposta americana. La novit\u00e0 del documento era che, in cambio della liberazione della met\u00e0 dei rapiti ancora vivi, Israele rinunciava anche alla sua presenza nel corridoio che taglia trasversalmente la parte sud della Striscia. Questo presidio sembrava necessario per consentire di allestire una zona di sicurezza in cui gli abitanti di Gaza avrebbero ricevuto aiuti alimentari dalla fondazione americana GHF. Un\u2019iniziativa importantissima per Israele, ma l\u2019esercito ha capito di poter difendere i punti di distribuzione anche ritirandosi ulteriormente. Era dunque un\u2019offerta che superava tutte le condizioni precedenti, tanto da suscitare contestazioni in seno al governo israeliano. Hamas per\u00f2 \u201cnon ha perso l\u2019occasione di perdere un\u2019occasione\u201d, secondo la famosa battuta di Golda Meir, e ha replicato indurendo le sue richieste, cio\u00e8 in sostanza chiedendo che Israele si ritirasse del tutto da Gaza e gliene consegnasse il governo, ha rifiutato ogni forma di disarmo, ha aumentato il numero di detenuti da liberare in cambio dei rapiti. In sostanza ha chiesto la resa di Israele. Era una controproposta cos\u00ec surreale che gli stessi mediatori l\u2019hanno definita inaccettabile e si sono rifiutati di trasmetterla ad Israele, mentre il rappresentante americano Witkoff se n\u2019\u00e8 tornato a casa dichiarando finita la trattativa perch\u00e9 \u201cnon c\u2019\u00e8 nessuno con cui negoziare, Hamas non \u00e8 in buona fede\u201d. Trump ha commentato: \u201c\u00c8 chiaro che Hamas non vuole un accordo e preferisce morire. Ora tocca a Israele concludere il lavoro\u201d.<\/p>\n<p><strong>La strategia del terrorismo<\/strong><br \/>\nQuella di Hamas \u00e8 una posizione cos\u00ec poco corrispondente alla situazione sul terreno, dove Israele continua ad avanzare e ad eliminare catene di comando e infrastrutture terroristiche, che \u00e8 necessario analizzarla con cura. Vogliono davvero morire i terroristi di Hamas? Individualmente molti sono disposti a farlo per la loro causa, di questo va dato loro atto, anche se naturalmente negli scontri agiscono in modo da salvaguardarsi il pi\u00f9 possibile. Ma collettivamente Hamas non ha affatto voglia di morire, \u00e8 anzi convinta di poter vincere e si muove con molta accortezza e abilit\u00e0 politica verso i suoi fini. E l\u2019ha fatto anche questa volta.<\/p>\n<p><strong>Il primo obiettivo di Hamas: il pubblico israeliano<\/strong><br \/>\nLa strategia della guerriglia presuppone la consapevolezza di non poter vincere sul piano militare; non a caso i movimenti palestinisti, tutti dediti al terrorismo, nascono sulla base delle sconfitte degli eserciti arabi contro Israele. L\u2019obiettivo della guerra asimmetrica (o terroristica) dunque non \u00e8 mai da individuare sul piano militare (specificamente non lo era il 7 ottobre e non lo \u00e8 ora), ma va compreso su quello politico. In primo luogo, i terroristi mirano a uno scopo interno allo schieramento dei loro nemici: disarticolarlo, produrre conflitti, terrorizzare il pubblico generale, opponendolo al governo, dividere la politica dall\u2019esercito, produrre nel pubblico richieste di compromessi, pacificazioni o addirittura rese. Questo primo obiettivo di discordia faceva parte delle condizioni precedenti al 7 ottobre (basta ricordare che il movimento di protesta contro la riforma giudiziaria giunse al punto non solo di invadere il parlamento, ma di promuovere il rifiuto della leva e del servizio dei militari di riserva, in particolare in settori strategici come l\u2019aviazione e i reparti per la guerra elettronica). Ma dal 7 ottobre funziona soprattutto sfruttando il dolore delle famiglie dei rapiti, che vogliono salvare i loro cari a ogni costo, anche al prezzo di compromettere di nuovo la sicurezza del paese con una pace senza condizioni. Mentre ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 che comprensibile per i parenti, chi governa lo Stato deve evidentemente pensare al futuro e pu\u00f2 chiudere la guerra solo quando potr\u00e0 dare la garanzia che prevedibilmente non saranno possibili nuove incursioni, pogrom e rapimenti. La strategia di Hamas di prolungare la guerra mira anche a esacerbare questo conflitto e finora ha avuto un certo successo in questo ambito.<\/p>\n<p><strong>La guerra dei media<\/strong><br \/>\nIl secondo obiettivo politico dei terroristi \u00e8 l\u2019isolamento internazionale di Israele, la sua condanna generalizzata, l\u2019attribuzione allo Stato (e in genere al popolo) ebraico della colpa per la distruzione di Gaza anche se provocata dalla tattica degli scudi umani di Hamas; per la morte di numerosi civili, la quale era stata dall\u2019inizio non solo messa in conto ma pubblicamente auspicata dai dirigenti terroristi; e per la fame della popolazione, anche se essa pure \u00e8 provocata da Hamas, sia per trarre profitto economico e potere politico dal filtro che esso esercita dal monopolio sul flusso degli aiuti, sia per suscitare l\u2019indignazione delle persone per bene per la pretesa atrocit\u00e0 delle operazioni dell\u2019esercito israeliano. Una gigantesca campagna di stampa, costruita per lo pi\u00f9 su un pompaggio continuo di terribili notizie e immagini false \u00e8 condotta con lo scopo di deturpare l\u2019immagine di Israele e di fare dei tagliagola di Hamas i difensori dell\u2019umanit\u00e0, della pace, dei bambini, dei diritti del popolo palestinese.<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze politiche<\/strong><br \/>\nBisogna ammettere che su questo piano della propaganda Hamas ha vinto largamente la sua guerra. Se non ci fosse in Israele un governo guidato con determinazione da Netanyahu e negli Usa una presidenza Trump non disposta a cadere nei loro trucchi, avrebbero gi\u00e0 vinto la battaglia iniziata il 7 ottobre. Questa secondo la tattica della guerriglia, infatti, \u00e8 solo una tappa di una \u201clunga marcia\u201d per la distruzione di Israele. Quali che siano i danni subiti da loro e dalla popolazione, se i terroristi riuscissero a uscire da questa guerra restando a Gaza con l\u2019organizzazione ancora funzionante e le armi sufficienti a controllare la Striscia, probabilmente pure col consenso della popolazione fanatizzata che li porterebbero prima o poi a controllare anche l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese, allora avrebbero vinto sul piano politico pur perdendo su quello militare. Per questo reazioni \u201cumane\u201d come le ricorrenti denunce dei media della distruzione e della fame di Gaza, dell\u2019\u201comicidio dei bambini\u201d (che riattiva le calunnie medievali contro gli ebrei) e soprattutto le prese di posizione politiche come il riconoscimento da parte del Francia dell\u2019oggettivamene inesistente \u201cStato di Palestina\u201d promesso da Macron o anche la lettera dei 28 capi di stato contro le \u201catrocit\u00e0 di Gaza\u201d sono insieme un grande successo di Hamas e un incoraggiamento a continuare la guerra, anche al costo di subire nuove perdite militari.<\/p>\n<p><strong>Una battaglia difficile ma necessaria<\/strong><br \/>\nIsraele \u00e8 riuscita a modificare il quadro strategico del Medio Oriente, eliminando le proiezioni imperialistiche dell\u2019Iran soprattutto in Libano e in Siria. Questa rottura delle trattative sui rapiti lo indurr\u00e0 a concentrare la propria potenza su Gaza per cercare di dare il colpo di grazia a Hamas. \u00c8 ragionevole, per una nazione attaccata a tradimento su sette fronti da parte di uno schieramento di paesi cento volte pi\u00f9 estesi e dieci volte pi\u00f9 numerosi, pensare di regolare la situazione prima di tutto sul piano militare. Da questo punto di vista, probabilmente, oltre a finire Hamas, sar\u00e0 ancora necessario per Israele chiudere i conti con l\u2019Iran, che conserva una certa potenza militare a sostegno di una politica aggressiva che non si \u00e8 moderata. Ma il problema della propaganda d\u2019odio suscitata da Hamas e ripresa con entusiasmo da tutti i nemici dell\u2019Occidente e gli antisemiti in Europa e negli Usa fino a coinvolgere buona parte della popolazione, non riguarda solo Israele, ma anche gli ebrei cittadini di altri stati. Gli atti antisemiti che si moltiplicano ogni giorno in Francia, Spagna, Belgio, Grecia, Usa e altrove mostrano che la guerra islamista a Israele riguarda tutti gli ebrei. \u00c8 difficilissimo, in una tempesta di menzogne come quella che viviamo, cercare di restaurare un minimo di verit\u00e0 su quel che accade a Gaza e intorno a Israele. Ma questo \u00e8 il nostro compito non solo per difendere lo Stato ebraico, ma anche per tutelare noi stessi e la democrazia nei nostri paesi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La malafede di Hamas \u00c8 stata molto poco sottolineata dai giornali italiani, ma \u00e8 probabile che la decisione di Hamas di mandare a monte le trattative con Israele per un cessate il fuoco rappresenti una svolta nella vicenda di Gaza. Quel che \u00e8 successo \u00e8 semplice. 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